giovedì,Agosto 11 2022

Coronavirus Calabria, guardare al presente per preparare il futuro

Le proposte di Comunità competente per superare l'emergenza Covid-19 in Calabria e avviare un nuovo modello di servizio sanitario regionale nonostante la "desertificazione" della medicina territoriale

Coronavirus Calabria, guardare al presente per preparare il futuro

di Rubens Curia* – I Decreti Legge 14/20 e 18/20 del Governo Conte, la Circolare del Ministero della Salute del 25 marzo scorso e alcune proposte di “Comunità Competente” presenti nel “ Documento elaborato il 14 luglio 2019, se attuate nella loro interezza, potrebbero contribuire a far superare alla Calabria l’emergenza COVID-19 e ad avviare un nuovo modello di Sevizio Sanitario Regionale dove l’Assistenza Ospedaliera, la Prevenzione e la Medicina Territoriale siano parimenti valorizzate.

Il Piano di rientro dal debito e management incapaci hanno accentuato le discrasie di cui soffriva la sanità calabrese, infatti la maggioranza dei Presidi Ospedalieri sono inadeguati strutturalmente e con tecnologie obsolete e la Medicina Territoriale è stata gradualmente “desertificata” obbligando gli Ospedali a surrogarla. Alcuni dati come la mobilità passiva che annualmente vede oltre il 20% dei calabresi curarsi fuori regione, la riduzione del Personale di 3.343 unità al 4° trimestre del 2019, il mancato adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza ( LEA ) in alcune prestazioni fondamentali quali: le “cure domiciliari”; gli Screening Oncologici (Carcinoma del colon-retto/Carcinoma della mammella/ carcinoma della cervice dell’utero); la ricomposizione della frattura del collo del femore in ultra65enne, l’Emergenza-Urgenza e altri ci obbligano a attuare una “Riforma” che riorganizzi la Spedalità Pubblica e Privata accreditata in Aziende Sanitarie Ospedaliere (ASO) e la Medicina Distrettuale, la Prevenzione e la Specialistica ambulatoriale in Aziende Sanitarie Territoriali (AST). Purtroppo, la pandemia COVID-19 ha trovato i nostri ospedali, tranne i tre HUB, disarmati, addirittura alcuni di questi privi di una TAC o con telecomandati a raggi x malfunzionanti, con forte carenza di personale nelle Virologie e nei Laboratori di patologia clinica (Medici/Biologi/Tecnici di laboratorio), nelle Radiologie, nelle Unità di Terapia Intensiva, di Malattie Infettive e nei Servizi di Igiene Pubblica impegnati nelle indagini di campo dei contatti dei pazienti COVID-19 positivi.

LE PROPOSTE

1) Rideterminazione dei Piani del fabbisogno del personale delle Aziende Sanitarie.

L’articolo 3 del D.L.14/20 prevede una riscrittura dei “Piani Regionali” alla luce dei bisogni di salute prodotti dalla pandemia, infatti, per alcuni aspetti, i “Piani Aziendali” pervenuti entro il 29 febbraio al Dipartimento Tutela della Salute sono insufficienti nel dare risposte adeguate alla “Fase 2” del Covid-19 che prevederà un sensibile aumento dei tamponi da effettuare, costanti controlli sui luoghi di lavoro, monitoraggio dei pazienti positivi, incremento delle cure domiciliari, una particolare attenzione al “Piano nazionale della cronicità” e altro. E’ evidente che mancheranno i biologi e i tecnici delle Virologie e dei Laboratori di Patologia clinica, gli operatori sanitari del Dipartimento di Prevenzione che lavorano nell’Igiene Pubblica impegnati nelle “indagini di campo” e negli SPISAL che dovranno garantire il rispetto delle norme che tutelano i lavoratori nei luoghi di lavoro, gli operatori sanitari delle Terapie Intensive e delle Unità di Malattie Infettive dei Servizi di Radiologia e altri…

2) Aumento delle ore di specialistica ambulatoriale

L’articolo 5 del D.L. 14/20 prevede l’aumento del monte ore. In Calabria sono anni che non si bandiscono, in alcune Aziende, le ore dei medici specialisti andati in pensione, nella sola ASP di Reggio Cal. oltre 1.100 ore. Infatti, nell’ultimo verbale del “Tavolo Adduce” è scritto che al 31 dicembre 2018 vi è stato un risparmio di 1 milione e 40mila euro. Sarebbe sufficiente bandire le ore perdute, ciò consentirebbe di assegnare nei Presidi Ospedalieri e negli Ambulatori Territoriali gli specialisti necessari anche alfine di ridurre le “Liste d’attesa” che nella “Fase 2” avranno un notevole “rimbalzo” dopo oltre due mesi di sospensione delle “attività ordinarie.”

3) Incremento delle “Cure Domiciliari”.

I D.D.L.L. Conte e la Circolare Del Ministero del 25 marzo prevedono che, aldilà delle Unità Speciali di Continuità Assistenziali, siano potenziate le “prestazioni sanitarie e socio-sanitarie a domicilio in favore di persone con disabilità che presentano condizioni di fragilità e comorbilità”. L’Assistenza domiciliare integrata è la modalità privilegiata di intervento per rispondere ad esigenze complesse soprattutto degli anziani affetti da patologie croniche, poiché permette l’erogazione di prestazioni sanitarie favorendo il mantenimento del paziente nel contesto abitativo e familiare; a tal proposito, ricordo che in Calabria risiedono 414.000 ultrasessantacinquenni su una popolazione complessiva di 1 milione 950mila abitanti e che è la Regione con la più alta percentuale (23,8%) di persone con almeno due patologie croniche. Purtroppo ,la nostra Regione è inadempiente rispetto a questo LEA, previsto dall’articolo 22 del DPCM12/1/2017, a causa, anche, della sospensione delle “Cure Domiciliari”, da oltre 18 mesi, presso l’ASP di Reggio Cal. Sarebbe importante, inoltre, tenuto conto della Circolare del Dipartimento della Salute del 18/3/20, attivare, finalmente, in tutta la Regione, le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) che valorizzerebbero (h12 e h 24) il ruolo dei MMG, degli Specialisti ambulatoriali, dei PLS e dei Medici di Continuità Assistenziale, specialmente nelle aree disagiate e pedemontane . Queste Strutture Sanitarie Territoriali Intermedie con la medicina generale in gruppo e la telemedicina potranno gestire i percorsi assistenziali dei pazienti soprattutto anziani. Ciò consentirebbe, inoltre, ai MMG, di concerto con i medici ospedalieri di elaborare “Percorsi diagnostici Terapeutici Assistenziali” (PDTA) affinché la maggioranza dei pazienti, soprattutto cronici, non sia ospedalizzato. Inoltre, è necessaria una profonda innovazione organizzativa che garantisca il “Transitional Care”, ovvero, le cure di transizione dall’ospedale al territorio tramite le “dimissioni protette” in cui svolge un ruolo fondamentale, tra gli altri, la figura dell’assistente sociale dell’Azienda Sanitaria.

4) Edilizia Sanitaria e Tecnologie Sanitarie

Gravi sono i ritardi che si sono accumulati nella utilizzazione dei finanziamenti finalizzati per la costruzione dei “Nuovi Ospedali”, per la riconversione di ex ospedali zonali in “Case della Salute” di cui sono rimasti 49 milioni e 315 mila euro e per la messa a norma di alcuni Ospedali; in alcuni casi i fondi risalgono a 22 anni orsono (Locri/ Delibera CIPE 1998!). Riteniamo, come Comunità Competente, che sia urgente dare un forte segnale di “cambio di passo” ai calabresi, perché le condizioni di alcuni Presidi sono da Terzo Mondo. Per quanto attiene le Tecnologie biomedicali chiediamo che il “Programma di ammodernamento tecnologico” di cui al DCA 183/19 finanziato con fondi previsti dalla Legge 60/19 pari a euro 82.164.205,00 e 4.324.431,84 a carico della Regione venga, finalmente, implementato con il conseguente acquisto di TAC, RMN, Mammografi e altro. Bisogna fare presto!

5) Attuazione del “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID -19 negli ambienti di lavoro”

Bene ha fatto la Regione ha istituire un “Tavolo” che governi questo delicato aspetto che oltre a avere implicazioni di tutela della salute dei lavoratori ha importanti ricadute economiche. Sappiamo che in Calabria il lavoro nero è fortemente presente per cui è fondamentale una stretta collaborazione tra Ispettorati del lavoro, Forze dell’Ordine e SPISAL che, purtroppo, in questi anni hanno subito un depotenziamento del Personale, pertanto è necessario incrementare le unità tramite una rideterminazione del Fabbisogno del personale come richiesto al punto 1.

6) Organizzazione della “Rete Regionale Territoriale per le Demenze (RDD) In Calabria abbiamo una epidemia parallela con un considerevole impatto socio-sanitario che è rappresentata dalle demenze con circa 28.000 casi attesi; la Regione ha istituito il 10/09/18 un ” Tavolo Tecnico” che, tra l’altro, doveva rimodellare la funzione dei nuovi “ Centri per il Deterioramento Cognitivo e le Demenze” ( CDCD ). E’urgente mettere in campo una “Rete” di Servizi Sanitari integrati con la rete sociale per la presa in carico globale del

6) Organizzazione della “Rete Regionale Territoriale per le Demenze (RDD) In Calabria abbiamo una epidemia parallela con un considerevole impatto socio-sanitario che è rappresentata dalle demenze con circa 28.000 casi attesi; la Regione ha istituito il 10/09/18 un ” Tavolo Tecnico” che, tra l’altro, doveva rimodellare la funzione dei nuovi “ Centri per il Deterioramento Cognitivo e le Demenze” ( CDCD ). E’urgente mettere in campo una “Rete” di Servizi Sanitari integrati con la rete sociale per la presa in carico globale del paziente e della sua famiglia. Dobbiamo e possiamo far presto tenuto conto, anche, delle grandi qualità professionali che operano nel “Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme.

7) Tutelare la salute dei lavoratori stagionali provenienti dall’Africa subshariana

Un gran numero di lavoratori stagionali provenienti dall’Africa subsahariana continua a trovarsi in gravi condizioni socio-abitative, esasperate dalla situazione attuale legata all’emergenza COVID-19. A dieci anni dalla rivolta di Rosarno del 2010 e a seguito dello sgombero della vecchia baraccopoli di San Ferdinando avvenuto nel marzo del 2019, il problema della residenza e dell’inserimento socio-abitativo e lavorativo non è stato risolto. Ciò, ovviamente, ha comportato conseguenze sempre più problematiche sullo stato di salute delle persone. Attualmente, l’insediamento più cospicuo di lavoratori stagionali, circa 450 persone, si concentra all’interno della nuova tendopoli ministeriale di San Ferdinando, situata all’interno della zona industriale, a ridosso del porto di Gioia Tauro.

Vi è, inoltre, il campo container di Contrada Testa dell’Acqua, a Rosarno. Altri ancora, si distribuiscono nel territorio della Piana di Gioia Tauro in maniera sempre più disomogenea e precaria, vivendo tendenzialmente all’interno di baracche o casolari abbandonati all’interno delle campagne dei comuni di Taurianova, Rizziconi, Rosarno, Gioia Tauro e Laureana di Borrello. Le condizioni all’interno di molti di questi insediamenti, quali la sussistente precarietà o la mancanza dei servizi basilari (elettricità, acqua corrente, riscaldamenti, servizi igienici, etc.), l’impossibilità di una corretta sanificazione degli spazi e il sovraffollamento, non permettono alle persone di attenersi alle regole igienico-sanitarie fondamentali indicate dal Ministero della Salute e dalla Regione a seguito dell’emergenza COVID-19. Per tale motivo, è necessario che le istituzioni attuino delle misure d’intervento in maniera urgente e strutturata al fine di contrastare tali criticità e tutelare la salute di tutti. L’ambulatorio EMERGENCY di Polistena collabora con la Sanità pubblica dell’ASP di Reggio Cal. e offre la propria disponibilità a supporto delle istituzioni al fine di discutere delle misure da adottare per affrontare tale emergenza. Nel frattempo, l’ambulatorio continua a svolgere la propria attività offrendo un servizio di medicina generale, prestazioni infermieristiche, orientamento socio-sanitario e supporto psicologico. Tali prestazioni sono gratuite e rivolte a tutti, in particolare alle persone indigenti e appartenenti alle fasce più vulnerabili della popolazione. Già dall’inizio dell’emergenza COVID-19 è stata predisposta un’area di triage sia all’esterno dell’ambulatorio che alle fermate presenti all’interno della Piana di Gioia Tauro, dove viene effettuato un servizio navetta due volte al giorno. Una equipe composta da sanitari, mediatori culturali e un logista, attualmente svolge soprattutto un’attività di monitoraggio, informazione e prevenzione. Al fine di prevenire il contagio viene effettuata, inoltre, la consegna di prescrizioni e farmaci per i pazienti cronici e più vulnerabili nei pressi delle fermate o del loro domicilio. Alfine di sostenere e rafforzare le attività di prevenzione e assistenziali svolte da Emergency, d’intesa con il Dipartimento di Prevenzione Aziendale, potrebbero essere utilizzate le Unità Speciali di Continuità Assistenziali ( USCA) di Rosarno e Taurianova previste dal DPGR n° 25 del 29 marzo 2020.

La terribile vicenda della RSA di Chiaravalle ci deve insegnare che la sorveglianza attiva, la formazione del personale, la disponibilità e il corretto uso dei DPI sono fondamentali per governare positivamente la “2°Fase del COVID-19. Poiché sarebbe un grave errore inseguire il virus, dobbiamo impegnarci a precederlo impedendo che si sviluppino focolai tra i soggetti più deboli, tra i senzavoce quali sono i pazienti che sono in cura presso i Servizi di Salute Mentale o si trovano nelle oltre 50 Strutture Residenziali Psichiatriche. E’ tempo di incrementare il personale, opportunamente formato, per garantire gli interventi d’equipe, incoraggiare la “residenzialità leggera”, prevedere “Accordi di programma con i Comuni “e il mondo della cooperazione sociale per creare opportunità di lavoro per le persone che vivono la condizione della sofferenza mentale e delle dipendenze coinvolgendo le famiglie di questi pazienti.

Come Comunità Competente scrivevamo nel luglio 2019 che uno dei nostri obiettivi era di: “dare un contributo nell’ambito di un dibattito per una “nuova cultura della tutela della salute” che valorizzasse in egual misura l’Assistenza Ospedaliera e la Medicina del Territorio tenendo conto del ruolo dei “determinanti sociali di salute” che incidono fortemente sul benessere della popolazione. La tutela della salute si intreccia con le politiche della casa, con la gestione dell’ambiente, con le politiche per il lavoro, con il ruolo della scuola e tanto altro. Pertanto, è fondamentale sostenere le “reti sociali” che favoriscono il diritto al lavoro, alla casa, a una socialità significativa dove la “presa in carico” della persona deve avvenire con percorsi flessibili che mettono insieme diverse professionalità e Servizi.”

Crediamo che la pandemia del COVID-19 ci stia insegnando che nulla sarà come prima, chi reputa che è sufficiente rimettere le lancette dell’orologio al 21 febbraio credendo di avere fatto un incubo, tra qualche anno vivrà un incubo peggiore.

Abbiamo l’occasione di ripensare una sanità a misura d’uomo, non sprechiamola.

*Portavoce di Comunità competente

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