martedì,Luglio 23 2024

Antindrangheta, il Pm Musolino: «Per sconfiggere la criminalità serve una rivoluzione culturale»

Intervistato a "Sentiti in diritto" condotta dagli avvocati Stilo e Faraone, il sostituto procuratore ha detto: «in Città resti chi davvero vuole viverla e cambiarla»

Antindrangheta, il Pm Musolino: «Per sconfiggere la criminalità serve una rivoluzione culturale»

Per sconfiggere le mafie c’è bisogno di mettersi in gioco e dare vita a una rivoluzione culturale». Questo il messaggio del pm antimafia Stefano Musolino che è stato ospite di “Sentiti in diritto”, trasmissione andata in onda su Touring 104 e condotta dagli avvocati Nancy Stilo e Angela Faraone. Tema della puntata :“Il Dna della ‘ndrangheta: male assoluto o male sociale? Le risposte dell’antimafia”.

E il sostituto procuratore della Dia non ha dubbi sulla natura del fenomeno. «Credo che la mafia abbia un’origine sociale e ciò vuol dire che se la società non decide di cambiate si possono fare centinaia di arresti o sequestrare milioni di euro, ma non si risolverà il problema. Serve una rivoluzione culturale».

Un approccio lontano mille miglia da chi ritiene la mafia un male assoluto da sconfiggere quasi esclusivamente tramite azioni di natura repressiva. «Viceversa – ha spiegato Musolino – un approccio assolutizzante identifica lo ‘ndranghetista come un nemico da eliminare. In un approccio del genere la logica è quella della bomba atomica: radiamo al suolo la città e pure se morirà qualcuno buono va considerato un prezzo da pagare. Non credo sia questa la soluzione. Non credo funzioni e anzi alimenta soltanto dei miti: gli ‘ndranghetisti sono molto più scarsi di quello che ci immaginiamo».

E se la repressione non può che essere solo una parte della soluzione, accanto al recupero dei soggetti criminali “imposto dalla Costituzione”, secondo Musolino occorre un sussulto da parte della società civile che deve essere capace di mettersi in gioco e di operare un deciso cambio di mentalità anche nel modo in cui si vive la città.

«Ci sono tanti che vanno fuori e se ne vanno da questa città perché non hanno la possibilità di lavorarci, hanno talenti inesprimibili per questo posto ed è naturale che li esprimano altrove. Però – ha detto Musolino – chi ha la possibilità di manifestarli anche lavorativamente in questa città, deve porsi delle domande su cosa deve fare e come farlo. Non tutti dobbiamo restare, secondo me deve restare in città solo chi ha voglia di viverla e di immaginarsela diversa. La logica del restare è di chi vuole provare a cambiare le cose. L’ho vissuta la città, ho giocato a basket e a calcio e mi sono trovato come imputati ragazzi con cui ho giocato a pallone, faccio indagini su persone che ho conosciuto bene e ciò fa parte della logica del restare».

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