martedì,Aprile 23 2024

Lavoro, a Reggio nel 2022 solo il 40% di donne occupate nella fascia 35-49 anni. Ed è il dato più alto – VIDEO

Al Consiglio Regionale la presentazione della prima relazione dell’Osservatorio regionale contro le Discriminazioni sui luoghi di lavoro presieduto da Ornella Cuzzupi

Lavoro, a Reggio nel 2022 solo il 40% di donne occupate nella fascia 35-49 anni. Ed è il dato più alto – VIDEO

«Nella fascia d’età che va dai 25 ai 34 anni il livello occupazionale maschile è pari al 55,6% mentre quello femminile si ferma al 32,6%. Eppure, non è il dato peggiore considerato come nella fascia 35-49 si va dal 66,4% per gli uomini al 41,8% con una differenza percentuale di quasi 25 punti. Una forbice che resta pressoché invariata relativamente alla fascia di età 50-74 anni. Scende addirittura di sette punti percentuali per la fascia di età 15-24».

Parte dal dato occupazionale femminile in un contesto generale già critico, l’analisi contenuta nella prima relazione annuale dell’osservatorio regionale contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro. Il documento è stato presentato nell’aula commissioni Antonio Acri di palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale della Calabria, a Reggio.

L’organismo, istituito con Legge Regionale 41/2022, si è riunito per la prima volta nel giugno dello scorso anno, acquisendo tra i suoi dati il picco del solo 44% di occupazione femminile nella provincia di Catanzaro nella fascia 35-49 anni. Il solo 26% è stato registrato nella provincia di Vibo Valentia nella fascia 50-74 anni. Nel Reggino il dato più alto si registra nella fascia 35-49 anni ed è del quasi 41% per scendere al 20,08% nella fascia 50-74 anni. I dati sono relativi al 2022.

Il protocollo con l’Unar

«Abbiamo avviato un lavoro importante in questa Regione dialogando e registrando anche apertura e attenzione da parte dei datori di lavoro per migliorare le condizioni. La nostra si propone come un’azione ferma e aperta alle collaborazioni funzionali alla nostra mission di monitoraggio in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Sotto la nostra lente anche le situazioni di discriminazioni e mobbing segnalate. Su quest’ultimo fronte, ancora registriamo molta paura a parlarne ma noi usciremo dal palazzo per andare incontro a chi lavora e teme di perdere il posto.

Il nostro obiettivo è quello di operare per contrastare e prevenire ogni forma di disparità soprattutto nel privato e anche sul fronte retributivo. Siamo l’unico osservatorio regionale in materia del Paese ad avere sottoscritto un protocollo di intesa con l’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali presso il dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il nostro percorso vuole essere qualificato e costruttivo». È quanto ha dichiarato la presidente dell’Osservatorio, Ornella Cuzzupi.

L’Unar in Calabria

«Siamo particolarmente contenti di questa collaborazione con l’osservatorio regionale della Calabria. Le discriminazioni nei luoghi di lavoro sono diffuse anche in questa regione e vanno contrastate. L’osservatorio rappresenta un presidio prezioso anche per noi, il nostro sguardo sul territorio e sui luoghi di lavoro. La Calabria è una terra meravigliosa che merita di essere al centro di un’azione istituzionale forte che ne consenta il riscatto anche da questo fenomeno. Questa collaborazione, sancita con la firma del protocollo d’intesa a palazzo Chigi lo scorso febbraio, diamo un segnale di vicinanza delle istituzioni alle vittime della discriminazione. Noi ci siamo per ascoltare e sostenere». Lo ha dichiarato il direttore dell’Unar Mattia Peradotto, collegato da remoto.

«Un primo momento di bilancio di un organismo fortemente voluto anche dal presidente della Regione Occhiuto e che pone la nostra Regione all’avanguardia a livello nazionale. Gli elementi di analisi e i dati presentati sono stimolo al nostro lavoro, consapevoli della necessità di dovere ancora lavorare molto per garantire la parità anche sul posto di lavoro».
Così il presidente del Consiglio regionale, Filippo Mancuso, intervenuto in occasione della presentazione della relazione.

Il contesto occupazionale in Calabria

«Il territorio della Calabria comprende 404 Comuni, 4 Province e una Città metropolitana. La popolazione della regione nel 2023 è inferiore ai 2 milioni di abitanti (al 1º gennaio 2023: 1,8 milioni) e rappresenta il 3,1% della popolazione nazionale. L’economia regionale si connota per un sistema produttivo con una forte vocazione agricola e di attività imprenditoriali definibili micro e/o piccole (97,14%). Nella regione, il tasso di occupazione delle persone tra i 20 e 64 anni (fonte: Istat rif. 2022) è decisamente più basso della media nazionale con circa 18 punti percentuali in meno. Sempre citando l’Istituto nazionale di Statistica – si legge ancora nella relazione – è da segnalare come il 28,2% di giovani calabresi nel 2022 non lavora e non studia. C’è poi l’evidente disparità di genere e c’è anche l’”economia non osservata” e cioè l’insieme di attività produttive che per motivi diversi sfuggono all’osservazione diretta.

Essa comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e illegale. Il peso di tale situazione in Calabria rivela il dato più alto tra le regioni italiane con un peso di oltre il 19% del valore aggiunto complessivo.
Sono state, di conseguenza, prese in esame le dinamiche retributive. Ebbene, abbiamo verificato. Secondo le classifiche del 2023 legate alla retribuzione annua (sia lorda che globale), la nostra Calabria sia posizionata penultima. La sua media, in entrambi i casi, di poco più di 27mila euro a fronte della Lombardia che viaggia tra 33mila e 34mila euro».

Sicurezza e discriminazione

La relazione, dunque, si presenta come una fotografia molto incentrata sui dati occupazionali e relativi alla sicurezza sui luoghi di lavoro, con particolare attenzione agli infortuni, agli incidenti sul lavoro (anche quelli non strutturalmente denunciati) e alle malattie professionali, con dati forniti da Inps e Inail.

«In Calabria nel 2023 abbiamo avuto modo di registrare 8.596 infortuni sul lavoro e ben 29 vittime (1.041 i decessi sul lavoro a livello nazionale). Nella Relazione – ha spiegato la presidente dell’Osservatorio Ornella Cuzzupi – abbiamo analizzato i numeri sia per macrosettori che per fasce d’età. Ci siamo ancor di più convinti della necessità d’intervenire sul territorio in maniera risoluta per la realizzazione di una più adeguata politica di sicurezza sul lavoro. Si tratta di un’azione strettamente collegata al contrasto alle discriminazioni. Un lavoratore che non opera in sicurezza è, di fatto, un lavoratore discriminato».

I dati

«Rimane agghiacciante il numero di lavoratori che hanno perso la vita mentre espletavano le proprie mansioni. Numeri, quelli degli infortuni, che dimostrano senza alcun dubbio come la strada verso la sicurezza sia ancora lunga da percorrere e la determinazione nel farlo sia non solo necessaria ma irrinunciabile». Si legge ancora nella relazione. Su oltre 585 mila infortuni sul luogo di lavoro denunciati in Italia nel 2023, oltre 8500 sono avvenuti in Calabria. Il picco di oltre 3mila è stato registrato a Cosenza. Nel Reggino sono stati 2185. Il trend è in decrescita.

Il quadro delle malattie professionali invece registra in Calabria un trend in crescita (19%), in controtendenza con quello nazionale. Delle 2085 malattie denunciate in Calabria (il picco è nel reggino con 1126 denunce) nel 2023, oltre 1600 nel settore Industria e meno di 400 in agricoltura. In prevalenza il fenomeno riguarda uomini.

Le prospettive

«Ciò che si vuol realizzare, obiettivo condiviso dai vertici regionali, è un’azione mirata a durare nel tempo. L’osservatorio – ha concluso la presidente Ornella Cuzzupi – non è il luogo dove trova spazio la propaganda, l’Organismo, in tutti i suoi componenti attivi, punta a essere un mezzo per migliorare le condizioni di lavoro e dare ai lavoratori e alle imprese la possibilità di crescere e aiutare la regione e il Paese per uno sviluppo giusto e democratico. Alla luce di quanto appena accennato, nei prossimi mesi saranno organizzate: visite ad imprese del territorio, attività tese a promuovere la lotta alla discriminazione e al lavoro “non sicuro”, collaborazioni con Enti e Organismi d’interesse per azioni congiunte sul territorio, attività che coinvolgano professioni, specialisti e politici sul tema discriminazione, sicurezza e lotta al lavoro nero».

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