lunedì,Novembre 30 2020

Diritto alla casa a Reggio, uscire dall’emergenza e programmare dignità

Il movimento Reggio Bene comune tuona contro la gestione delle unità abitative perché «Reggio viola da decenni ( per non dire da sempre) i diritti civili più elementari»

Diritto alla casa a Reggio, uscire dall’emergenza e programmare dignità

L’articolo 25 della dichiarazione Onu ( simile all’articolo 47 della nostra Costituzione) recita:  «Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà».

Il movimento Reggio Bene Comune torna sul «diritto alle garanzie dei servizi essenziali, dunque, non è un’invenzione dei movimenti che da anni si battono per l’applicazione di questo principio.

A Reggio la condizione di fatto, amministrativa e sociale, viola da decenni ( per non dire da sempre) i diritti civili più elementari e i primati in negativo, se sommati, ci farebbero balzare ai primi posti della peggiore delle classifiche nazionali. 

Di “emergenza abitativa” da anni si occupano in modo indefesso vari soggetti cittadini con, in prima fila, l’associazione “Un mondo di mondi

Richieste e istanze “elementari” non sono state, spesso, neppure ratificate dal Comune (se non in buoni propositi e squisiti “indirizzi” programmatici) e, ad oggi, si vive in uno stato di profonda incertezza, di caos e di violazione finanche di diritti acquisiti. 

Ci sono nuclei familiari con figli disabili a carico o congiunti con gravi problemi di salute costretti a vivere in condizioni pietose ( da ogni punto di vista); vi sono casi anche in cui si è costretti a pagare affitti impossibili, rispetto a condizioni di estrema precarietà economica, che culminano in ovvi sfratti cui è difficile porre rimedio

Nuclei in graduatoria da oltre 10 anni beffati, ingannati se non fattivamente truffati da faccendieri di varia natura: criminali di fatto e criminali politici. 

Sono serviti a nulla esposti, manifestazioni, tavoli congiunti o sollecitazioni amministrative culminate, come qualche mese fa, addirittura in forme di indecorosa ed inaccettabile repressione. 

Con la delibera di giunta nr 145 dell’11 luglio 2019 (pubblicata il 25 luglio 2019), l’Amministrazione comunale corregge una vecchia decisione assunta nel 2016 ( con la quale si stornavano fondi del Decreto Reggio destinati agli alloggi popolari verso altre opere) e stanzia 11 mln di euro per l’acquisto di abitazioni per l’emergenza abitativa.

Nel chiedersi, intanto, perché non si adeguano ed aprono le decine di alloggi già esistenti (auto-censiti dagli aventi diritto ) vogliamo sollecitare il Comune ad adottare misure urgenti per i casi di emergenza improcrastinabile ( vedi disabilità e problemi di salute) provvedendo nell’immediato a mettere a disposizione la struttura di Pietrastorta ( utilizzata già per i senzatetto) ad oggi chiusa ed invasa, al suo esterno, da vergognosi cumuli di rifiuti.

Un’opportunità concreta per tamponare situazioni drammatiche in attesa di provvedimenti concreti che risolvano il problema a medio-lungo termine. 

Nondimeno ci si chiede se sia mai possibile che una città con un “costruito” per oltre 650mila persone ( dati diffusi durante presentazione del nuovo P.S.C.) possa soffrire di un problema-casa.

Ci chiediamo anche, proprio in virtù del citato P.S.C., perché il Comune non coniughi una strategia di “rigenerazione urbana” ad una di politiche abitative spendendo gli 11 mln di euro previsti con strategia territoriale all’interno di progetti di riqualificazione con uno sguardo sistemico e non solo emergenziale. 

Chiediamo anche che vi sia massima attenzione da parte delle Autorità competenti per evitare che questi fondi divengano “bottino” di lobbies del settore edilizio o strumenti di marketing politico territoriale.

Non sarebbe, eventualmente, la prima volta ma dobbiamo far sì che quanto già successo in passato venga registrato come un triste ma definitivo capitolo di malaffare.