venerdì,Ottobre 30 2020

Coronavirus, esame per avvocato nel caos: praticanti scrivono al ministro

Il Foro di Palmi si mobilita visto che ancora mancano le linee guida per le prove di dicembre, mentre vanno a rilento le correzioni degli scritti della precedente sessione

Coronavirus, esame per avvocato nel caos: praticanti scrivono al ministro

di Agostino Pantano – Esami di abilitazione alla professione forense ancora in alto mare e i praticanti del Foro di Palmi sono sul piede di guerra. Il governo non ha ancora deciso le linee guida per la prova scritta di dicembre, mentre si accumula il ritardo nelle verifiche degli elaborati della sessione dello scorso anno.

«A Genova, che corregge gli elaborati scritti dei praticanti di Reggio Calabria, – spiega Raffaele Bellocco – sono stati corretti appena 71 elaborati su 508, e Venezia, che corregge Catanzaro, non ha nemmeno comunicato le percentuali di correzione. Ma l’incertezza più grande riguarda il futuro: ancora oggi non sappiamo se sosterremo la prova in presenza o da remoto». Una incertezza che anche l’Ordine degli avvocati palmesi denuncia, attraverso delibere di sostegno a quella che Carmelita Alvaro – delegata alla Formazione – definisce «una battaglia sacrosanta».

Su iniziativa di Bellocco, Vanessa Ciurleo e Andrea Furfaro i praticanti si sono collegati con colleghi di altri Fori calabresi, elaborando una lettera che è stata trasmessa al ministro Alfonso Bonafede. «In questo momento – prosegue Alvaro – la nostra categoria sta subendo una disparità di trattamento rispetto agli altri ordini professionali, che sanno già il tipo di esame che devono organizzare, e nel dibattito nazionale è stato detto che questo ritardo dipende dal fatto che si vuole assicurare la massima tutela possibile: in realtà dopo un primo decreto che bloccava la correzione degli elaborati della sessione 2019, la norma successiva sembra fortemente incompleta perché non chiarisce nulla del futuro e lascia alla discrezionalità delle commissioni la scelta sulla correzione, in remoto o di persona».

Lacune che sia i praticanti che l’Ordine, i cui vertici guidati da Antonino Parisi e Daniela Bellocco seguono costantemente la questione nazionale, fanno rilevare allo scopo di ridurre al massimo l’incertezza che devono approntare gli aspiranti avvocati dopo i 18 mesi di pratica.