lunedì,Giugno 27 2022

‘Ndrangheta stragista, l’ex pentito Parisi: «Berlusconi ad Archi con uomini di clan e servizi»

Deposizione dell’ex collaboratore al processo in corso a Reggio: «L’ex premier nel casolare dove si nascondeva un latitante. Cosca Coco Trovato aveva rapporti anche con magistrati che aggiustavano processi»

‘Ndrangheta stragista, l’ex pentito Parisi: «Berlusconi ad Archi con uomini di clan e servizi»

Sono stati tanti i vuoti di memoria dell’ex pentito Antonio Parisi che oggi è stato chiamato a deporre dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo al processo ‘Ndrangheta stragista. Ma nonostante le difficoltà a ricostruire fatti e dinamiche, l’uomo legato al clan dei calabresi di Coco Trovato ha ricostruito una vicenda in modo chiaro: «In carcere Vittorio Ierinó detto “manigghia” mi ha detto che era in possesso di questa cassetta, o forse erano due, e lui voleva che la prendessi io, ma ero in carcere. Non so dove sono adesso, io la cassetta non l’ho mai vista, me ne ha parlato Ierinò e dentro c’erano Berlusconi, persone dei servizi segreti e uomini di ‘ndrangheta. Era un incontro avvenuto in un casolare sopra Archi ed è stata registrata in una casa di un latitante nascosto in questa casa».

A rispondere alle domande, come ‘testimone assistito’, l’uomo, 64 anni, originario di Caronia (Me). Parisi, nel corso della sua lunga testimonianza resa oggi in Corte d’assise d’appello, nonostante i tanti ‘non ricordo’, ha raccontato di avere saputo, durante un periodo di detenzione comune nei carceri di Mantova e Opera, dal boss di Gioiosa Jonica, Vittorio Jerino’, di una riunione “svoltasi nella zona alta di Archi (periferia nord di Reggio Calabria), tra personaggi della ‘ndrangheta, dei servizi segreti – tra cui una donna – e politici, in una casa posta sotto sequestro giudiziario.

L’ex collaboratore di giustizia racconta come il detenuto «mi disse di queste cassette, ma non so dove sono. C’è Berlusconi che parla e in quella cassetta ci dovrebbe anche essere un’altra riunione fatta a Roma da Berlusconi, almeno così mi ha detto Ierinò, ma non mi ha mai detto come faceva ad averle. Addirittura voleva venderle ai giornalisti o darle alle autorità» per poi fare riferimento anche «al finto attentato a Scopelliti» e al «C4 a Saline ioniche, la nave affondata da cui prendevano le armi e le bombe».

Ma il pm Lombardo ha più volte rinfrescato la memoria di Parisi con i verbali del 2013 dove l’uomo faceva riferimento al latitante Pasquale Condello e confermava l’esistenza di «rapporti proprio tra mafia, ‘ndrangheta e Stato. Non le ho vissute io me le hanno raccontate». E spiega come nella cosca «Tonino Schettini era il numero due di Coco Trovato ed era affiliato e operativo, era del gruppo di fuoco, era un killer. C’erano anche quelli che tenevano i rapporti con i magistrati per aggiustare i processi, ne ho beneficiato anche io per un reato di armi».

Chi è l’ex pentito

Parisi, a lungo vicino al boss della ‘ndrangheta in Lombardia, Francesco Coco Trovato, ha ripercorso la sua carriera criminale accanto a Coco Trovato, fatta di rapine, traffici di droga e di armi, intimidazioni,
«pur senza avere commesso mai omicidi, perche’ si trattava di
reati che solo gli affiliati potevano eseguire». Lui, infatti, racconta di non essere stato affiliato tramite il rito del battesimo perchè «mio padre era carabiniere e mio fratello agente penitenziario». Parisi, ha raccontato la crescita nel mondo del crimine di Francesco Coco Trovato. Parisi che aveva iniziato a collaborare nel 1993 con l’ex pubblico ministero di Milano, Armando Spataro, ha affermato che «la collaborazione duro’ circa sei mesi e poi mi buttarono fuori dal programma di protezione per una rapina». Ma il pm Lombardo ha ricordato il rapimento della moglie e della figlia di soli due mesi dell’ex collaboratore.

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