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 “Nuova linea”, concluse le indagini a Scilla: Ciccone accusato di aver accettato voti dalla ‘ndrangheta

L’operazione che ha smantellato in nuovo assetto della cosa Nasone -Gaietti ha visto gli amministratori coinvolti portando l’ente ad essere nuovamente sciolto per mafia

 “Nuova linea”, concluse le indagini a Scilla: Ciccone accusato di aver accettato voti dalla ‘ndrangheta

È arrivata la conclusione delle indagini dell’operazione “Nuova linea”. Un’attività investigativa che ha portato a smantellare la nuova riorganizzazione delle cosche Nasone -Gaietti di Scilla. 

L’accusa 

Ad emergere dalle carte è stato in particolare il potere che le locali avevano sull’amministrazione. Vessazioni e accordi che hanno portato l’ente ad essere permeabile dalla criminalità organizzata. Questo ha portato allo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose.

In particolare, l’ex sindaco Pasqualino Ciccone, dimessosi all’indomani dell’operazione, è indagato  «perché, in occasione dell’elezioni amministrative del Comune di Scilla dell’anno 2020 – si legge nell’avviso di conclusioni indagini – quale candidato a sindaco del medesimo Comune, accettava, da Fulco Giuseppe, esponente apicale della articolazione di ndrangheta denominata cosca Nasone – Gaietti, e, anche per il suo tramite, dagli altri affiliati orbitanti nel medesimo sodalizio, la promessa di procurare voti.

Grazie alle capacità di infiltrazione nel tessuto sociale della cosca mafiosa e anche mediante le modalità di cui al terzo comma dell’art. 416bis c.p., in cambio della promessa di utilità (consistenti, tra l’altro, nel garantire il rilascio di concessioni di beni pubblici o di assicurare altre indebite agevolazioni presso gli uffici dell’amministrazione comunale) e, più in generale, della disponibilità a soddisfare interessi ed esigenze dell’anzidetta associazione».

L’operazione

I pm Walter Ignazitto, Diego Capece Minutolo e Nicola De Caria, tutti nella qualità di Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia hanno concluso le indagini nei confronti di 39 soggetti. Giuseppe Fulco è il fulcro dell’operazione “Nuova linea” che ha scosso il comune di Scilla.

Fulco che nelle vene porta il sangue del boss Giuseppe Nasone defunto, era il reggente della cosca dopo aver scontato quasi 20 anni di carcere per mafia. È tornato nel 2018 imponendo il suo ruolo sul territorio scillese e riprendendo il comando della cosca Nasone-Gaietti. L’uomo, una volta riprese le redini della locale di ‘ndrangheta ha imposto il suo potere su lavori pubblici e commercio. Tutto estendendo il suo controllo fino a Bagnara dove, i commercianti erano costretti a rivolgersi alla sua pescheria per vendere il pesce a Scilla.  

Voto di scambio

E nelle informative dei carabinieri si legge come l’attuale amministrazione avrebbe beneficiato dei voti della ‘ndrangheta. «I voti sono comunque tutti canalizzati verso Pasqualino Ciccone il quale una volta eletto, evidentemente conscio dei rischi che corre nel relazionarsi con la ‘ndrangheta taglia i ponti e non rispetta l’accordo stipulato prima della tornata elettorale proprio con Giuseppe Fulco.

Il sindaco si limita ad interloquire con la ‘ndrangheta attraverso Giuseppe Maria Fontana ed il fratello Gaetano Ciccone. Quest’ultimo in quanto esercita la professione di avvocato ha maggiore possibilità di interloquire con esponenti della malavita scillese senza dare nell’occhio». Il primo cittadino, dunque, non si interfaccerà con il boss ma sarà il fratello Faetano Ciccone a mantenere i rapporti.

Le pressioni dei Paladino a Ciccone

Ma a finire al centro delle pressioni del boss Fulco tramite i fratelli Paladino è stato proprio il sindaco Ciccone in merito alla “procedura di evidenza pubblica per l’assegnazione di nuove concessioni demaniali marittime previste nel piano comunale di spiaggia”.

Dalle carte si evince come il sindaco Ciccone è stato più volte avvicinato dagli imprenditori Paladino Giuseppe, Giovanni e Rocco interessati alla gara pubblica. Gli stessi «esercitavano pressioni sul primo cittadino affinché facesse inserire nel bando di gara un limite alla percentuale di rialzo del canone demaniale marittima.

Bruno Doldo in qualità di responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Scilla al fine di favorire i fratelli Paladino e in accordo con essi contrariamente a quanto richiesto dal sindaco Ciccone inseriva nel primo bando un limite alla percentuale di rialzo del canone demaniale marittima. Quindi, nel secondo bando di gara pur eliminando il predetto limite, inficiava l’effettiva rilevanza del requisito prevedendo, per la percentuale di rialzo maggiore, l’attribuzione di solo quattro punti».

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