domenica,Aprile 21 2024

‘Ndrangheta tra Reggio e Milano: 34 condanne e 200 anni di carcere per la cosca Molè-Piromalli

Si è chiuso così in primo grado il maxi processo in abbreviato a 37 imputati

‘Ndrangheta tra Reggio e Milano: 34 condanne e 200 anni di carcere per la cosca Molè-Piromalli

Trentaquattro condanne per un totale di oltre 200 anni di reclusione con la pena più alta, 11 anni e 8 mesi, per lo storico boss della ‘ndrangheta in Lombardia Bartolomeo Iaconis. E con le condanne anche, le prime a Milano, stando a quanto risulta, per due donne riconosciute come componenti dell’associazione mafiosa.

Si è chiuso così in primo grado, davanti al gup milanese Lorenza Pasquinelli, il maxi processo in abbreviato a 37 imputati (tre hanno patteggiato) che erano state fermati il 16 novembre 2021 nella tranche lombarda di una maxi inchiesta, coordinata anche dalle Dda di Reggio Calabria e Firenze.

Un’indagine che aveva inflitto un duro colpo alla cosca della ‘ndrangheta dei Molè-Piromalli con oltre 100 misure cautelari eseguite in tutta Italia. A seguito delle indagini della Squadra mobile di Milano e della Gdf di Como, coordinate dai pm Pasquale Addesso e Sara Ombra, oggi sono stati condannati anche Michelangelo Larosa (10 anni) e Michelangelo Belcastro (9 anni e 4 mesi), entrambi con Iaconis della ‘locale’ di Fino Mornasco
(Como).

Dagli atti era emerso, poi, che Attilio Salerni (condannato a 8 anni) e il fratello Antonio (8 anni e 4 mesi) sarebbero stati gli esecutori materiali “di violenze e minacce nei confronti dei dirigenti” della Spumador Spa, azienda di bevande gassate finita nella morsa dei clan e per la quale era stata risposta l’amministrazione giudiziaria per infiltrazioni mafiose, revocata di recente. Alla Spumador è andata oggi una provvisionale di risarcimento di 100mila euro.

Per associazione mafiosa sono state condannate a 7 anni e 8 mesi anche Elisabetta Rusconi e Carmela Consagra (moglie di Iaconis), intestatarie fittizie, secondo l’accusa, di tre società e che si sarebbero occupate pure “delle attività di recupero crediti” quando i mariti erano detenuti.

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