lunedì,Maggio 20 2024

Uccisione di Gennaro Musella a Reggio, a 41 anni dalla bomba resta una ferita aperta

Domani il suo nome sarà ricordato in una celebrazione eucaristica officiata da monsignor Morrone una messa in ricordo

Uccisione di Gennaro Musella a Reggio, a 41 anni dalla bomba resta una ferita aperta

Si fa fatica a cancellare. Perchè se i muri sono stati ripuliti dai pezzi di cervello, le strade aggiustate e c’è solo una targa appesa, il suono della morte resta nelle orecchie di chi c’era quel giorno.

Il 3 maggio 1982 saltò in aria con la sua auto, Gennaro Musella, imprenditore reggino d’adozione. Aveva salutato da qualche minuto la famiglia, la figli Adriana e il nipotino Saverio e stava andando a lavoro. Ma qualcuno lo fece saltare in aria.

Fu una mattinata nera per Reggio, in tutti i sensi. L’attentato grave in via Possidonea avveniva a qualche centinaio di metri dal Tribunale reggino. La botta della bomba, con la macchina che volava accartocciandosi fu così forte che sembrò un terremoto. Il fumo nero invase il centro cittadino. Non ci furono altre vittime, solo l’angoscia di chi, quel giorno, si fermò a raccogliere i pezzi e quel che restava di un uomo, un papà, un nonno.

Come scrive Adriana Musella, la figlia, nel ricordo: «Moriva così mio padre, moriva in una terra non sua ma di cui s’era innamorato, sognando di creare una seconda Positano in terra di Calabria. Ma il suo sogno fu disintegrato con lui e il suo sorriso spento. Dopo appena due giorni, avrebbe compiuto 57 anni. In un attimo di follia, la distruzione di un corpo, di una vita, di una famiglia che non è mai stata più la stessa è che da ieri ad oggi non ha smesso mai di pagare le conseguenze di quella tragedia che ci ha timbrato a fuoco la vita è che ci portiamo dentro.

Mio padre non era un eroe ma una persona semplice e buona che ha pagato a caro prezzo la sua ribellione alla prepotenza e alla sopraffazione mafiosa, nel difendere dignità e libertà. Ho trascorso la mia vita nella testimonianza quotidiana al fine di trasmetterne memoria e ricordarlo alle coscienze della gente. Non so se ci sono riuscita ma certamente so di aver fatto tutto quello che potevo…bene o male, poco o molto, ma assolvendo al mio dovere di figlia e di cittadina. Quando ad essere ucciso è un personaggio delle Istituzioni, le Istituzioni stesse lo ricordano ma, se a cadere sono cittadini comuni, i palazzi restano molto lontani e si rischia di ucciderli due volte nella dimenticanza e nella negazione di verità e giustizia. Ecco che allora nasce per i familiari l’esigenza di mettersi in gioco e il dolore si fa forza e strumento indispensabile di riscatto.

Le vittime di mafia non gridano vendetta ma esigono e meritano giustizia, orfani di un futuro loro rubato con la sopraffazione. La lotta della memoria contro l’oblio rappresenta il riscatto dalla barbarie per non rendere vane tante morti ingiuste e dare un senso a ciò che senso non ha. Il ricordo di alcuni uomini e la loro orrenda fine va trasmesso perché possa trasformarsi in patrimonio comune. 

A loro è stata riservata la parte più difficile, quella di morire, a noi resta un compito molto più agevole, diffonderne e tutelarne la memoria per non renderne vano il sacrificio ma trasformarlo in opportunità nella costruzione di una coscienza civile».

Gennaro Musella ricordato nella preghiera a Reggio Calabria il 2 maggio alle 19 alla chiesa di San Paolo. La celebrazione eucaristica sarà presieduta da S.E l’arcivescovo Fortunato Morrone , presidente Commissione Episcopale Calabra.

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