giovedì,Ottobre 29 2020

Bimbo autistico, il garante Marziale “chiama” il ministro Lamorgese

Il sociologo deciso sul caso del piccolo reggino che, nonostante un'ordinanza del tribunale, non sta accedendo alle cure

Bimbo autistico, il garante Marziale “chiama” il ministro Lamorgese

«In relazione a Matteo, il bimbo autistico di Reggio Calabria che nonostante le leggi e un’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria non sta accedendo alle cure con metodo ABA, ho chiesto stamane un incontro urgente al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese». E’ quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria.

«La scelta scaturisce dal fatto che la terna commissariale, di nomina proprio del Ministero dell’Interno – prosegue Marziale – non ha partecipato all’audizione da me convocata tra le parti proprio per capire dove si annida il problema e garantire al bambino i sacrosanti diritti alla cura. Ho ricevuto dalla terna una lettera di complimenti per il mio lavoro e di disponibilità a lavorare “sinergicamente”, che reputo antitetica alla scelta di disertare l’audizione».

«L’ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria – evidenzia il Garante – contempla che “in parziale accoglimento della domanda cautelare, condanna l’Azienda Sanitaria di Reggio Calabria a provvedere, direttamente o indirettamente, in favore del minore ricorrente R.M. all’erogazione di 15 ore settimanali di terapia con metodo ABA o, in subordine, a sostenere l’onere economico di tale terapia con conseguente diritto di rivalsa dei ricorrenti, tanto almeno fino al compimento del 12esimo anno di età. Ciò non sta avvenendo, e il legale della mamma del bambino, Stefania Pedà, in corso di audizione lo ha dimostrato, ma non ha avuto contraddittorio proprio per l’assenza dei commissari. Dunque la “sinergia” è tra Garante e bambino, non mi sembra di poterne riscontrare altre».

Marziale così conclude: «A settembre del 2019 mi sono fidato dei commissari, che mi avevano garantito che il bambino avrebbe potuto scegliere uno specialista privato in ambito Asp di Reggio e che l’Azienda avrebbe rimborsato le cure. Il tutto si è protratto fino ad oggi e la stessa Asp ha detto che il bambino può accedere in strutture a Catanzaro. Peccato che l’avvocato non lo sapesse, non lo sapesse Angela, la mamma, e peccato anche il Garante reputa che più di tre ore al giorno tra andata e ritorno da Reggio Calabria inficerebbero indubbiamente gli effetti della terapia».