mercoledì,Aprile 17 2024

Covid a Reggio Calabria, anziani e malati nuovamente a rischio: 8 i morti in 15 giorni

La nuova variante Jn1 mette a rischio il Natale. Torna l’obbligo della mascherina in ospedale nei reparti a rischio mentre aumentano i contagi

Covid a Reggio Calabria, anziani e malati nuovamente a rischio: 8 i morti in 15 giorni

La provincia di Reggio Calabria non si differenzia dalla situazione del resto del paese che vede l’intera Italia fare nuovamente i conti con il Covid. Abbiamo pensato per un anno intero che l’incubo pandemia fosse stato archiviato. Una brutta pagina di storia da voltare per andare avanti. Ma con l’inizio della stagione invernale e con il naturale calo delle temperature le influenze stagionali hanno preso il sopravvento. Il Covid non è stato contemplato per mesi. Ma nell’ultimo mese la situazione è nettamente cambiata. Sintomi blandi e praticamente simili a una comune influenza hanno fatto passare la pericolosità del diffondersi del virus sottotraccia. Oggi, però, anche Reggio fa i conti con un aumento che, se ancora non preoccupa, è comunque significativo. Bastano pochi dati a far comprendere la situazione nella nostra provincia.

35 ricoveri nelle ultime settimane

Negli ultimi 15 giorni sono 8 i decessi per covid. Si tratta di persone anziane con comorbidità ma è comunque un dato importante considerando che i decessi per covid si erano pressoché azzerati. Inoltre, al Grande Ospedale Metropolitano sono fissi 35 ricoveri nelle ultime settimane. Una situazione al momento sotto controllo considerando che si tratta di una sintomatologia blanda che non ha richiesto in alcun caso l’intervento della terapia intensiva. Si tratta, ad oggi, di oltre 400 casi attivi in provincia ma è un dato che, come anticipato, non essendo più obbligatorio fare tamponi, potrebbe chiaramente essere superiore.

Proprio in virtù di questa recrudescenza di casi e con le festività natalizie alle porte che, come noto, porteranno notevoli incontri e contatti familiari e non solo, l’Asp reggina ha emanato una circolare con i comportamenti da adottare per evitare la diffusione di eventuali contagi.

I dispositivi di protezione

Preso, dunque, in considerazione il progressivo ma costante aumento dei casi di Covid-19 nella popolazione generale e la possibile comparsa di varianti più diffusive e più aggressive «è fatto obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori delle strutture sanitarie all’interno del Pronto Soccorso, dei reparti che ospitano pazienti fragili, anziani o immunodepressi».

Torna, dunque, l’obbligo alla mascherina in alcuni reparti sensibili. L’obbligo è esteso ai lavoratori, agli utenti e ai visitatori delle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, comprese le strutture di ospitalità e lungodegenza, le residenze sanitarie assistenziali, gli hospice, le strutture riabilitative, le strutture residenziali per anziani.

Per l’accesso in Pronto Soccorso e accesso per ricovero nelle strutture sanitarie, inoltre, per i pazienti che presentano sintomi con quadro clinico compatibile con il Covid-19 «è indicata l’effettuazione di test diagnostici. Per i pazienti che all’anamnesi dichiarano di aver avuto contatti stretti con un caso confermato, con esposizione negli ultimi 5 giorni, è indicata l’effettuazione di test diagnostici».
Anche per gli asintomatici, che devono effettuare ricovero o un trasferimento «in setting assistenziali ad alto rischio è indicata l’effettuazione di test diagnostici. I test diagnostici sono da effettuarsi a carico delle strutture che prendono in carico i pazienti».

Prevenzione e sicurezza

Una situazione che colpisce nuovamente soprattutto gli anziani e i pazienti fragili. Delle misure che arrivano a fronte del fallimento della campagna vaccinale di prevenzione che, dopo la chiusura degli hub, è stata affidata ai medici di base. Una campagna di sensibilizzazione, prevenzione e sicurezza che non è stata, evidentemente e visti i risultati, adeguatamente portata avanti.

La variante Jn1

Così siamo arrivati alla variante Jn.1 che mette in crisi il Natale a causa della sua rapida diffusione che ha portato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a classificarla come “variante di interesse”. L’Oms ha, però, evidenziato che «sulla base delle evidenze disponibili, il rischio aggiuntivo per la salute pubblica globale rappresentato da JN.1 è attualmente valutato come basso. Nonostante ciò – ammonisce però l’agenzia – con l’inizio dell’inverno nell’emisfero settentrionale, JN.1 potrebbe aumentare il carico di infezioni respiratorie in molti Paesi».

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