venerdì,Febbraio 3 2023

Discarica di Melicuccà, Palmi scende di nuovo in piazza per dire no alla riapertura

Il sindaco Ranuccio respinge gli attacchi di questi giorni: «I miei due ruoli istituzionali non sono in contraddizione, anche perché io mi sono esposto contro l’impianto, mettendoci la faccia e presentato ricorsi»

Discarica di Melicuccà, Palmi scende di nuovo in piazza per dire no alla riapertura

Nuova manifestazione a Palmi contro la riapertura della discarica di Melicuccà, questa volta all’indomani del pronunciamento del Tar che, in attesa di esprimersi nel merito del ricorso presentato dal Comune, non ha accolto la richiesta di sospensiva del decreto della Città metropolitana. Amministratori, associazioni e cittadini si sono ritrovati, con striscioni e magliette ad hoc, per un corteo che è terminato davanti alla procura.

«Perché da oltre un anno abbiamo presentato un esposto e vogliamo chiedere anche alla magistratura penale di indagare», ha spiegato l’attivista Stefania Marino. La reazione dopo la decisione dei giudici amministrativi è unanime. «Andiamo avanti perché le nostre ragioni restano valide», ha detto il sindaco Giuseppe Ranuccio; questa determinazione espressa da Teresa Famà, dell’associazione Libera. La piattaforma della protesta, tenendo assieme la via istituzionale e la mobilitazione della piazza, è andata via via ampliandosi nella spiegazione.

«Vi è la sentenza di un giudice che ha obbligato a bonificare il sito – ha ricordato l’attivista Domenico Rositano – ma dopo 2 anni la bonifica non è stata fatta». Lo stoccaggio delle ecoballe prodotte dagli impianti di Siderno e Gioia Tauro sta quindi proseguendo, dopo che l’Arapacal ha applicato criteri diversi rispetto al passato – visto un vecchio pronunciamento del Tar che non aveva autorizzato l’apertura – per il calcolo della distanza di salvaguardia tra il sito e le falde acquifere che riforniscono l’acquedotto che serve 3 comuni. «Noi siamo qui – ha spiegato don Silvio Misiti in rappresentanza dell’associazione di volontariato Presenza – non contro qualcuno, ma a favore di una cittadinanza, specialmente quella povera, che non può permettersi di sostituire l’acqua che sarebbe contagiata».

Il tema è però anche politico e in maniera trasversale, vista la tirata d’orecchie subita dal sindaco Ranuccio, da parte del collega Salvatore Fuda – delegato all’Ambiente della Città metropolitana e suo compagno di giunta – col primo cittadino palmese, a campo di uno schieramento civico – che non intende dimettersi. «I due ruoli – ha risposto il primo cittadino – non sono in contraddizione anche perché io mi sono esposto contro l’impianto, mettendoci la faccia e presentato ricorsi, e tale mia posizione era ampiamente conosciuta». Ranuccio infine ha lamentato «l’insistenza con cui la Regione continua a imporre ricette ecologicamente insostenibili nella Piana, oltre alla discarica anche l’inceneritore di Gioia Tauro e il rigassificatore».

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