“Tito Minniti”, De Felice ha fallito, la politica pure. Non c’è più tempo: rilancino o si facciano da parte

L'EDITORIALE | L'ex prefetto ha dimostrato di non riuscire far risorgere l'aeroporto che sta per chiudere e si permette il lusso di consigliare il treno come alternativa alle tariffe assurde. La città metropolitana fa polemica, ma niente di più. Intanto Alitalia pensa di andar via e lo scalo sta per chiudere
L'EDITORIALE | L'ex prefetto ha dimostrato di non riuscire far risorgere l'aeroporto che sta per chiudere e si permette il lusso di consigliare il treno come alternativa alle tariffe assurde. La città metropolitana fa polemica, ma niente di più. Intanto Alitalia pensa di andar via e lo scalo sta per chiudere
L'aeroporto dello Stretto

Arturo De Felice è stato un poliziotto di razza. I suoi successi come investigatore sono marchiati a fuoco nel lungo elenco di risultati conseguiti, prima come appartenente alla Polizia di Stato, poi come direttore della Dia. Era il 2012 e De Felice rappresentava un’eccellenza reggina in grado di ricoprire un incarico di prestigio al vertice di quello speciale organo di polizia ideato e voluto da Giovanni Falcone. C’era lui seduto a fianco dell’allora procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, nel giorno in cui fu eseguita l’inchiesta “Breakfast”. Insomma, De Felice, poi promosso prefetto e dopo qualche tempo andato in quiescenza, è tutto fuorché una persona che non abbia dato prova di possedere grandi doti investigative e di saper rivestire ruoli istituzionali di rilievo. 

Un reggino alla Sacal

Dal 2017 è stato chiamato alla guida della Sacal, la società di gestione dell’aeroporto di Lamezia Terme che, nel tempo, ha acquisito anche gli scali di Reggio Calabria e Crotone. Non sappiamo se e quali competenze De Felice abbia maturato, nei suoi anni in Polizia, nel settore della gestione aeroportuale, ma conosciamo quanto sia in voga l’assegnare incarichi a persone che, con quel determinato ruolo, c’entrano poco. 

Sta di fatto che un reggino a capo della società incaricata di rilanciare il “Tito Minniti” a molti è sembrato il male minore. Del resto, la Sogas, vecchia società di gestione spolpata come un osso da clientele e sperperi fino al fallimento, aveva dimostrato plasticamente come non vi fosse una politica in grado di programmare uno sviluppo serio dell’aeroporto dello Stretto. Ed allora – pensò qualcuno – perché non dare fiducia a Sacal, visti gli ottimi risultati ottenuti a Lamezia Terme? L’esito della gara di aggiudicazione andò proprio in questa direzione: alla Sacal, la società di Lamezia, è toccato decidere le sorti dell’aeroporto di Reggio Calabria. Un “monopolio” tossico per lo scalo di Ravagnese o un’occasione di gestione unitaria e razionale delle principali realtà calabresi? La risposta arriverà da sé.

Uno scalo in coma profondo

Esaurito in poco tempo il credito di fiducia con il quale era partito – proprio in virtù della sua storia personale – De Felice ha dimostrato, attraverso gli atti della sua gestione, di non riuscire a raggiungere quello che era l’obiettivo primario: il rilancio del “Tito Minniti”. Anzi, se possibile è riuscito nell’impresa – estremamente difficile, a dirla tutta – di peggiorarne la situazione. Mentre ieri l’Enac ha certificato alcune limitazioni ulteriori alle piste dello scalo reggino, oggi un’indiscrezione rimbalza sul Corriere della Sera: Alitalia, nel contesto della sua riorganizzazione aziendale e dei passaggi di proprietà, starebbe seriamente pensando di cancellare le tratte da Roma e Milano per Reggio Calabria. Le uniche rimaste. 

“Tito Minniti”, una storia tra limiti e fallimenti

Certo, addossare tutte le responsabilità all’attuale presidente Sacal sarebbe ingeneroso. Dicevamo di una gestione totalmente fallimentare di Sogas. È da lì che parte uno dei delitti più gravi che questa terra ricordi: la lenta spoliazione di uno dei suoi punti di forza: l’aeroporto. Abbiamo attraversato epoche in cui Reggio Calabria faceva registrare centinaia di migliaia di passeggeri all’anno (sempre e comunque pochi in rapporto al bacino d’utenza) e almeno due compagnie presenti; abbiamo dovuto faticare per non rispondere con una grassa risata tutte le volte in cui i politici di turno venivano a raccontarci che era giunto il momento del rilancio dell’aeroporto e che questo sarebbe stato il famoso “volano di sviluppo”. Abbiamo imparato persino a fare i conti con le limitazioni di una pista nella quale sembra che, alla guida degli aerei, ci voglia il Tom Cruise dei tempi di “Top Gun”. Ma poi, sarà vero? Per carità, la conformazione dell’aeroporto dello Stretto richiede particolari addestramenti e non tutti i velivoli, per stazza e dimensioni, potrebbero agevolmente decollare e atterrare. Ma nessuno ci venga più a raccontare che se atterrano velivoli della Boeing e della Airbus griffati Alitalia (sulla quale torneremo a breve), lo stesso non possano fare quelli di altre compagnie, magari anche low cost. Anche perché lo fanno già in aeroporti “difficili” tanto quanto quello reggino. Si capisce: è una mera volontà politica e commerciale.

L’aereo costa tanto? Prendete il treno…

Insomma, nella città della Fata Morgana abbiamo imparato ad abituarci a tutto o quasi. Ma difficilmente avremmo immaginato, un giorno, di sentire dalla viva voce del presidente della società di gestione dell’aeroporto che, se i biglietti sono troppo costosi, è sempre possibile prendere il treno. De Felice l’ha messo nero su bianco, rispondendo alle polemiche – anch’esse ormai piuttosto ripetitive – sulle tariffe praticate da Alitalia che, forse prendendo troppo alla lettera chi definisce Reggio la “California d’Europa”, applica, per le tratte Reggio-Roma o Reggio-Milano e viceversa, costi più alti di voli transoceanici. Certo, ora che Alitalia riflette sulla cancellazione definitiva, il tutto assume un valore ancor più assurdo. 

Quando abbiamo letto le parole di De Felice abbiamo pensato ad una dichiarazione ironica, sarcastica. Insomma, ad una burla. Poi, però, abbiamo controllato meglio: De Felice quelle parole le ha dette davvero. Ora, ci domandiamo come possa, colui che dovrebbe lavorare per lo sviluppo del “Tito Minniti”, lasciarsi andare a simili dichiarazioni. Davvero il presidente di Sacal ritiene di ignorare tutti coloro che, non certo per andare in vacanza, sono costretti a prendere l’aereo spendendo un patrimonio? Davvero il presidente Sacal ritiene che sia del tutto equivalente prendere un treno, magari per Milano, e trascorrere un giorno in viaggio piuttosto che un aereo? Suvvia, siamo convinti che persino l’ex prefetto sia intimamente convinto di averla sparata grossa. 

Sei voli fra andata e ritorno a tariffe esagerate

Vorremmo, però, dargli un consiglio: vada a controllare cosa reca, ancora per qualche tempo, il tabellone dei voli da e per Reggio Calabria. Scoprirà qualcosa che forse dovrebbe interessargli davvero: al “Tito Minniti” esiste oramai solo Alitalia. Nell’elenco delle partenze si legge: 6.50 Roma, 15.10 Roma, 16.00 Milano. Tre partenze in 24 ore. Su quello degli arrivi la musica, ovviamente, non cambia: Roma Fiumicino 14.25, Milano Linate 15.15, Roma Fiumicino 22.45. A De Felice chiediamo: di chi è la responsabilità di tutto ciò? È forse dei cittadini costretti a spendere anche 300 euro per un volo di sola andata oppure è del presidente Sacal che non è stato in grado di rendere appetibile l’aeroporto, né di far comprendere ad Alitalia che certe tariffe sono davvero esagerate? 

La politica inconcludente dei proclami e delle polemiche

E diciamolo francamente: non ci appassiona per nulla la polemica nata fra il sindaco Giuseppe Falcomatà e lo stesso De Felice. Perché la Città metropolitana, in tutto ciò, non può andare esente da colpe, così come non può farlo la politica in generale. Per carità, vale per Falcomatà ciò che abbiamo detto per De Felice: le responsabilità partono da molto più lontano. Ma pensare di uscirne solo attaccando il presidente Sacal è un po’ velleitario. La città metropolitana di Reggio Calabria non solo può, ma deve mettere in atto tutto ciò che è nelle proprie possibilità per far sì che l’aeroporto di Reggio Calabria sia davvero uno scalo al passo con i tempi. E può fare tantissimo. Certo, è utile pensare ad un collegamento bus che coinvolga Messina; è importante fare in modo che la stazione Fs sia collegata con l’aeroporto; è fondamentale stringere partnership con i cugini messinesi. Ma a cosa servono tutte queste cose se dal “Tito Minniti” non ci sono aerei? Per quale recondita ragione un utente messinese dovrebbe sobbarcarsi il viaggio sino a Reggio Calabria, quando, con qualche minuto in più, può raggiungere Catania e trovare tutto un altro mondo? Perché un residente a Rosarno dovrebbe arrivare sino a Reggio, quando, alla stessa distanza, può raggiungere Lamezia? Dunque, se ciò è vero, la politica non può permettersi di “fare spallucce” e criticare. Soprattutto non può più permettersi di accusare, senza saper proporre. Siamo tutti bravi con le parole. Ma ciò che conta sono i fatti. E quelli – ostinati e duri – ci dicono che l’aeroporto di Reggio Calabria è morente. L’aerostazione è lungamente deserta per grandi tratti della giornata. A ciò si aggiungano le limitazioni Enac di poche ore fa che, sebbene non dicano nulla di veramente nuovo rispetto a ciò che già non si sapesse, infliggono ulteriori ferite nell’immaginario collettivo. Ciliegina sulla torta, l’indiscrezione che vuole Alitalia prossima a lasciare.

De Felice? Rilancio o dimissioni

Non ce ne voglia, Arturo De Felice. Il nostro giudizio non è personale, in quanto la stima verso di lui e verso ciò che ha rappresentato è del tutto immutata. Ma, proprio per salvaguardare un curriculum di tutto riguardo, crediamo sia opportuno che inizi a ragionare su un possibile passo indietro. De Felice, presidente della Sacal, ha fallito l’obiettivo “Tito Minniti”. Così come, ad oggi, la Città metropolitana di Reggio Calabria, sull’aeroporto, ha attuato una politica che non ha prodotto alcun risultato apprezzabile. 

Allora per l’attuale presidente Sacal le vie sono due: dimettersi – e farlo subito, come sarebbe auspicabile – oppure dimostrare, magari tirando fuori quel piano industriale che somiglia sempre più ad una chimera, cosa veramente abbia in mente per l’aeroporto reggino che oggi versa in coma profondo ed a breve potrebbe vedere la spina staccata definitivamente.

Stop alla politica delle chiacchiere

Quanto alla politica, è tutto stucchevole. Siamo francamente stanchi di vedere sempre lo stesso balletto: uno schieramento che attacca l’altro quando questo è al potere e viceversa. E poi, nel gioco dell’alternanza, tutti si rivelano drammaticamente inadeguati, da destra a sinistra, visto che tutti, a turno, hanno amministrato. 

Siamo poi stufi di notare come le compagnie aeree si avvicinino al “Tito Minniti” solo quando c’è da accaparrarsi un po’ di soldi pubblici. Arrivano, prendono e poi vanno via. La nostra terra non può più essere trattata come luogo di conquista. Esiste un diritto alla mobilità che diventa ancor più importante in una porzione d’Italia morfologicamente complessa come quella reggina. L’aeroporto non è importante, è vitale. 

C’è una urgente necessità di rinnovamento e un radicale mutamento di rotta. Il tempo a disposizione è ormai scaduto e l’agonia che sta attanagliando il “Tito Minniti” si aggrava ogni momento di più. 

La diatriba stucchevole

Per questo, rimaniamo basiti nel leggere che la preoccupazione più importante, per il presidente Sacal, è quella del cantiere che dovrebbe portare alla costruzione della Ztl. Presidente, si guardi attorno una volta giunto all’aeroporto di Reggio Calabria: la Ztl è nei fatti perché, tolte quelle tre ore al giorno (chissà ancora fino a quando), nessuno ha più motivo di raggiungere lo scalo di Ravagnese. La Ztl sarebbe molto utile se vi fosse un traffico sostenuto, tale da giustificare una limitazione. Ma questa, francamente, ci appare come l’ultima delle priorità.

Perché Reggio merita rispetto

Sia chiaro: noi non stiamo con De Felice e neppure con Falcomatà, così come non stiamo con tutti quei politici che continuano solo a sprecare tempo nell’inviare note che hanno il sapore della presa in giro. Reggio Calabria vuole fatti. Vuole idee, programmi, investimenti. E noi, così come abbiamo detto sin dalla nostra nascita, non arretreremo di un millimetro di fronte alla difesa dei diritti di tutti i reggini. Non guarderemo colori politici né simpatie personali. La battaglia per l’aeroporto è la madre delle battaglie. Tanti di noi sono già costretti a lasciare Reggio e la sua provincia per trovare fortuna altrove. Non intendiamo più tollerare che persino tornare per far visita ai propri cari debba essere un lusso per pochi. Come non possiamo tollerare che chi debba andare fuori per curarsi (perché qui, mentre i medici rappresentano l’eccellenza, la gestione è pessima) debba spendere mezza pensione per un singolo volo. 

Tiri fuori le unghie, il poliziotto De Felice: se ne è in grado, scongiuri la chiusura dell’aeroporto e lo rilanci attraverso una seria politica che preveda nuove rotte, altre compagnie ed un efficiente servizio a supporto che sia appetibile da Rosarno a Taormina. Ma lo faccia subito. Oppure si faccia da parte, senza perdere altro tempo. E così anche la politica: scelga il lavoro silenzioso ma proficuo. Oppure passi la mano. Di proclami non se ne può davvero più. Così come di mance elemosinate in qualche tavolo romano. 

Reggio Calabria pretende rispetto e non è più disposta a tollerare ulteriori spoliazioni. De Felice lo sa. Falcomatà pure. Anche loro sono reggini. Ne traggano le dovute conseguenze.