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Reggio, il Museo diventa “custode” di palazzo Piacentini: oggi la consegna da parte del Demanio – VIDEO

Sulla terrazza panoramica questa mattina la sottoscrizione dell’atto. A precederla un momento di approfondimento sulla storia dell'edificio, del suo illustre padre e dell'istituzione culturale che da sempre ha ospitato

Reggio, il Museo diventa “custode” di palazzo Piacentini: oggi la consegna da parte del Demanio – VIDEO

Il Comune resta proprietario e il Museo diventa custode di un bene concesso in uso governativo dal Demanio dello Stato. Ecco la nuova configurazione dello storico palazzo Piacentini, sede del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Una configurazione aggiornata all’autonomia di cui è stato dotato il museo di Reggio già nel 2014. Essa si innesta in una storia antica di accordi istituzionali iniziata nel 1948 e finalizzata alla piena fruizione dei tesori esposti e provenienti dal ricco museo civico di Reggio Calabria. Un patrimonio impreziositosi negli anni Ottanta, dall’arrivo, dopo il restauro dei celebri e straordinari Bronzi di Riace.

Questa mattina la terrazza panoramica del Museo ha fatto da cornice alla sottoscrizione del verbale di consegna in uso governativo dello storico palazzo Piacentini, dal Demanio al Museo. Ad apporre la firma Antonio Arnoni, responsabile del servizio territoriale Città Metropolitana di Reggio Calabria dell’agenzia del Demanio, e Fabrizio Sudano, direttore del Marc. A sigillo anche la firma del direttore regionale del Demanio, Vittorio Vannini. Presente il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà e la vicedirettrice regionale dell’agenzia del demanio, Teodora Neri.

Nuovo slancio per il Museo

«Si riafferma con questo atto amministrativo la nostra volontà di essere autonomi in tutto e per tutto. Riconosciamo, ovviamente, la proprietà del Comune – ha spiegato il direttore del museo Fabrizio Sudano – e sempre in sinergia con l’amministrazione comunale e con i funzionari del Demanio, con i quali abbiamo ricostruito la storia di questo palazzo per nulla scontata, opereremo. Ci assumiamo oggi una grande responsabilità. Una giornata importante, direi, storica che riannoda i fili degli ultimi 70 anni. Con la legge n. 136 del 16 aprile 1954, l’Ente comunale cedeva il diritto d’uso del Palazzo all’allora Ministero per la Pubblica Istruzione per la “Istituzione di un Museo nazionale in Reggio Calabria”.

Questo giorno per noi è un nuovo punto di partenza. La nostra attività di valorizzazione, per creare sviluppo e crescita nel segno della storia e della cultura, proseguirà e sarà articolata su tanti fronti. Certamente procederemo al più presto con l’accatastamento dell’intero palazzo, un’attività essenziale che dalla sua riapertura non è stata ancora eseguita. Un passaggio che ci consentirà anche di sbloccare la situazione di questa terrazza. Appalteremo il bando che dovremo pubblicare per la sua gestione e faremo tutto il necessario affinché anche questo spazio al più presto possa divenire pienamente fruibile». Così ha spiegato ancora il direttore del Museo Fabrizio Sudano.

Reggio, una città e una storia di grande rilievo

«Questa è una giornata importante per la città di Reggio Calabria di cui fin da subito si riconobbe l’importanza con la sua storia tremillenaria. Il nuovo direttore del museo ha voluto fin da subito come primo atto approfondire lo stato dell’arte instaurando con i nostri uffici un fruttuoso rapporto di collaborazione. Un dialogo che ci porta oggi a sottoscrivere questo verbale di consegna. Un passaggio amministrativo, quindi burocratico, di grande valore culturale. I beni che sono esposti qui sono le tracce della storia della Magna Grecia in questo lembo d’Italia». Così il direttore regionale del Demanio, Vittorio Vannini.

«Concordo con il direttore del Museo. Questo è un giorno di nuova partenza e nuovi traguardi. Risale al 1948 la decisione di concedere in uso perpetuo allo stato il palazzo e i suoi tesori allo Stato. Nel 1954, settant’anni fa, la nascita del museo di Reggio e nel 1970 una nuova convenzione. Essa concedeva l’intero palazzo in uso al, nel frattempo subentrato, ministero della Cultura. Una storia antica che in realtà quest’anno segna anche un centenario: quello della norma in forza della quale oggi sottoscriviamo questo verbale». Così Antonio Arnoni, responsabile del servizio territoriale Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Il Museo nella sua Città

«Oggi colmiamo un vulnus e facciamo chiarezza su chi deve fare cosa. Un atto amministrativo importante – ha spiegato il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà – che si inserisce nel solco di un importante collaborazione già intrapresa con il museo. Uno dei frutti questa collaborazione sarà anche l’esposizione nella zona del futuro Tempietto di alcuni reperti. L’area che immaginiamo in quella parte della città, infatti, sarà dedicata allo sport, alla socialità ma anche alla cultura, alla storia e all’arte.

Rimuovendo nell’apposita area le transenne, al di là del lavoro complessivo del cantiere che proseguirà, contiamo di inserire già per la prossima estate reggina anche questa esposizione. Essa sarà, altresì, arricchita anche dal basolato lavico proveniente dal Corso e da altre vie della città, adesso conservato deposito delle ex ferrovie dello Stato oggi di proprietà comunale alle spalle dello stadio. Con esso realizzeremo un percorso proprio intorno al basamento di questo “tempio espositivo”». Così il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.

Prima della sottoscrizione del verbale di consegna, illustrata anche la storia del palazzo, del suo illustre padre Marcello Piacentini e dell’istituzione culturale che da sempre ha ospitato in riva allo Stretto. Sono intervenute, la funzionaria architetta del museo Elena Nicolò, e per conto dell’agenzia del demanio, le funzionarie tecniche e architette Emilia Pinnisi ed Emanuela Pelle. Ha concluso Giuseppina De Marco, professoressa di Elementi di Architettura e Urbanistica, presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.

Il primo in Europa

«Questo palazzo fu progettato per la prima volta da Marcello Piacentini ricevette l’incarico dal podestà di Reggio Calabria nel 1931. Quello di Reggio Calabria fu il primo museo in Europa ad essere allestito in un palazzo progettato con la destinazione alla sua funzione museale. In altri paesi d’Europa esistevano musei in contenitori ottocenteschi o rifunzionalizzati rispetto alla loro destinazione originaria. Questo edificio venne progettato da Piacentini proprio per ospitare il museo di Reggio Calabria. Il percorso fu scandito da varie vicende.

Piacentini era l’architetto più richiesto in Italia in Europa. Nel 1931 – ha spiegato la professoressa Giuseppina De Marco – aveva contemporaneamente anche l’incarico anche per il tribunale di Milano e aveva dei progetti all’estero. Pertanto ritardò la consegna. Il primo progetto che elaborò era veramente innovativo. Prevedeva la progettazione di un edificio e del suo intorno quindi la possibilità di esporre le sculture anche all’aperto, con una concezione veramente contemporanea dello spazio urbano.

Purtroppo l’ufficio dei Lavori Pubblici del Ministero bocciò il progetto perché ritenuto non stabile e sicuro dal punto di vista sismico. Alla fine il progetto definitivo fu frutto di molte modifiche ma rimaneva comunque il progetto di uno dei musei più belli d’Europa. In visita a Reggio Calabria Ernest Langlotz, archeologo e storico dell’arte in visita a Reggio Calabria nel settembre del 1949 commentò: “Reggio possiede, in questa costruzione già compiuta, il museo più moderno, meglio illuminato e più efficacemente organizzato d’Europa”».

Reggio, la città Risorta

«La risorta città di Reggio Calabria è perfettamente consapevole dei doveri che le derivano dal prestigio del suo glorioso passato e dai compiti di alta civiltà e cultura che le spettano nel presente febbrile rinnovarsi della vita italiana. Volendo, pertanto, assicurare durevolmente al proprio organismo urbano una istituzione culturale e scientifica che sintetizzi e caratterizzi, di fronte al mondo degli studiosi ed alle generazioni che verranno l’essenza storica della sua civiltà tremillenaria, decise a suo tempo di costruire un grandioso e dignitoso edificio da sistemarsi a sede del Museo Nazionale. Lo fece su suolo comunale, in una delle zone più belle della panoramica via Marina. Lo finanziò con le somme derivanti dai diritti a mutuo sugli edifici di proprietà distrutti dal terremoto somme integrate con i proventi delle addizionali e da altri contri buti statali.

Fu spinta anche dal desiderio di confermare in maniera concreta ed inequivocabile le sollecitazioni che essa ha sempre avute e gli sforzi tenacemente sostenuti e felicemente superati, anche nei momenti peggiori, per ogni seria iniziativa.

Ed affinché nel presente e nell’avvenire rimanga inalterato e fecondo di bene tale nobile proposito, viene stabilita la presente convenzione col Ministero della Pubblica Istruzione, Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti». È quanto si legge nella convenzione stipulata il 22 maggio 1948 tra il Comune di Reggio Calabria e la Direzione Generale dell’Antichità dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione. Essa prevedeva la cessione in uso a quest’ultimo e l’acquisizione delle collezioni del Museo Civico.

Un padre illustre

«Fu il primo palazzo destinato a museo ad origine ad essere inaugurato in Europa. Abbiamo, considero anche me nonostante non sia reggina, questo primato. Abbiamo ricevuto applausi da tutto il mondo, con lettere dall’America, con richieste di potere visitare il museo per poter apprendere ed emulare il sistema espositivo, di cui ora non vi è più traccia. I lavori di ristrutturazione del 2009 hanno azzerato tutto quello che c’era in antico. Vorrei, infine ricordare che Marcello Piacentini fu il più importante strutturista non solo d’Italia ma a livello internazionale. Partecipò anche al concorso internazionale per la progettazione del grattacielo del Chicago Tribune in America dopo l’incendio del 1881». Così ha concluso Giuseppina De Marco, professoressa di Elementi di Architettura e Urbanistica, presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria.

La storia del museo

Il Museo Archeologico Nazionale nasce dalla fusione del Museo Statale con il Museo Civico di Reggio Calabria, inaugurato il 18 giugno 1882 per custodire i numerosi e preziosi reperti archeologici. L’iniziale sede allocata presso i locali della biblioteca Comunale, presto non fu sufficiente ad accogliere tutti i reperti. Così tra il 1887 e il 1889 fu trasferito in un edificio posto accanto alle terme romane. Rimase seriamente danneggiato dal terremoto del 1908.

Fu Paolo Orsi, nel frattempo nominato primo Soprintendente agli Scavi della Calabria, a dare impulso al nuovo iter per la rinascita del museo. Il 22 maggio 1948 venne stipulata una convenzione tra il Comune di Reggio Calabria e la Direzione Generale dell’Antichità dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione. Prevedeva, altresì, l’acquisizione delle collezioni del Museo Civico, così soppresso.

Aperto parzialmente al pubblico nel 1954 fu inaugurato nel 1959. Nel 1981 con i Bronzi di Riace arrivò la sezione di archeologia subacquea. Al secondo piano era custodita la preziosa raccolta di quadri appartenenti al Museo Civico, che oggi è possibile ammirare nella vicina Pinacoteca Comunale.

Nel 2009, infatti, il Museo è stato chiuso per un restauro che ha lo trasformato e che ne ha mutato anche la dimensione espositiva. Esso è stato definitivamente riaperto al pubblico nel 2016. L’elemento principale dell’allestimento attuale è il nuovo assolato cortile interno, la piazza intitolata alla memoria Paolo Orsi. Il soffitto è in vetro trasparente, sostenuto da una struttura tecnologicamente avanzata.

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