Sanità al collasso. La Caligiuri auspica un’inversione di rotta

La responsabile regionale dipartimento diritti umani e libertà civili di Forza Italia della Calabria traccia un quadro desolante sul Grande ospedale metropolitano
La responsabile regionale dipartimento diritti umani e libertà civili di Forza Italia della Calabria traccia un quadro desolante sul Grande ospedale metropolitano
Gli ospedali Riuniti di Reggio Calabria

«Credevo di aver visto e sentito tutto. Il grande Ospedale “Metropolitano” di Reggio Calabria che utilizzava cartoni per trattare lesioni ossee al posto di più moderni dispositivi medici o del più tradizionale gesso. Come un ospedale da campo in tempo di guerra. Il risparmio elevato a sistema, l’arte di arrangiarsi a pratica terapeutica. Le file interminabili nei pronti soccorsi, in attesa che passi il buon “Dio” e si accorga della disperazione che trapela negli occhi, di chi attende da ore una visita medica». 

Sono queste le parole Maria Josè Caliguri responsabile regionale dipartimento diritti umani e libertà civili di Forza Italia della Calabria sul Grande ospedale metropolitano.

«C’è chi dorme a terra, perchè mancano le barelle. I reparti che si chiudono con celerità, come il caso della città di Corigliano-Rossano, o, che si spostano da un ospedale ad un altro, senza tenere in debita considerazione, il fabbisogno sanitario di un’intera fascia Jonica Cosentina. La Calabria è diventata il simbolo di un’altra Italia».

«La desertificazione ospedaliera, i tagli al personale, la limitazione degli acquisti dei beni necessari per le cure, operati con il miraggio dell’equilibrio dei bilanci, hanno prodotto danni immensi alla tutela della salute e dei cittadini, ed alle condizioni di lavoro dei medici, danni ancora non emersi del tutto. Basti pensare ai medici tirocinanti, selezionati in seguito a bando di concorso, che da sette mesi non percepiscono un centesimo. La Calabria, è così diventata un non luogo della sicurezza delle cure, della supremazia dei numeri che ha occupato la sfera dei diritti, dell’incapacità della politica regionale, di assicurare l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla Costituzione. E, non si vedono segnali di inversione di rotta. Una nuova politica regionale, non può non partire, dal primo cambiamento richiesto dai cittadini e dai professionisti della sanità calabrese, recuperare la cittadinanza italiana di fronte alla esigibilità di un diritto fondamentale e “condizioni di lavoro alla altezza della funzione sociale svolta. Auspico che si avveri in tempi celeri».