domenica,Settembre 26 2021

Coronavirus, Ancadic: «Acque reflue di Gom e “Tiberio Evoli” non depurate, la Regione intervenga»

Secondo il referente unico Crea, a causa della mancanza di autonomi impianti dei nosocomi, c'è il pericolo che l'inquinamento potrebbe agevolare la diffusione dell'epidemia

Coronavirus, Ancadic: «Acque reflue di Gom e “Tiberio Evoli” non depurate, la Regione intervenga»

«Nell’ambito dell’attività svolta dall’ANCADIC a tutela dell’ambiente e della salute pubblica, lo scorso 31 ottobre abbiamo chiesto alle Istituzioni competenti notizie circa lo smaltimento dei liquami prodotti da attività ospedaliera del GOM di Reggio Calabria e dell’ospedale Tiberio Evoli di Melito di Porto Salvo». Così Vincenzo Crea, referente unico dell’Ancadic e presidente del Comitato “Torrente Oliveto”.

«Dalla documentazione pervenuta lo scorso mese di febbraio è emerso che i sopra citati ospedali sono sprovvisti di autonomi impianti di depurazione. I reflui di malattie infettive del GOM prima di essere veicolati nella pubblica fognatura sono soggetti alla clorazione, mentre tutti gli altri reflui sono recapitati in pubblica fognatura nelle more che venga realizzato l’impianto di trattamento/depurazione dei reflui i cui lavori sono stati avviati in data 12 febbraio 2020. A parere di chi scrive quanto sversato nella pubblica fognatura non ha alcuna possibilità di essere depurato dai depuratori comunali, atteso che gli stessi da decenni non funzionano come dovrebbero.

Da qui l’esigenza di disporre accertamenti anche per quanto riguarda gli altri ospedali presenti in città e nella provincia reggina e non solo nella provincia reggina e la urgente necessità di mettere a norma i depuratori, peraltro più volte richiesto nel corso dei decenni dalla scrivente associazione. Atteso che non potendo escludere che l’inquinamento potrebbe agevolare la diffusione del coronavirus; che tracce dello stesso si potrebbero trovare anche nelle acque reflue; che il contagio da coronavirus è possibile anche da urine e feci e la conferma arriva dall’Istituto Superiore della Sanità che ha ufficializzato la possibile trasmissione del virus in questo modo; che attualmente gli impianti di depurazione contengono le feci delle persone malate, col virus e i farmaci; tenuto anche conto che molte strutture balneari sono in prossimità se non addirittura in adiacenza di scarichi fognari comunali; riteniamo che la riapertura di detti impianti in prossimità di scarichi fognari deve essere fortemente controllata affinché gli avventori non ne facciano uso delle acque del mare e degli arenili potenzialmente inquinati.

Pertanto si chiede all’On.le Presidente della regione Calabria, anche in ragione del principio di precauzione, di voler sollecitare la messa a norma degli impianti di depurazione e nel frattempo visto l’imminente arrivo della stagione estiva intensificare le analisi presso gli impianti di depurazione, vietare l’uso di balneazione e quant’altro nei tratti interessati da possibile inquinamento, disponendo tutte le misure ritenute necessarie affinché agli avventori di queste strutture venga garantita la condizione quantomeno minima di sicurezza per farne uso, mettendo i gestori degli impianti balneari, che oggi versano in serie e grosse difficoltà economiche, in condizioni di non dover subire ulteriori disagi e danni economici che potrebbero derivare da dette criticità. È ovvio – chiude Crea – che il provvedimento deve essere a carattere regionale».

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