lunedì,Ottobre 3 2022

Biennale dello Stretto, Reggio e Messina unite nel segno della cultura e dello sviluppo

Gli appuntamenti inizieranno il 30 settembre e si concluderanno il 15 dicembre mettendo al centro il ruolo strategico del Mediterraneo

Biennale dello Stretto, Reggio e Messina unite nel segno della cultura e dello sviluppo

È stata presentata oggi tra Reggio e Messina la prima Biennale dello Stretto un percorso che vuole mettere il Mediterraneo al centro d’Europa ed è la spontanea prosecuzione di un progetto di ricerca, denominato Mediterranei Invisibili, ideato e sviluppato nel 2017 da Alfonso Femia, attraverso la piattaforma culturale 500×100, finalizzato a cogliere le reali potenzialità di rilancio del Mediterraneo europeo, africano e medio-orientale, mappando i riferimenti essenziali – infrastrutture, paesaggio, ambiente urbanizzato, cultura, storia. Il sindaco facente funzioni della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Carmelo Versace, il sindaco della Città Metropolitana di Messina, Federico Basile, il presidente dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Ilario Tassone e il presidente della società benefit 500×100, Alfonso Femia, hanno preso parte questa mattina alla cerimonia di firma del protocollo d’intesa finalizzato alla realizzazione congiunta de “La Biennale dello Stretto”.

La scelta del nome individua un’area specifica del Mediterraneo, quella dello Stretto, come elemento geografico di equilibrio, magnete attrattore e insieme antenna che riverbera non solo il suo passato, la storia, l’architettura e l’arte, ma anche e soprattutto la straordinaria capacità di innovazione culturale, tecnologica e scientifica. La Biennale dello Stretto si propone di elaborare progettualità innovative tra lo Stretto e l’intorno mediterraneo internazionale, attraverso una mostra esito di una Call to Action rivolta ad architetti e artisti e momenti di dibattito con personaggi autorevoli del mondo della cultura, dell’architettura e dell’arte, avviando una relazione permanente tra le città del Mediterraneo in un’ottica di scambio e condivisione degli eventi culturali.

Spiega Alfonso Femia «La Biennale dello Stretto non è un semplicemente un evento, ma la tappa importante di un percorso intrapreso cinque anni fa, lasso di tempo che ha permesso di incontrare, osservare e ascoltare in diretta le voci dei territori mediterranei, particolarmente di quelli celati, “invisibili”. La Biennale dello Stretto vuole essere un’occasione di proiezione nel futuro, attraverso l’attivazione di un laboratorio internazionale sulle tre rive del Mediterraneo e sulle relazioni tra il Mediterraneo e il resto del mondo, costruendo un dialogo che il mutante contesto ambientale rende sempre più necessario e urgente. Responsabilità nei confronti dei luoghi e delle persone e generosità nella visione e nelle prospettive, in antitesi a ogni forma di egoismo e cinismo progettuale sono il nostro impegno per il futuro».

«È un onore per noi poter contribuire fattivamente alla realizzazione di questo straordinario progetto –  ha commentato il sindaco facente funzioni della Città Metropolitana di Reggio Calabria Carmelo Versace – La Biennale dello Stretto è una straordinaria opportunità per il nostro territorio – ha aggiunto – un’occasione per costruire, attraverso il confronto e l’incontro tra i tecnici e la comunità territoriale, una visione d’insieme sul futuro di quest’area che contiene nel suo Dna geografico, paesaggistico e culturale un bagaglio di potenzialità davvero unico al mondo. Qualche anno fa, grazie alla lungimiranza dell’allora sindaco Falcomatà e di alcuni amministratori che lo hanno affiancato, tra i quali l’assessora Mariangela Cama, mettendo a disposizione le loro competenze per la programmazione dello sviluppo territoriale, abbiamo avviato un percorso che oggi vive una nuova fondamentale tappa che vuole costituire un nuovo punto di partenza. Oggi proseguiamo sul cammino avviato, mettendo a frutto i risultati raggiunti in questi anni e continuando ad offrire la nostra piena collaborazione, in sinergia con gli altri enti territoriali, per la creazione di una visione omogenea delle politiche dello sviluppo sull’area metropolitana dello Stretto». 

«La Biennale dello Stretto sarà occasione per uno spazio di confronto, una fucina di idee e progetti per le Città metropolitane di Messina e Reggio Calabria – ha sottolineato il Sindaco metropolitano della Città dello Stretto Federico Basile – che attraverso il contributo degli addetti ai lavori offrirà la possibilità di promuovere iniziative finalizzate ad attivare processi di miglioramento dell’abitare, dello sviluppo sostenibile del territorio e nuove frontiere dell’architettura e dell’urbanistica. Temi sui quali questa Amministrazione sta lavorando già da tempo, ma nella fattispecie, auspico in una più ampia visione dell’Area Metropolitana dello Stretto, l’impegno da parte di tutti gli attori istituzionali e sociali affinché – ha concluso Basile – si costruiscano le basi per una conurbazione di Messina e Reggio Calabria, condivisa da tutti e fondata sulla qualità delle proprie produzioni, su una rinnovata identità culturale e su un progetto di rinascita credibile e raggiungibile, che possa coinvolgere tutti i cittadini». 

Francesca Moraci aggiunge: «C’è una condizione culturale che si sta evolvendo, una capacità sociale di pensare al futuro dello Stretto nella duplice dimensione di baricentro del Mediterraneo e di antenna di risonanza che connette, trasmette e può mediare tra Europa e Africa. L’internazionalità della proposta de La Biennale vuole essere una spinta propulsiva in questa direzione. Lo Stretto è infatti il centro fisico e immateriale del Mediterraneo. Una dimensione peculiare che ne racchiude una sintesi, quasi simbolica e ne interpreta il respiro dell’anima. È un luogo complicato tanto eterogeneo da contenere 100, 1000 territori in pochi chilometri. Ma lo Stretto è anche il punto di caduta e vulnerabilità per tutto il mezzogiorno, reinterpretarlo nella doppia proiezione nazionale e mediterranea significa riscrivere i codici del futuro attraverso quel talento ribelle di una idea sfidante e rigeneratrice di cultura. Quell’idea necessaria per abitare il Mediterraneo in termini intergenerazionali e inclusivi».

L’azione nasce dalla convinzione che “La Biennale dello Stretto” sia un’opportunità per riflettere e approfondire – insieme agli amministratori degli enti, a tutti i cittadini interessati, ad autorevoli rappresentanti nazionali e internazionali della cultura, dell’architettura, dell’arte e delle accademie – sulle trasformazioni delle tre rive del Mediterraneo, attuando un programma permanente di ricerca di un nuovo equilibrio tra territorio, paesaggio, città, architettura ovvero tra uomo e ambiente.

Secondo Ilario Tassone: «La Biennale dello Stretto è uno scenario ideale per spiegare come l’architettura sia attivatrice di valori sociali, etici, ambientali ed economici alla scala urbana e territoriale. E ancora di più come l’impegno progettuale generi processi internazionali di scambio e riflessione. La Biennale è segno della forza unificante dell’architettura, ponte culturale tra luoghi e persone. Il protocollo d’intesa è una dimostrazione di come amministratori e progettisti possono lavorare insieme, condividendo obiettivi comuni».

Conclude Mariangela Cama, coordinatrice de La Biennale dello Stretto «La firma di questo protocollo, esito di una profonda condivisione di idee e di intenti ed il processo virtuoso ampio, che la Biennale ha già cominciato a innescare, sono un risultato straordinario che riattribuisce allo Stretto e a tutto il Sud la storica dimensione internazionale che gli appartiene». Le tre linee d’acqua è il tema della I Mostra internazionale dello Stretto. Le linee d’acqua sono il tratto comune a tutto il mondo mediterraneo: il mare e le sue linee di costa, lo spartiacque tra i fiumi, i corsi d’acqua alla loro origine che si sviluppano nelle linee di crinale e le acque di risorgiva, gli alvei fluviali, le fiumare e le corrispondenti linee di piana. L’acqua mediterranea interseca il progetto dell’architettura, del paesaggio, della narrazione, dell’arte; condiziona e governa tutti i modelli sociali ed economici. Le tre linee d’acqua possono essere assunte come minimo comun denominatore di una riflessione contemporanea, aggiornata ai temi del clima.

Aggiunge ancora Alfonso Femia: «Parliamo di eccesso e di mancanza d’acqua, di inondazioni e di siccità come si trattasse di accadimenti eccezionali, ma la verità è che questa è la situazione ambientale del tempo contemporaneo, la nostra normalità che condiziona economia, politica, cultura, architettura e arte. La Biennale è un’occasione per riflettere su come sia possibile contribuire a costruire città e territori, paesaggi e visioni più tollerabili e sostenibili per l’uomo».

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