domenica,Aprile 21 2024

‘Ndrangheta stragista, gli imputati Graviano e Filippone si difendono prima della sentenza: «Sono innocente»

La corte d’Assise di Reggio Calabria si è ritirata in camera di consiglio e in serata è attesa la sentenza dopo due anni di udienza

‘Ndrangheta stragista, gli imputati Graviano e Filippone si difendono prima della sentenza: «Sono innocente»

«Sono innocente». Per la prima volta dopo due anni d’udienza, l’imputato per la morte dei carabinieri Fava e Garofalo, Rocco Santo Filippone ha chiesto di parlare.

La sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Bruno Muscolo, del processo ‘Ndrangheta stragista è prevista in serata. I giudici si sono ritirati in camera di consiglio dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei due imputati che hanno voluto lasciare delle dichiarazioni spontanee. Entrambi hanno sostenuto la loro innocenza.

Giuseppe Graviano, per primo, collegato in video conferenza dal carcere di Terni ha ribadito la sua estraneità rispetto al racconto dei pentiti. Il boss di Brancaccio ha detto che «riguardo all’imprenditore del Nord io ho sempre riferito che i miei contatti erano solamente per i soldi che aveva consegnato mio nonno. E ho detto tutte le date.

La Procura di Firenze ha riscontrato quello che ho detto io. È che non si vuole indagare». Graviano ha aggiunto pure di non conoscere i Piromalli. «Non li conosciamo – ha affermato – e io li ho conosciuti in carcere. Io vi ringrazio a tutti e vi dico che se si volesse scoprire la realtà io ho dato i punti dove andare a cercare».

Dopo di lui è intervenuto, per la prima volta durante il processo, anche Rocco Santo Filippone: «Sono innocente. – ha sostenuto – non conosco e non ho mai visto Graviano. Io non ho mai parlato con un siciliano. Io ho lavorato 40 anni in un’azienda. Sono pensionato».

Entrambi, in primo grado, sono stati condannati all’ergastolo. Il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo, applicato alla Procura generale, ha chiesto la conferma della sentenza e quindi il carcere a vita.

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