Petizione per salvare le spiagge dello Stretto di Messina

Il comitato "Difesa costa Cannitello" ha lanciato una raccolta firme e l'ha diretta a Ministro dell'ambiente e a tutti gli enti locali interessati
Il comitato "Difesa costa Cannitello" ha lanciato una raccolta firme e l'ha diretta a Ministro dell'ambiente e a tutti gli enti locali interessati
Erosione costiera Stretto di Messina

Il Comitato Difesa Costa Cannitello ha lanciato una petizione, diretta a Ministro dell’ambiente e a tutti gli enti locali interessati, per salvare le spiagge dello Stretto di Messina. 

La petizione chiede un sostegno per sensibilizzare enti ed organi competenti ad intervenire su tre fronti: evitare che ai danni provocati se ne sommino altri (con dissipazione di economie ed energie), valutare ipotesi d’intervento che abbiano una visione territoriale ampia e lungimirante, sollecitare azioni di coinvolgimento degli stakeholder (imprese, associazioni) come parte integrante delle gestioni di progetto.«Il complesso ecosistema naturale e antropico dello Stretto di Messina è stato “aggredito” nel tempo senza una visione di sistema generale, creando problemi che si sono accumulati e risolti in maniera parziale e inadeguata, spostando a monte o a valle i problemi stessi. Tra questi è di primaria importanza l’erosione costiera che ha visto parzializzare gli interventi dichiarando una cecità politica e ambientale.

Lo Stretto di Messina è un vero e proprio territorio, né jonico né tirrenico ma riconosciuto dalle carte nautiche esattamente con questo toponimo. Un territorio unico con specificità che gli sono proprie (sociali, antropiche, ambientali, ecosistemiche) e sulle cui coste sono evidenti emergenze che appartengono ad una struttura storica che ha resistito alle alterazioni dovute ad errori e inadeguatezze.

Gli studi collegati alla realizzazione del sistema stabile di attraversamento di questo braccio di mare hanno evidenziato, appunto, la sua fragilità geologica e ambientale accompagnata da azioni umane che, nel XX secolo e a ridosso della ricostruzione dopo il secondo conflitto mondiale, non hanno agevolato un giusto approccio alla più generale questione della relazione tra uomo e ambiente.

Sui bordi di questa pianura azzurra, l’abitato di Cannitello (la cui struttura fondante è stata ricostruita “dov’era, com’era” dopo il disastroso terremoto del 28 dicembre 1908), comune autonomo fino al 1927, rappresenta l’elemento più fragile e delicato in tutto l’ambiente dello Stretto di Messina, per un carattere di impianto originario, riproposto dai sopravvissuti al sisma, simile ad altri fino agli anni ’80, oggi unico.

La costa, negli ultimi quarant’anni è stata disseminata di barriere e pennelli a protezione degli abitati. Diverse località sulla costa sicula e calabra avevano la medesima caratteristica: case con una relazione diretta con il litorale sabbioso, senza interposte infrastrutture (strade, ferrovie, barriere marine). Tra questi sistemi abitati Cannitello era il più ampio e con un fronte spiaggia di diverse decine di metri.

Pensiamo, confortati da dati e ricerche, che la natura di questo sistema territoriale abbia bisogno di visioni di ampio respiro e lunga durata, non legate alle tornate elettorali, e Cannitello oggi rappresenta il luogo (unico, addirittura sulla costa calabra) su cui sperimentare un approccio organico e scientifico di ridefinizione dell’ambiente naturale e di formazione culturale delle generazioni future».