lunedì,Aprile 15 2024

Ospedale di Locri, l’inchiesta di Presa Diretta fa infuriare i medici. Brugnano: «Parole infamanti»

Nel mirino il focus sul reparto di Cardiologia e le parole della Di Furia. Multari: «Colleghi sbeffeggiati e umiliati»

Ospedale di Locri, l’inchiesta di Presa Diretta fa infuriare i medici. Brugnano: «Parole infamanti»

Ha sollevato un vespaio di polemiche il servizio andato in onda lunedì scorso durante Presa Diretta, il programma di approfondimento giornalistico di Rai 3 condotto da Riccardo Iacona, sull’ospedale di Locri. A far discutere sono state le parole del commissario dell’Asp di Reggio Calabria Lucia Di Furia, contro cui si è scagliato il presidente del tribunale per i diritti del malato Pino Mammoliti: «Ho provato rabbia e disgusto per la narrazione al contrario resa dalla manager e dalla finzione di preoccupazione esternata dal primario di cardiologia – ha detto – Non una parola sulle mancate promesse di intervento per migliorare la qualità dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali. Non una parola sulle mancate nomine di dirigenti medici. Non una giustificazione sul rifiuto di inquadrare a costo zero un ex colonnello medico, autorizzato dal Ministero, nella direzione sanitaria ospedaliera. Non una parola sulle nomine di medici a favore di politica e management su reparti non presenti nell’atto aziendale. Insomma, non una parola, sulle necessità di bonificare e risanare la sanità reggina e locridea in particolare. È stato ingeneroso parlare di poca professionalità da parte dei medici».

Stavolta ad uscire allo scoperto sono stati gli stessi medici che lavorano nella struttura di contrada Verga, come il dottor Luigi Brugnano, primario del reparto di Chirurgia generale. «I medici dell’unità di terapia intensiva coronarica dell’ospedale di Locri affiancati da un ottimo team infermieristico, pur in condizioni di grave carenza di organico continuano a salvare vite e permettono a tutto l’ospedale ed in particolare all’area chirurgica di lavorare quotidianamente, sia pure con disagi vari – ha scritto sulla sua pagina Facebook – La prima parola da dire, qualunque sia il discorso che si intende fare è “grazie”, poi parliamo del resto. Ho ascoltato parole miserevoli ed infamanti. Io vesto con grande orgoglio il camice dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria e lavoro al servizio esclusivo della nostra utenza».

Amarezza è stata espressa sui social anche dalla cardiologa Emmida Multari, che per anni ha lavorato in corsia. «Sono rimasti in pochissimi in un reparto, quello di Cardiologia, svuotato di attrezzature, personale, opportunità – ha sottolineato – E nonostante ciò è tenuto in piedi proprio da questi colleghi che sono stati sbeffeggiati e umiliati. Mi aspetto una presa di posizione dei vertici aziendali».

A difendere l’operato della manager dell’Asp reggina è stato invece l’assessore regionale e già sindaco di Locri Giovanni Calabrese. «Le minacce denunciate dalla Di Furia? Purtroppo chi opera in determinati settori le riceve quotidianamente – ha espresso – Noi siamo al suo fianco rispetto a questi atteggiamenti che accadono quando qualcuno ha il coraggio di portare avanti un percorso di cambiamento poco gradito a chi era abituato a gestire la sanità pubblica in un certo modo. Oggi l’impegno del governatore Occhiuto sta portando all’ospedale di Locri risultati importanti sotto gli occhi di tutti. Abbiamo i primari riconosciuti per concorso in quasi tutti i reparti. Sono stati recuperati 15 milioni di euro dalla Regione per la progettazione definitiva della parte dell’ospedale conosciuta come la Greca, inoltre sono previsti nuovi investimenti per ammodernare il pronto soccorso. Rispetto a quando ero sindaco, oggi stiamo raccogliendo i risultati. Abbiamo preso un morto e lo abbiamo resuscitato, ma ci vuole il tempo necessario» ha concluso Calabrese.  

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