mercoledì,Aprile 17 2024

Reggio, la questura inaugura il Percorso della memoria e la stanza di ascolto delle donne vittime di violenza – FOTO

La saletta intitolata all’assistente capo della Polizia di Stato, Emanuela Maria Dario, scomparsa nel 2020, alla presenza dei familiari e del capo della Direzione centrale anticrimine Alessandro Giuliano. Scoperta anche l'opera dell'artista reggina Roberta Cuzzola "Non solo 25 novembre"

Reggio, la questura inaugura il Percorso della memoria e la stanza di ascolto delle donne vittime di violenza – FOTO

Il percorso della memoria tracciato da chi le stragi di mafia non le ha vissute ma ha coltivato il dovere di conoscere la storia, anche quella buia, del nostro paese: i giovani. Un percorso dedicato in particolare ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e ai loro agenti di scorta Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina. Poi due iniziative legate alla giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ricorrerà domani, 25 novembre.

L’inaugurazione della stanza d’ascolto per le vittime vulnerabili intitolata alla memoria dell’assistente capo della Polizia di Stato, Emanuela Maria Dario, scomparsa a causa di una grave malattia nel novembre 2020, all’età di 45 anni. Con i familiari profondamente commossi, presente anche Alessandro Giuliano, capo della Direzione centrale anticrimine per l’occasione in visita nella città dello Stretto.

«Un gesto molto significativo quello di intitolare ad una collega evidentemente molto amata un luogo dedicato ad altre donne in difficoltà. Il fenomeno della violenza contro le donne è intollerabile e il suo contrasto deve rappresentare un impegno assolutamente corale». Così Alessandro Giuliano, capo della Direzione centrale anticrimine.

La mattina si è conclusa con la scopertura della opera dell’artista reggina Roberta Cuzzola “Non solo 25 novembre”.

Il percorso della memoria

Una storia segnata dal dolore nato dal coraggio e dall’integrità di servitori e servitrici dello Stato che hanno sacrificato la loro vita per la nostra sicurezza e per la libertà dalle mafie. Questo l’itinerario visivo e anche emotivo, realizzato dai giovani studenti e dalle giovani studentesse dei licei Artistici Preti – Frangipane di Reggio Calabria, Nicola Pizi di Palmi e Vincenzo Gerace di Cittanova. Attraverso la loro espressività artistica e il loro talento hanno interpretato la storia di cui tutti dobbiamo restare custodi.

Un itinerario che resterà permanente sulle pareti lungo le scale del palazzo che ospita la questura di Reggio Calabria. Questa mattina l’inaugurazione alla presenza delle massime istituzioni e delle delegazioni delle scuole coinvolte.

«Dal trentennale delle stragi fino ai nostri giorni, questo il viaggio emozionante e di altissimo valore simbolico di cui ci hanno fatto dono gli studenti, interpretando il senso della memoria che lascia tracce per essere tramandata di generazione in generazione.

La memoria che è custode dello spirito e dei nostri valori più importanti in nome dei quali servitori dello Stato hanno perso la vita. Il fatto che questi ragazzi, nati tutti dopo le stragi, le abbiano studiate e interpretate con la loro sensibilità è un’esperienza di grande significato sociale e civico». Questo il commento del questore Bruno Megale.

Liberare il passato per costruire il futuro

«È stato emozionante essere immersi nello sguardo di questi ragazzi che non hanno vissuto la tremenda stagione delle stragi ma che l’hanno conosciuta dopo e fermata nelle loro opere. Sono esperienze che vanno replicate. Il coinvolgimento delle scuole è essenziale per superare, senza dimenticare, una stagione buia della vita del nostro Paese.

Una memoria in cui ci sono anche delle zone buie. Occorre che, non solo la magistratura e le forze dell’ordine, ma tutte le componenti del grande apparato statale, quindi anche la politica, facciano la loro parte. È necessario dissipare queste zone d’ombra per superare il passato e costruire un futuro diverso». Queste le dichiarazioni del procuratore aggiunto della dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo.

I giovani e la bellezza

«È sempre importante e significativo trovare un canale di comunicazione con i giovani, un linguaggio nel quale ritrovarli e dialogare con loro. In particolare il messaggio che loro lasciano è di bellezza nel segno dell’arte e della memoria di fatti che li hanno impegnati non solo da un punto di vista dell’espressività ma anche dello studio e dell’analisi». Così la prefetta di Reggio Calabria, Clara Vaccaro.


«Occorre non dare mai per scontato l’impegno speso quotidianamente dalle forze dell’ordine per garantire la nostra sicurezza. Ringrazio i ragazzi per averci condotto nella loro dimensione di ispirazione artistica imbevuta di memoria e la questura per aver sottolineato in questa circostanza la necessità di operare non solo sul fronte della repressione dei reati ma anche su quello culturale». Così il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.

La stanza di ascolto “Emanuela Maria Dario”

L’inaugurazione nei locali della squadra mobile diretta da Alfonso Iadevaia, della stanza di ascolto per donne vittime di violenza ha poi constato della benedizione del cappellano della polizia don Giovanni Giordano e della scopertura della targa intitolata alla memoria di Emanuela Maria Dario.
«Emanuela era una donna felice, una moglie, una mamma e una collega nel cui ricordo vorremmo che donne in difficoltà possano trovare speranza e rinascita.

Dunque un luogo del ricordo e di nuovo inizio» sottolinea commosso il capo della squadra mobile, Alfonso Iadevaia.

«Sono stati 52 gli ammonimenti disposti dal questore da gennaio a novembre di quest’anno, a fronte dei 47 dello scorso anno. Le proposte di sorveglianza per violenza di genere e stalking sono state 11 nel 2023». Qualche dato è stato illustrato dalla funzionaria della divisione Anticrimine, Martina Chirico.

La stanza è impreziosita da opere d’arte

«Un cuore rigenerato in cui le ferite diventano preziose venature di oro, realizzato dai ragazzi di Arte Insieme. È un segno di speranza che abbiamo lasciare in questa giornata affinché in questa sala di ascolto e accoglienza di donne in difficoltà. Si tratta di un’opera donataci dal centro antiviolenza Angela Morabito che proprio così abbiamo voluto valorizzare», ha spiegato Carmela Cimino, presidente della fondazione Benedetta è la vita onlus.

«Nel decennale della nostra attività abbiamo voluto condividere con la fondazione Benedetta è la vita onlus questo dono. Siamo davvero contente della scelta di volerlo collocare in questa stanza dove donne in difficoltà saranno accolte e sostenute. Siamo grate agli uomini e alle donne delle forze dell’ordine che con noi sono impegnati su questo fronte». Lo ha evidenziato Francesca Mallamaci, responsabile centro antiviolenza Angela Morabito di Reggio Calabria.

Nella stanza oggi inaugurata anche le opere di Ofelia Liparota, vice ispettrice della Polizia di Stato che ha inteso donare le opere “Pensieri liberi” e “Come il vento”. «Sono opere distensive in cui i colori armoniosi simboleggiano la libertà e si propongono di favorire l’accoglienza in sicurezza delle donne che vengono a chiederci aiuto».


Nella stanza anche l’opera “Peso e Libertà” dell’artista Fabrizia Ghione che ha raffigurato il tempio dell’Eretteo con le cariatidi tra le quali una, una ballerina con il capo mobile e non fermo come le altre, simboleggia «la necessità di ribadire purtroppo un’ovvietà. Alla donna spetta la libertà di scelta di essere donna nel modo in cui sceglie di esserlo».

Campanelle rosse e sonanti non solo il 25 novembre

Infine all’esterno della questura esposta l’opera della artista terapista reggina Roberta Cuzzola “Non solo 25 novembre”.

«Quasi duemila campanelli rossi realizzati all’uncinetto da donne di tutta Italia, isole comprese. Questa la risposta ricevuta a seguito di un post pubblicato durante il lockdown e la pandemia per non sottacere oltremodo la violenza dentro le case, consumatasi soprattutto durante l’isolamento. Ne è nata un’opera collettiva intitolata “Non solo 25 novembre” che ho proposto di allestire qui in questura, luogo di denuncia del fenomeno.

Ho aggiunto un batacchio per rendere sonanti le campanelle che mi sono pervenute. Il suono è altamente simbolico, non soltanto di festa ma anche di allarme. Dunque un’opera realizzate da donne che vogliono stare accanto ad altre donne. L’arte diventa un mezzo che si propone di veicolare un messaggio di incoraggiamento alla denuncia». Lo ha spiegato l’artista visiva reggina, Roberta Cuzzola.

Articoli correlati

top