sabato,Novembre 28 2020

Reggio Calabria, Bombino alla Meloni: «Occorre disfare il partito e ricomporlo»

L'ex presidente dell'Ente Parco alla leader di Fratelli d'Italia: «E' necessario azzerare ogni cosa e ricominciare daccapo»

Reggio Calabria, Bombino alla Meloni: «Occorre disfare il partito e ricomporlo»

di Giuseppe Bombino*

Gentile Onorevole Giorgia Meloni,

due cose, in questo scritto, non dirò, poiché reputo che siano a Lei ben note: la prima, della considerazione che una Città con tremila anni di Storia avrebbe dovuto avere, e non ha avuto; la seconda, di come la “Destra” avrebbe potuto governare Reggio, e non la governa.

Vengo, invece, al dunque: e cioè, alla Sua scelta di starsene lontana dalla Politica della mia Città. Volontà che, invero, è, al tempo, causa ed effetto delle precedenti due argomentazioni che non tratterò.

Il Suo “disimpegno”, come è noto, è stato determinato dal fatto che, in brevissimo tempo, due personaggi di “buon peso”, opportunisticamente approdati in Fratelli d’Italia, siano stati coinvolti in vicende di ‘ndrangheta, per le quali sono ancora sottoposti a specifiche misure.

Costoro, ancorché irregolari, a quel Partito, tuttavia, erano pur giunti. E, sebbene nulla (o quasi) era dato sapere delle loro presunte infedeltà alle Leggi dello Stato, conosciuta, invece, era la loro provenienza da percorsi tutt’altro che di Destra. Eppure, con agio, hanno superato il “sistema dei valori” difesi da Fratelli d’Italia, Partito fortemente identitario.  

D’altra parte, persiste il ragionevole sospetto che altri, con pari facilità, abbiano esplorato quella stessa via, entrando convenientemente nel Partito, tanto da poterlo rappresentare in Consiglio Comunale. Che il Partito, con simili ingressi, ne abbia potuto trarre giovamento, è il dato dell’esercizio di un’operazione aritmetica con cui, spesso, si vuol giustificare l’esigenza di “ampliare la base” e aumentare il consenso; che il basamento, a furia di allargarsi, possa nascondere la Storia e i suoi segni, tuttavia, è altra cosa.

Pertanto, mentre Lei, distanziandosi da Reggio e rinunziando alle scelte più importanti, ha creduto d’aver preservato Fratelli d’Italia da ulteriori infezioni della ’ndrangheta, nulla ha potuto fare per salvarlo dall’occupazione dei molti che, in nome Suo, parlano, operano e agiscono in Città.

Ma è di Politica che io voglio parlare; quindi, chiudo qui questa premessa, e affronto la questione: quella, cioè, con cui, a mio avviso, la Sua rinuncia finisce per essere la negazione del significato stesso di fare Politica.

Certo, di fronte alla “singolare statistica” che ha colpito Fratelli d’Italia, chiunque avrebbe tremato. Ma Lei, Onorevole Meloni, è un leader nazionale e, semmai, dovrebbe rivelare la “salvifica” funzione della Politica, cui si chiede di “sanare” il male della società.

E questo Ufficio “guaritore” della Politica è tanto più necessario, quanto maggiore è il rischio che forze contrarie possano minacciare la vita di una Comunità. Altrimenti, quale ruolo avrebbero oggi i Partiti?

La ‘ndrangheta, Cara Giorgia, ha una propria strategia: occupa e governa vaste aree di territorio, possiede risorse finanziarie, recluta militanti, definisce programmi di espansione, esercita il potere secondo logiche di convenienza e di consenso, orienta le scelte ed elegge la sua rappresentanza. Insomma, la ‘ndrangheta è un “gruppo politico”. Pertanto, solo una forza politica legittima può contrastarne un’altra illegittima che avanza.

Ecco perché era importante restare. Il Suo “distacco”, piuttosto, ci ha disorientati. Più coerente sarebbe stato se Lei avesse sciolto il Partito, in Città; e invece, quello opera, mentre Lei se n’è andata.

Giorgia, io credo che Lei debba ritornare a Reggio, per dirci cosa ha in serbo per quella larga fascia di popolazione che a “Destra” ha sempre cercato il suo Cammino. Quando deciderà di venire, si confronti con le Articolazioni dello Stato, dichiari la Sua volontà di realizzare il suo Progetto Politico per la Città, di volersene assumere la Responsabilità, con Donne e Uomini direttamente scelti da Lei; dialoghi con il Popolo, che già l’attende, ma che oggi si sente giudicato e tradito dalla Sua assenza.

Se Lei non lo farà, avrà dato respiro a quel rigurgito storiografico, mai completamente soffocato, che ha irrimediabilmente convertito la “questione Reggio” in “questione criminale”, con grave torto storico e culturale; pregiudizio, da cui sono nati i più indegni postulati. E la responsabilità d’aver impresso questo stimma a Reggio, allora come oggi, è da ricercarsi non soltanto in chi creò l’indegno “teorema”, ma anche in quanti, mantenendosi a debita distanza, contribuiscono alla sua affermazione.

Ora, io parlo il linguaggio della “Destra”, per indole, per istudio, per cultura. Cerco di adempiere il dovere e il solo compito di pronunziare, con l’indagine e la critica, cercando le più profonde visioni, i valori e il genio della “Destra”, per interpretare i tempi e i loro mutamenti.

Ho sempre apprezzato il Suo metodo di pensare, di studiare le questioni, di predisporre e ordinare i valori, ponderabili e imponderabili, che si agitano nella vita del Popolo. Ho seguito il Suo stile politico, il carattere e la fermezza con cui argomenta intorno ai bisogni urgenti ed immanenti di un Paese in piena temperie.

Venga a Reggio ad annunciare che la “Destra” può avere al suo interno l’impulso di una rinascita, e che Lei è l’espressione nazionale di un cambiamento in grado di proporre una nuova classe dirigente, di comunicare esperienze, di infondere speranza e coraggio ad una comunità di “Destra” da sempre maggioritaria in Città, ma che oggi, perduti i suoi più autentici interpreti locali, è divisa e perduta; per di più, è insidiata nell’intimità e nell’idea da un gruppo di profittatori che, pur non distinguendo la “Destra” neanche alla lavagna, l’anno abusata per il proprio vantaggio. Troppo vasta e densa è la storia della “Destra” a Reggio perché possa essere affidata a personaggi che oscillano da una riva all’altra. Ogni volta che Reggio è caduta, ferita, la “Destra” s’è inginocchiata con lei, proteggendola. E quando Reggio s’è rialzata, la “Destra” era lì, accanto a lei, sostenendola. Ma oggi la “Destra” è sfigurata, dispersa, sostituita. Chi rimarrà a difendere Reggio?

Venga, invece, a dire ai miei concittadini che la Cultura della Destra vorrebbe ancora testimoniare a Reggio, a cinquant’anni dalla Rivolta, la “lotta tra i valori” e “per i valori”, per separare i vinti dai traditori, chi è caduto in strada da chi si è venduto, chi ha pianto per Reggio da chi se l’è giocata a tressette.

L’ho seguita perché Lei esprimeva tutto ciò che serve a un Popolo per farlo avvicinare alla vita Politica. Che poi, è tutto ciò che serve a Reggio. E’ necessario ricominciare daccapo. Azzerare ogni cosa. Ma occorre disfare il Partito e ricomporlo di nuovo.

*Docente associato Università Mediterranea di Reggio Calabriua