lunedì,Maggio 27 2024

L’INTERVENTO – Strage di Cutro, ActionAid: «E’ il prodotto delle politiche di governo che continueremo a contrastare»

L’organizzazione internazionale indipendente esprime «profondo dolore» per le 81 vittime del naufragio rilanciando il progetto “The big wall” che monitora fondi e progetti destinati a paesi terzi

L’INTERVENTO – Strage di Cutro, ActionAid: «E’ il prodotto delle politiche di governo che continueremo a contrastare»

Riceviamo e pubblichiamo

«La manifestazione di sabato scorso a Steccato di Cutro, a cui sembra abbiano partecipato ben oltre 5000 persone, ha evidenziato, anche nelle scelte simboliche del percorso del corteo, il paradosso con cui dolorosamente ci confrontiamo quotidianamente. 

Infatti, un villaggio prevalentemente di seconde case che si animano esclusivamente nei mesi estivi, ospitando, in molti casi solo per un breve periodo di ferie, molti residenti emigrati da un territorio come la Calabria che fatica sempre più ad assicurare a chi nasce qui, condizioni sostenibili di vita e di lavoro, è stato lo scenario di morte di 81 persone, numero tragicamente provvisorio,  in fuga anche esse, ma non solo da povertà, mancanza di servizi e  disoccupazione,  bensì anche da guerre, carestie e conseguenze di disastri climatici. 

Davanti alla morte di decine di persone a due passi dalla nostra costa è inevitabile provare profondo dolore. È, però, necessario fare in modo che all’espressione collettiva del dolore facciano seguito accurate riflessioni sulle cause strutturali che rendono possibili eventi di questo tipo.

Molti dei commentatori politici tendono ad isolare quanto accaduto dal contesto nel quale le stragi prendono forma, concentrandosi, come avviene nei recenti provvedimenti del nostro governo, sull’ultimo anello di una catena, ad esempio gli scafisti, spesso manovalanza, anch’essa costretta e ricattata. 

Per chi, come noi di ActionAid, presta specifica attenzione ai processi di esternalizzazione delle frontiere e di contrasto sistemico alla mobilità delle persone, appare chiaro quanto questa strage in mare sia – al pari di tante altre – il prodotto di specifiche traiettorie politiche tutt’ora in corso. 

Il primo decreto del 2023 – successivamente convertito in legge – è stato infatti dedicato al soccorso in mare, con finalità dichiaratamente punitive nei confronti delle organizzazioni che operano nel Mediterraneo centrale. Più in generale, il contrasto alle migrazioni – attuato anche attraverso la violazione sistematica dei diritti consolidati – è il paradigma dominante, da lungo corso, nella gestione delle politiche migratorie.  

Nonostante l’approvazione definitiva del decreto in tema di soccorso in mare, dobbiamo continuare le mobilitazioni affinché sia superato ogni profilo normativo e ogni iniziativa amministrativa finalizzata al contrasto delle operazioni di salvataggio. Per uscire dall’ombra del costante rischio di un naufragio collettivo, è necessario contrastare efficacemente le iniziative politiche dell’attuale esecutivo a partire dal decreto-legge approvato durante il Consiglio dei ministri tenutosi a Cutro.

La scelta del luogo della strage per l’emanazione di un decreto estremamente preoccupante appare emblematica: una sfida alla reazione della società civile e uno schiaffo ai sopravvissuti e a chi ha perso la vita in mare. Dal potenziamento della detenzione amministrativa fino alle modifiche alla protezione speciale (in vista di una futura abrogazione) registriamo misure tese a incentivare la criminalizzazione della migrazione e la creazione di nuove emergenze, contro le quali si urlerà domani, addossandone la colpa a chi migra e distraendo il paese dai problemi reali.  

Noi di ActionAid proseguiremo con l’attività di monitoraggio sulle risorse impiegate dall’Italia a sostegno delle politiche di esternalizzazione delle frontiere. Lo facciamo con il progetto The big wall attraverso il quale individuiamo e analizziamo i finanziamenti destinati a programmi, progetti, fondi e altre iniziative speciali a beneficio di Paesi terzi, situati in particolare lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Il quadro che emerge è allarmante e chiama direttamente in causa le responsabilità di molti attori istituzionali italiani ed europei.

Il contrasto alla mobilità delle persone – attuato anche attraverso il sostegno finanziario nei confronti di origine e di transito delle e dei migranti – rende i viaggi e le partenze radicalmente più insicuri e contribuisce a determinare stragi di questa portata.  Bisogna, dunque informare correttamente e soprattutto mobilitarsi nel medio periodo per affermare principi e regole del tutto diverse, che consentano la migrazione in condizioni sicure per chi è attualmente costretto a intraprendere viaggi rischiosi».

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