mercoledì,Febbraio 28 2024

Il vaccino contro l’influenza potrebbe proteggere anche dall’Alzheimer

Uno studio statunitense ha trovato un'associazione tra la vaccinazione contro l'influenza stagionale e un ridotto rischio di sviluppare la malattia e le demenze correlate

Il vaccino contro l’influenza potrebbe proteggere anche dall’Alzheimer

Il vaccino contro l’influenza oltre a essere l’arma più efficace di prevenzione contro l’influenza stagionale, potrebbe proteggere anche dall’Alzheimer. Secondo uno studio statunitense, scegliere di vaccinarsi contro l’influenza potrebbe portare alla riduzione del rischio di sviluppare malattie come l’Alzheimer e le demenze correlate. Lo studio, condotto dal gruppo coordinato dal professore di neurologia e direttore del Centro per i disturbi neurocognitivi alla McGovern Medical School dell’UTHealth Houston, Paul E. Schulz, pubblicato lo scorso settembre sul Journal of Alzheimer’s Disease, ha monitorato l’insorgenza di Alzheimer in un gruppo di persone di oltre 65 anni che avevano aderito alle campagna di vaccinazioni di ruotine negli Usa.

Già in uno studio precedente, effettuato nell’agosto del 2022, lo stesso team aveva condotto l’analisi sulla popolazione immunizzata contro l’influenza con due gruppi di 935.887 persone ciascuno. I risultati hanno mostrato come una vaccinazione annuale contro l’influenza, per tre anni consecutivi, riducesse il rischio di demenza del 20% nei successivi quattro-otto anni, mentre con un vaccino fatto per sei anni consecutivi il rischio si riduceva fino al 40%. Anche se non è ancora chiaro però, come e perché si inneschi questa protezione e la correlazione causa-effetto tra il vaccino e il ridotto rischio di contrarre la demenza, sono due le ipotesi principali.

La più solida è che il vaccino impedisca di contrarre infezioni che sono pericolose per il cervello: alcuni tipi di virus, infatti, possono portare a infiammazione delle membrane con coinvolgimento neurologico diretto. L’altra ipotesi invece, è che il vaccino aiuti il sistema immunitario a gestire le placche amiloidi, sedi di una proteina naturale (beta amiloide) che si trova in livelli anormalmente elevati nell’Alzheimer.

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