mercoledì,Ottobre 21 2020

Caso Spirlì, Fascì: «Da lui sproloqui intrisi di razzismo»

Il coordinatore del Movimento per la Rinascita del Pci e l’Unità dei Comunisti: «Non può occupare gli scranni delle istituzioni calabresi»

Caso Spirlì, Fascì: «Da lui sproloqui intrisi di razzismo»

«C’è modo e modo per diventare famosi. Si diventa famosi per gesta eroiche; per comportamenti nobili, ma oggi, purtroppo anche facendo a gara a superare l’asticella del peggio. Il signor Spirlì, appartiene a questa specie: quelli che pensano di arrivare al centro dell’universo dando il peggio del peggio possibile». Così in una nota il coordinatore del Movimento per la Rinascita del Pci e l’Unità dei Comunisti Lorenzo Fascì.

«Ora, se questo signore (si fa per dire) fosse un semplice cittadino il suo dire sarebbe già grave, farebbe parte di quella schiera di persone che vomitano l’odio interiore attraverso i social. Il problema è che questo personaggio è il Vice Presidente della Regione Calabria; e cioè del massimo Organo Istituzionale della Calabria e siccome siamo calabresi non possiamo e non vogliamo rimanere inermi davanti agli sproloqui, intrisi di razzismo e xenofobia – che hanno avuto eco Nazionale visto che le ha pronunciate fuori dalla Calabria ed in un contesto a carattere nazionale – di questo soggetto che squalifica l’intera comunità Calabrese».

«Preso dalla foga di farsi notare ha vomitato odio verso le categorie sociali più sofferenti; più bisognosi di attenzione; contro ogni cittadino che ha solo la “colpa” di essere “diverso”: extracomunitari; gay dimenticando però che nel momento in cui ha assunto l’incarico di Assessore e V. Presidente ha giurato di rispettare i principi ed i valori contenuti nello Statuto della Regione Calabria».

«Probabilmente, troppo impegnato il signor Spirlì non ha fatto in tempo a leggerne e comprenderne il contenuto. Così sinteticamente e pubblicamente vogliamo segnalargli che la Regione, si è dotata di uno Statuto che contiene alcuni valori e principi che ovviamente impegnano ad assumerli i rappresentanti dell’Ente. E così (L.R n. 2\2004, all’art. 1, c. 1 si impegna a rispettare “i principi fissati nella Costituzione ed all’art. 2 garantisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza distinzione di sesso e di razza; garantisce l’effettiva tutela e il pieno esercizio, per tutti, di diritti e interessi riconosciuti dalla Costituzione; il riconoscimento dei diritti delle fasce più deboli della popolazione mediante il superamento delle cause che ne determinano la disuguaglianza e il disagio; la rimozione di ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, economica e culturale, il pieno rispetto dei diritti naturali ed inviolabili della persona, promuovendo l’effettivo riconoscimento dei diritti sociali ed economici per gli immigrati, i profughi, i rifugiati e gli apolidi, al fine di assicurare il loro pieno inserimento nella comunità regionale. In buona sostanza il suo operato dovrebbe rispettare ed eseguire detti principi».

«Ebbene, è assolutamente inaccettabile che un rappresentante istituzionale possa esprimersi con termini così violenti; pieni di odio; viscerali e soprattutto contrari ai principi ispiratori della Istituzione che rappresenta, così dimenticando che quale uomo delle istituzioni ha il dovere di rispettare i principi costituzionali con disciplina ed onore (art. 54 Cost.)».

«Inoltre, questo personaggio per 5 minuti di notorietà ha tradito un popolo: quello calabrese che storicamente invece è famoso per l’ospitalità. Una comunità che nel corso dei secoli ha dato al mondo esempi illustri di grandi esempi di nobiltà di valori e principi (Gioacchino da Fiore; Tommaso Campanella) fino ai giorni nostri laddove l’esperienza di accoglienza di Riace è diventata un esempio nel mondo tanto che Mimmo Lucano è stato invitato ad intervenire alla conferenza mondiale dell’ONU per la Pace».

«Noi che facciamo parte di questa Calabria; che rappresenta il sentire comune della stragrande maggioranza dei Calabresi, condividendo la richiesta già avanzata dall’Anpi Nazionale, nonché di tante altre associazioni calabresi (già, purtroppo siamo diventati per colpa di questo soggetto, un caso Nazionale; in senso negativo), anche noi con determinazione chiediamo che il Presidente della Giunta Regionale disponga subito la revoca dell’incarico di Assessore e V. Presidente a suo tempo conferitogli; incarico che indegnamente, alla luce delle dichiarazioni fatte, ricopre».

«Anche perché stiamo vivendo in un tempo in cui c’è da alcune parti una rincorsa verso un linguaggio sempre più violento che provoca, aizza alla violenza. La crudele aggressione a Colleferro conclusa con l’uccisione di un ragazzo inerme Willy Montiero; la tentata strage di stampo razzista e fascista di Macerata impone una profonda riflessione sulla pericolosa diffusione del fenomeno dell’odio razziale. Ed è una spirale che va fermata con la forza delle parole, con il risveglio del senso civile; con esempi di civiltà e di democrazia. No. Il signor Spirlì non deve sedere nemmeno per un istante sugli scranni della Istituzione Calabrese».