venerdì,Aprile 16 2021

«Aggressione ai vigili? Al mio assistito offese e calci»

La versione dell'avvocato del presunto aggressore e la posizione in merito della Cisl

«Aggressione ai vigili? Al mio assistito offese e calci»

Riceviamo e pubblichiamo la nota a firma dell’avvocato Beatrice Saraò, in merito ai fatti riguardanti l’aggressione subita dal comandante della polizia municipale di Reggio Calabria:

Sono costretta ad intervenire in merito alla vicenda dell’aggressione ai Vigili, della quale avete riferito giorno 18 del mese andante, al fine di tutelare l’onore, il decoro e la dignità del mio assistito e della sua famiglia, nonché per riferire l’autentica verità fattuale, clamorosamente sottaciuta dal comunicato diffuso dal Corpo dei Vigili Urbani di Reggio Calabria, votato alla falsità istituzionale.

Va subito detto che il violento, presunto aggressore è il Sig. A.L. (56 anni), invalido al 100%, afflitto da patologie di ordine psichiatrico ed anche epilettiche, che, nel caso di specie, è stato vittima del modus operandi arrogante ed aggressivo da parte del Comandante della Polizia Municipale Zucco, ed altri vigili. Il “pool” della P.U., nel corso del controllo, a conclusione del quale il mio patrocinato non è stato sanzionato perché, in compagnia della figlia, legittimamente si trovava fuori dall’abitazione domestica, ha contestato al mio sbigottito cliente l’avvenuta scadenza della patente di guida, ancorché il rinnovo della stessa, in virtù della recente circolare n. 9209 del 19/03/2020, è stato differito al 31/08/2020.

Nel contesto della discussione che è sorta agli agenti in divisa si è aggiunto un altro, in abiti borghesi, il Com.te Dott. Zucca, che non si qualificava, ma si distingueva per le gravi offese consumate con toni arroganti, ingaggiando una colluttazione con lo spaesatissimo cittadino, finito fatalmente a terra ed anche ivi ripetutamente colpito con violenti calci. Non a caso, dopo le ripetute ed accorate richieste della figlia dello stesso, “l’aggressore” veniva accompagnato al pronto soccorso attraverso il 118 ove, sottoposto ad esame strumentale, allo stesso veniva diagnosticata: “frattura emipiatto tibiale esterno ginocchio destro, valido trauma contusivo distorsivo caviglia destra, con infrazione malleolo pebonealearda”, con prognosi di ben trenta giorni, salvo complicazioni.

Ai vigili, invece, sono state rilasciate certificazioni con una prognosi di quindici giorni. Questa la fonte genetica dei fatti ex adverso riferiti in maniera fuorviante, bizzarra e stravagante, tacendo, prudentemente, con evidente avversione per la sacrosanta verità, tutti gli elementi accertati, verificati, ma perseguendo fini fraudolenti, clamorosamente taciuti. Infatti, il Magistrato, autenticamente terzo, Dott. Pirruccio, dopo aver visionato la certificazione medica prodotta dalla Polizia Municipale e dal mio difeso, che ha sollevato non pochi dubbi sulla dinamica ed anche perché gli Agenti, pur diagnosticati guaribili in quindici giorni, non presentavano neanche un livido, graffio o contusione, dopo aver rigettato la richiesta di sottoposizione dell’arrestato a misura cautelare, il Magistrato ha doverosamente trasmesso le carte mediche alla Procura della Repubblica in sede.

Perché disponga opportuni e doverosi accertamenti in ordine ai certificati rilasciati al Comandante ed ai Vigilo, dai medici del Pronto Soccorso del GOM, nonché, sulla singolare circostanza che, per come risulta, dalle carte prodotte dagli stessi Vigili, il mal capitato A.L. sarebbe finito in ospedale per via di un fantomatico “incidente stradale”, mentre la nutrita “equipe” municipale perché “massacrata” dall’incidentato, immaginario, aggressore. In questa torbida cornice, non posso sottacere la sospetta celerità che ha scandito l’espressione di ceca solidarietà alla P.U., con la quale sono precipitosamente intervenuti il Sindaco, Giuseppe Falcomatà, e l’Assessore al ramo, Antonino Zimbalatti, che, con fredda ostilità verso la verità, e senza la ben che minima, doverosa ed opportuna verifica, hanno temerariamente condiviso e sottoscritto, a prescindere, l’incredibile teatralità dei Vigili operanti.

Inciampando clamorosamente, specialmente il Sindaco, in un crescendo di maligni intrighi, e fra questi torreggiano quelli di “aver deciso di regolare con calci e pugni il conto della multa fatta per aver guidato quando non doveva, persino con la patente scaduta e con la figlia a bordo. Una follia”. Proprio una follia dei vertici istituzionali cittadini, sempre e comunque, ossessionatamente impegnati nell’affannosa ricerca di spazi mediatici, inseguiti senza un barlume di intelligenza, vista la dilagante falsità ed irreale, fantasiosa ricostruzione, a tavolino, disancorata dal benché riscontro fattuale. Ma nonostante ciò, il Sindaco Falcomatà non ha esitato, fanciullescamente, a diffondere in rete la sua infida, ingannevole, contraffatta ricostruzione della subdola vicenda. Forse, e senza forse, aveva ragione il grande Nicola Giunta quando, fra l’altro, scrisse che in questa città “su tutti storti ammanicati ddritti”.

In merito alle dichiarazioni dell’avvocato Saraò, si pubblica la replica giunta dalla Cisl a firma di Giuseppe Falcone e Vincenzo Sera:

Vi è da premettere che sin dalla dichiarata emergenza Covid-19, la Polizia Locale di Reggio Calabria ha profuso il massimo delle energie in termini di dotazione organica e professionalità che hanno permesso di ottenere risultati ragguardevoli nel contenimento dell’epidemia. Ebbene, tornando alle dichiarazioni rese nel comunicato stampa su indicato, l’avvocato Beatrice Saraò, difensore del soggetto che, fermato durante un posto di controllo nella mattinata del 16 aprile 2020 sulla SS106 località Bocale, deliberatamente ha aggredito in modo violento in primis il Comandante della Polizia Locale, Dott. Salvatore Zucco atterrandolo e minacciandolo, proseguendo con estrema resistenza nei confronti degli altri Colleghi che hanno cercato di sottrarre alla violenza furibonda del soggetto, lo stesso Comandante (vere vittime dell’accaduto), l’Avvocato difensore riferisce nel comunicato che esiste un’altra verità, una verità (sua), a dire degli scriventi, mancante di parti estremamente importanti per la comprensione dei fatti.

Innanzitutto, dovrebbe riferire come il suo assistito, alla guida del veicolo si sia ritrovato all’improvviso a terra, se non per sua libera scelta, uscendo dall’auto, proiettandosi verso gli Operatori e in modo particolare contro il Comandante facendolo cadere e conseguentemente cadendo anch’egli. Pertanto, non si è ritrovato per terra se non a causa di una violenta reazione arbitraria da parte dello stesso, a seguito di quello che era nient’altro che un semplice accertamento amministrativo, sia sul titolo di guida che sulle motivazioni della sua presenza per strada in fase emergenziale Covid-19. Riferisce inoltre l’Avvocato, che il suo assistito è stato preso violentemente a calci dagli operatori, condotta questa, che risulta alquanto inverosimile, dal momento che mai, nella storia del Corpo della Polizia Locale di Reggio Calabria, atti del genere si sono mai verificati.

Vi è da aggiungere inoltre, che, nel momento in cui un cittadino aggredisce un pubblico ufficiale, inevitabilmente accetta la possibilità di subire una reazione da parte degli Operatori di Polizia che doverosamente hanno l’obbligo di procedere all’arresto del soggetto che, se non collabora nelle operazioni, potrebbe subire misure coercitive anche fisiche, e maggiore sarà la resistenza all’arresto, maggiore sarà la possibilità che lo stesso possa farsi del male. Non è sicuramente nel modus operandi degli operatori della Polizia Locale, quello di prendere a calci un cittadino, ma, in casi come questo, solo di immobilizzarlo e ammanettarlo per assicurarlo alla Giustizia.

La genuinità e la correttezza delle operazioni svolte dagli Operatori della Polizia Locale è stata confermata dallo stesso Giudice, che nel processo per direttissima, ha convalidato l’arresto, e la convalida, l’Avvocato lo saprà benissimo, equivale a dire che l’arresto è stato fatto secondo legge, e quindi che c’è stata resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Le mancate applicazioni successive di misure cautelari, rispondono a diverse esigenze che vengono valutate caso per caso, e non è indice di innocenza come neanche di colpevolezza, difatti un processo ci sarà, ed è il processo, la sede naturale dove la verità emergerà, grazie alla grande professionalità, indipendenza e imparzialità della Magistratura, valori in cui la Cisl FP crede fermamente, come crede fermamente nella professionalità degli Operatori della Polizia Locale di Reggio Calabria che stanno svolgendo un ruolo fondamentale per la sicurezza e la salute dei cittadini.

Nelle more che la Giustizia faccia il suo corso, e che la verità venga accertata da chi è competente ad accertarla, ovvero il Giudice Penale, e non l’Avvocato per mezzo della stampa, dichiarando che la verità è stata taciuta, “affermazioni molto forti e gravi”, la Segreteria Generale Cisl FP di Reggio Calabria e il Coordinamento Regionale delle Polizie Locali Cisl FP Calabria, esprimono la massima solidarietà al Comandante Dott. Salvatore Zucco e agli operatori di Polizia Locale, coinvolti in questa storia, riportando lesioni personali nell’adempimento del dovere.

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