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Certificazioni false all’Ospedale di Locri, per il primario erano «solo opere di bene»

Le intercettazioni rivelano quanto accadeva tra le corsie del nosocomio

Certificazioni false all’Ospedale di Locri, per il primario erano «solo opere di bene»

Un’attività investigativa volta a far luce su un «diffuso mal costume all’interno dell’ospedale di Locri. Alcuni medici, mercanteggiando la funzione certificatrice loro attribuita dall’ordinamento, rilasciavano false certificazioni mediche ai privati nella consapevolezza dell’impiego delle stesse in pratiche assicurative o in procedimenti per il riconoscimento della pensione d’invalidità o, vieppiù, del loro utilizzo nei giudizi civili o penali». Lo scrive il gip di Locri Federico Casciola nell’ordinanza di custodia cautelare emessa oggi nell’ambito dell’inchiesta “Sua sanità”.

«Quadro desolante»

Ma il quadro di quanto accadeva tra le corsie del nosocomio locrese lo danno le tante intercettazioni. Per gli inquirenti «il narrato intercettivo ha restituito un’immagine desolante di alcuni reparti dell’ospedale di Locri. I cui medici e Responsabili hanno abdicato ad un corretto esercizio dei poteri autoritativi e certificativi loro attribuiti dall’ordinamento a vantaggio dell’interesse di alcuni privati, oltre che di un proprio tornaconto in termini di dazioni di denaro o altre utilità – quali controprestazioni per uno o più atti contrari ai doveri d’ufficio.

«Pratica della tangente»

Emergeva, quindi, l’esistenza di una consolidata pratica della tangente, ossia la tendenza ad un diffuso mercanteggiamento della funzione pubblica. Nota ai privati che sapevano di poter conseguire certificazioni compiacenti rivolgendosi tanto a Lascala Filippo quanto a Bombara Antonio, medici del reparto di Psichiatria.

Il primo, poi, lungi dall’attuare la pratica dell’imbroglio’ solo nella branca di sua competenza, si mostrava capace di interferire nell’attività di altri medici, parimenti operanti nel medesimo nosocomio, ma in reparti differenti, quali quello di Ortopedia, Otorinolaringoiatria, Fisiatria, Ortopedia, Diabetologia oltre che presso il laboratorio di analisi».

Lo psichiatra e le “ricettelle”

Ma è il ruolo centrale dello psichiatra Lascala ad aver portato gli inquirenti a valutare come «Lo stesso denigrava quei colleghi che si limitavano a fare delle false “ricettelle”. Chiarendo che, diversamente, con le sue false certificazioni i pazienti riuscivano a conseguire consistenti pensioni d’invalidità in danno dell’IN.P.S. “il dottore Lascala ti regala 10.400, in tre anni sono… 10 e 4, 10 e 4 e 10 e 4 sono… sono 31.000…. il dottore Lascala ti da un assegno di 31.000 euro… è più forte il dottore qua che ti da 31.000 euro o quello con un’ecografia di 50 euro?… oppure quello che ti dice a “ricettella”. Di che ca… volete che parliamo, la cop… del ca…?».

«Il Dio dell’inganno»

Quello che emerge dalle intercettazioni è «Il potere di detto medico all’interno del reparto di Psichiatria e, più diffusamente, nell’ospedale di Locri, è ben descritto dalla frequente attribuzione a sé dell’appellativo “Dio”, egli, infatti, si è autodefinito “Dio dell’inganno”. Addirittura confessando, in un caso, che un falso cosi spudorato “solo il Padre Eterno lo avrebbe fatto”.

Anche i pazienti riconoscevano la sua posizione di superiorità in ragione delle pensioni miracolose che permetteva loro di conseguire, egli stesso ammetteva “il dottore Lascala è un intrigo continuo, Dio, sono un bipolare, un Dio mi cantano la gente, mi osannano”.

Ancora, nel rappresentare quanto a lui detto da un paziente, riferiva “dottore voi ci avete fatto la cosa più bella, di fargli un palazzo ai nostri figli e di non lavorare più e noi a vita… voi siete il nostro Dio, mentre un altro lo aveva definito addirittura “missionario”. Del resto, lo psichiatra in tale attività falsificatrice esaltava la sua posizione di benefattore osservando “facciamo opere di bene”? Ancora, “il Signore mi ha voluto ancora qua per aiutare le persone che veramente hanno bisogno”. E, da ultimo, “a quanti ho scritto, gente che sono tutti pensionati. San Filippo Lascala, San Filippo Lascala”».

«Lo spirito di carità»

È venuto a galla che nulla «veniva fatto per spirito di carità. Né sarebbe legittimo fare beneficenza con i soldi dei contribuenti. E, a fronte della sua disponibilità a redigere false certificazioni mediche, Lascala Filippo pretendeva ‘rispetto’ tanto che, in almeno un’occasione, è stato registrato rimproverare un privato per non essersi ‘messo a disposizione ricambiando l’utilità conseguita».

E questo è solo uno stralcio delle intercettazioni riportate nelle carte dell’operazione della guardia di finanza che ha colpito il presunto sistema di certificazioni false all’Ospedale di Locri.

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