domenica,Settembre 26 2021

Coronavirus a Reggio Calabria, “Un mondo di mondi”: «Dove va chi non ha una casa?»

L'invito al Comune ed alle altre amministrazioni interessate a dare un’accelerata ai programmi in atto, per fornire risposte tempestive ai molti soggetti che soffrono il disagio abitativo

Coronavirus a Reggio Calabria, “Un mondo di mondi”: «Dove va chi non ha una casa?»

«“Restiamo a casa!” D’accordo… ma c’è chi non sa dove stare. Tutti ci raccomandano saggiamente di restare in casa per evitare il diffondersi del coronavirus. D’accordo. Ma il pensiero va a chi una casa non ce l’ha». Così l’Osservatorio sul disagio abitativo.

«E sale l’indignazione; accresciuta dalla consapevolezza di stare a Reggio Calabria (ed in Calabria), capitale italiana ed europea del rapporto “case vuote/ abitanti”. E così, mentre più della metà delle abitazioni cittadine resta vuota, c’è ancora chi è costretto ogni notte a dormire per strada o alla stazione.

La disponibilità di alloggi non serve solo a garantire un diritto per chi ne è sprovvisto, lo abbiamo ribadito più volte: il settore degli alloggi popolari ha una complessa utilità sociale. Questo periodo di emergenza sta facendo esplodere situazioni già critiche. Le violenze domestiche si moltiplicano e per violenza intendiamo un’ampia categoria di episodi e condotte. In questi giorni di permanenza forzata si amplificano i soprusi e soggetti a rischio, come donne, bambini, infermi e anziani, divengono l’oggetto dello sfogo di frustrazioni e insoddisfazioni di vario genere. Avere un settore degli alloggi pubblici efficiente aiuterebbe a mitigare anche queste problematiche, niente affatto minoritarie come portato sociale rispetto al resto.

Di fronte all’emergenza casa, un problema annoso nella nostra città, reso oggi più acuto e drammatico dalle ricadute della pandemia, il Comune e le altre amministrazioni interessate dovrebbero dare un’accelerata ai programmi in atto, per fornire risposte tempestive ai molti soggetti che soffrono un enorme, quotidiano disagio. Innanzitutto, lo ribadiamo, bisognerebbe riallestire immediatamente il “rifugio” di Pietrastorta, per fornire un domicilio per pernottamento e prime necessità a chi è ancora costretto a dormire all’aperto.

Accanto a questo bisognerebbe allestire una serie di “case rifugio” diffuse in città, ottenibili velocemente con la sistemazione di beni confiscati o contenitori vuoti, attualmente inutilizzati.

Ancora, pure in regime di lavoro agile, è necessario che il Comune provveda a pubblicare al più presto la graduatoria per le domande di emergenza abitativa (art 31 Lr 32/1996), che riguardano prima di tutto le famiglie già sfrattate ed i casi di violenza domestica.

Queste famiglie oggi si trovano a subire coabitazioni violente ed ad essere ospiti di parenti in condizioni abitative di grave sovraffollamento che li espone al contagio. Visto che la pre-istruttoria delle 300 domande sembra sia già conclusa, non si comprende come mai la Commissione di emergenza abitativa non provvede a completare la valutazione e quindi ad effettuare la pubblicazione della graduatoria e l’assegnazione degli alloggi.

Le emergenze abitative oggi non possono più attendere oltre. Il Comune dovrebbe inoltre sollecitare il Governo e il Ministero competente, affinché venga siglato l’ultimo atto relativo allo sblocco della somma del Decreto Reggio “ridestinata dopo apposita petizione popolare e deliberazione del Consiglio Comunale” all’acquisizione di alloggi per uso sociale: ben undici milioni e cento mila euro che potrebbero oggi soddisfare una parte importante del fabbisogno esistente.

È auspicabile – conclude l’Osservatorio sul disagio abitativo – che almeno alla fine di questa tragica esperienza pandemica venga finalmente colto il grande monito che giunge da questo, come dai precedenti disastri sanitari e ambientali: occorre cambiare il modello delle scelte politiche, perseguendo realmente un assetto sociale più sano, civile, ecologico, equo, umano.

In cui i grandi beni comuni, come sanità, casa, acqua, territorio, ambiente, la stessa vita non possano essere scambiati con l’esigenza dei grandi interessi speculativi e finanziari; magari per promuovere le spese militari e gli impianti di morte o le grandi opere inutili e dannose che hanno cosparso il territorio del “Bel Paese” di cantieri incompiuti o appena avviati; senza contare le operazioni bloccate addirittura prima, alla progettazione, perché disastrose o irrealizzabili. Mentre altri ponti crollano in assenza dell’adeguata manutenzione».

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