domenica,Aprile 21 2024

Locri al Teatro: travolgente il monologo “Come un granello di sabbia – Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”

Magistrale e di spessore l’interpretazione di Salvatore Arena che domenica 11 febbraio, ha raccontato la storia di un uomo del popolo, un innocente, violentato dalla giustizia italiana

Locri al Teatro: travolgente il monologo “Come un granello di sabbia – Giuseppe Gulotta, storia di un innocente”

Intensa, travolgente, dai contorni oscuri e tormentati: è l’incredibile vicenda di Giuseppe Gulotta, portata domenica sera 11 febbraio, sul palcoscenico del Palazzo della Cultura di Locri, grazie alla straordinaria interpretazione dell’attore e drammaturgo, Salvatore Arena. 

“Come un granello di sabbia – Giuseppe Gulotta, storia di un innocente” scritto e diretto da Salvatore Arena e Massimo Barilla, si inserisce tra gli eventi della rassegna “Locri al Teatro”, promossi dall’Accademia Senocrito, all’interno del Festival di Musica Classica della Locride, uno spettacolo che ha conquistato tra gli applausi scroscianti, il parterre presente.

A fare da contorno in scena, una campana ed uno sgabello, sul quale seduto, un uomo (Arena, nei panni di Gulotta), avvolto da una luce, che con un ritmo incalzante, ha raccontato la sua storia, quella di “un uomo del popolo”, un innocente, “violentato” dalla giustizia italiana, che ha vissuto ventidue anni in carcere, accusato ingiustamente di esser stato complice dell’omicidio di due giovani militari, Salvatore Fancetta e Carmine Apuzzo, massacrati il 27 gennaio del 1976, nella piccola caserma dei carabinieri di Alcamo.

Una vera e propria frode giudiziaria, scaturita da una serie di omissioni, errori, leggerezze, falsificazioni, palesi violazioni della legge. Ed è proprio l’attore Salvatore Arena ad interpretare magistralmente lo stato emotivo di un uomo che a soli 18 anni, viene privato della sua gioventù per fare l’ingresso, il 13 gennaio del 1976, in un carcere, lì dove tante furono le torture subite per estorcergli un’ammissione di colpa per una strage mai commessa. 

La voce di Giuseppe si alterna a voci secondarie (scandite da solo, dallo stesso Arena, nel suo monologo dialogante), come quella di un vicequestore illuminato, schiacciato anche lui dall’ingranaggio, l’ufficiale dell’arma, regista occulto delle torture ed ancora, la moglie Michela, i genitori. 

Sebbene su Gulotta pendessero tre gradi di giudizio, una condanna all’ergastolo diventata definitiva nel 1990 e ventidue anni in carcere, ha sempre lottato a testa alta, senza mai arrendersi, fino al processo di revisione, ostinatamente cercato e ottenuto, dopo la confessione nel 2010, di un ex brigadiere, Renato Olino. 

Scatta così in scena, in sottofondo, la voce del giudice che legge la revoca della sentenza di condanna al processo di revisione a Reggio Calabria, avvenuto il 13 febbraio 2012, determinando così la fine di un incubo di un uomo che ha sempre rivendicato con forza la sua innocenza. 

Un finale da brividi con un interrogativo dell’uomo che si domanda: “Che mondo é questo in cui la vendetta vale più della giustizia, in cui qualcuno falsifica le carte per condannare un innocente e poi, dopo aver baciato suo figlio, va a letto tranquillo? Ora davanti al mare penso a tutti quelli che non hanno voce e aspettano. Aspettano quella piccola ma bellissima parola: fine”.

«Con questo spettacolo – ha commentato al termine, Salvatore Arena – abbiamo voluto raccontare la parte di una condizione che attraversano in tanti, come avvenuto per Giuseppe Gulotta. Giuseppe Gulotta ha subito una violenza perpetrata nel tempo, è una storia di responsabilità verso di lui e la sua famiglia. Il primo incontro con Giuseppe Gulotta è stato a dir poco illuminante ed educativo, ci ha raccontato la sua storia con la sincerità di un uomo comune e con la profondità di chi ha sofferto tanto. Un uomo che è diventato un amico e che spesso viene nei vari spettacoli, uno spettacolo che si promuove da solo».

«Con questo lavoro – ha poi aggiunto il regista Massimo Barilla che, con Salvatore Arena dirige la  Compagnia di Teatro contemporaneo, Manu Chuma Teatro – abbiamo voluto dar vita alla cosìddetta “poetica degli ultimi”, dal punto di vista marginale, cercando di dar voce a chi non ne ha e Giuseppe Gulotta, ha rappresentato in pieno questa tipologia. La sua storia ci ha quasi cercato, per una serie di coincidenze, una produzione che ha fatto circa 130 repliche, ottenendo numerosi riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale e che ha varcato tutta l’Europa; a maggio, saremo anche a New York e poi Tunisia, condividendo così questo percorso, non solo con il pubblico italiano ma anche con una platea più vasta. Il teatro diventa efficace, quando diventa universale».

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