martedì,Ottobre 27 2020

“Liberi di scegliere”, una proposta di legge per togliere i figli ai mafiosi

Il protocollo ideato dal presidente del tribunale dei minori Roberto di Bella, non deve morire. Dopo aver ispirato la fiction Rai, l’idea sostenuta da Libera e Agave, approda in parlamento grazie alla deputata Nesci

“Liberi di scegliere”, una proposta di legge per togliere i figli ai mafiosi

Liberi di scegliere è qualcosa in più di un protocollo da eseguire, è una speranza per il futuro dei giovani e dell’intera Calabria. 

Un progetto di legge per non far morire un protocollo che ha prodotto risultati lusinghieri. Ideato dal presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, dopo aver ispirato la fiction Rai, Liberi di Scegliere approda in Parlamento. E potrebbe presto diventare norma dello Stato. Lo ha spiegato il presidente del tribunale dei minori Roberto di Bella. 

«I protocolli sono un fatto estemporaneo con una durata limitata nel tempo. Quindi per dare continuità economica, sociale e giuridica a Liberi di Scegliere occorre una copertura normativa. Solo in questo modo potremo rendere stabile l’operazione di infiltrazione culturale che ci siamo prefissi».

Per far si che la speranza non si spenga con la partenza da Reggio del presidente di Bella, è necessario che questo progetto venga trasformato in legge. Da qui nasce la proposta, presentata ieri al tribunale dei minori di via Marsala, dalla parlamentare del movimento 5 stelle, Dalila Nesci.

«Adesso serve una norma di legge che sia condivisa da tutte le parti politiche per istituire una rete di protezione, di assistenza e di tutela per i minori in serio pericolo psichico ed anche fisico all’interno delle famiglie di mafia. Serve, soprattutto, includere i minori o i familiari di questi minori in percorsi di reinserimento sociale e di opportunità lavorativa. 

Liberi di Scegliere non deve morire, è questo l’appello di Libera e Agave che hanno sostenuto e fatto propria questa missione come spiega il presidente Mario Nasone.

«Ai nostri ragazzi abbiamo detto che essere figli di mafiosi non è una colpa ma è una condizione difficile dalla quale si può uscire se si ha fiducia nello Stato. Il presidente del tribunale dei minorenni, con tutte le persone che lo hanno affiancato, in questi anni ha fatto un lavoro eccezionale che adesso, però, deve trovare il vaglio da parte delle istituzioni».