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L’INTERVISTA | Villa, dopo l’intimidazione Caminiti reagisce: «Non arretriamo ma non vogliamo essere eroi»

L’ombra della ‘ndrangheta torna a scuotere il comune dello Stretto che adesso dovrà fare i conti con un fiume di soldi in arrivo per il Ponte. Fondi che «fanno gola alla criminalità»

L’INTERVISTA | Villa, dopo l’intimidazione Caminiti reagisce: «Non arretriamo ma non vogliamo essere eroi»

«È stato chiaramente un atto intimidatorio che non vogliamo enfatizzare e non vogliamo sottovalutare. Abbiamo assoluta e piena fiducia nelle forze dell’ordine che stanno svolgendo un lavoro encomiabile senza soluzione di continuità.  Aspettiamo il prosieguo delle indagini perché chiaramente non siamo in condizione di riconnettere questo fatto a nulla di preciso».

L’atto intimidatorio 

Sabato alle 21.30 circa due uomini incappucciati a bordo di una macchina con la targa non visibile hanno dato fuoco al portone dello studio legale del sindaco di Villa San Giovanni. Gli investigatori hanno ricostruito l’atto intimidatorio grazie alle telecamere di sicurezza ma adesso l’amministrazione, e Giusy Caminiti in primis, si interroga sulle motivazioni che hanno portato a questo gesto.

I motivi

«Noi ci siamo detti tutto e niente. È un cambio di passo, un modo diverso nella gestione della cosa pubblica. Sono tante iniziative che stanno prendendo corpo. È un atto che ci colpisce ma non è il primo purtroppo. Avevamo avuto è un atto intimidatorio compiuto nei confronti di un bene comune. E forse anche più grave di un atto incendiario al portone del sindaco perché era stato squarciato il telone del nostro palloncino “Io gioco legale”. Certo, adesso è un atto diretto al cuore di questa amministrazione non solo al sindaco. Un atto contro l’amministrazione che sta cominciando, dopo uno studio approfondito di tutto di tutte le pratiche e le procedure amministrative, sta cominciando a produrre dei segnali di cambiamento».

Il no alla ‘ndrangheta

Non ha paura il sindaco e non intende modificare l’approccio politico amministrativo mantenuto fin dalla sua candidatura.  «Dopo il forte no alla ‘ndrangheta che abbiamo detto in campagna elettorale nessuno di noi ha sentito la pressione, la presenza. Siamo cresciuti quo quindi sappiamo bene che questa non è una città esente da condizionamenti affaristici criminali mafiosi. Però no, non l’abbiamo sentita questa presenza. E magari è proprio questo il fatto. Noi abbiamo agito in questi 11 mesi come se loro non esistessero e qualcuno ha voluto dire “ricordatevi che non ci siamo e che siamo qua”. Abbiamo letto dalle cronache giudiziarie e sappiamo di non essere esenti da un sistema di arroganza, di prepotenza. Un sistema mafioso vero e proprio».

«Non vogliamo essere eroi»

Ma per la Caminiti qualunque sia la motivazione «sono convinta che questa città è una comunità viva lo è sempre stata in tutti questi anni». Sono centinaia i messaggi ma non di solidarietà, di vicinanza «con cui la gente mi dice vogliamo scendere in piazza dimostrare che Villa c’è, che la parte vera buona di Villa c’è. La cosa che ci rattrista è leggere da tutti “vuol dire essere sulla strada giusta” perché questo vuol dire che la gente sta percependo però che, purtroppo, riconnette una buona amministrazione alla reazione criminale.  E questo chiaramente un fatto e deve fare riflettere tutte le istituzioni.

Non si può immaginare di dover diventare un eroe. Noi alla fine volevamo solo essere generosi con on l’impegno verso questa città. Non abbiamo mai pensato di essere coraggiosi. Non abbiamo compiuto nessun atto di eroismo, non vogliamo compierne. Siamo cittadini ordinari che si sono prestati all’amministrazione della cosa pubblica». 

Aumento dei controlli

E il confronto con la squadra amministrativa è ripreso nell’immediato. «Sabato sera eravamo tutti davanti a quella porta bruciata. Eravamo tutti e sono venuti anche dei consiglieri di minoranza. Ieri pomeriggio ci siamo rivisti in una riunione di maggioranza perché era giusto confrontarci. Non vogliamo arretrare di un millimetro ma semplicemente perché continuiamo a sentire tutto lo spirito di servizio che è ciò che ci ha portato alla candidatura per la guida della città.

E noi ieri ci siamo detti che siamo a testa alta sempre con il cuore in mano. Non vogliamo che questo gesto modifichi il rapporto con la nostra città, con la nostra comunità. A me dispiace tanto che questa città subirà, come giusto che sia, e di questo ringrazio il Prefetto per l’attenzione che avuto, un sistema di controllo più pervasivo e costante. C’è un’attenzione del ministro dell’Interno Piantedosi. Mi dispiace tanto per la città che non merita anche questa perché è fatta di persone perbene, con qualche mela marcia, però se questo deve servire per frenare qualunque tipo di atteggiamento criminale di bassa manovalanza allora va bene».

I tentacoli della ‘ndrangheta sul Ponte dello Stretto

Una squadra tornata subito a lavoro ben consapevole degli interessi che la ‘ndrangheta può avere sull’enorme flusso di denaro che il progetto Ponte sullo Stretto porterà sul territorio.

«Il ponte non lo gestisce il Comune di Villa San Giovanni. Certo noi abbiamo chiesto la presenza forte dello Stato. Ovviamente centinaia di milioni di euro faranno gola alla criminalità ma non c’aspettavamo, non crediamo che possa essere una cosa strettamente ricollegata». Adesso è il momento del silenzio e il sindaco Camniti non è alla ricerca di spiegazioni ma in attesa che gli inquirenti portino a termine le indagini.

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