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Porto di Gioia Tauro crocevia di traffici internazionali di cocaina: nel 2022 sequestrate oltre 16 tonnellate – VIDEO

I dati della relazione annuale che la Direzione centrale dei servizi Antidroga del dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, presentata in vista dell’odierna giornata internazionale contro l'abuso e il traffico di droga

Porto di Gioia Tauro crocevia di traffici internazionali di cocaina: nel 2022 sequestrate oltre 16 tonnellate – VIDEO

Il porto di Gioia Tauro, nel reggino, il principale scalo di Transhipment del Mediterraneo, si conferma scalo di assoluta centralità nel traffico internazionale di cocaina. Tale ruolo è rivelato dall’incidenza dei sequestri eseguiti sulla principale frontiera, che resta quella marittima. Nel 2022 tale incidenza ha superato l’80%. Il dato è oltre il 61% se rapportato al totale nazionale di cocaina complessivamente sequestrata in Italia.

Un ruolo centrale nel narcotraffico mondiale che fa il paio con l’incontrastata leadership della ‘ndrangheta sempre più egemone, pervasiva e in continua ascesa su scala nazionale e internazionale. Una delle più potenti e pericolose organizzazioni criminali al mondo.

Tale scenario è stato ricostruito dalla relazione annuale che la Direzione centrale dei servizi Antidroga del dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno. Ogni anno il documento viene illustrato in vista dell’odierna giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, istituita dall’Onu nel 1987.

I dati del 2022

Nel dettaglio, nel solo 2022, il Porto di Gioia Tauro, con i suoi 440 ettari di superficie, è stato in Italia la scalo in cui è stata sequestrata la più alta quantità di cocaina. Oltre 16 tonnellate (quasi tre in due operazioni nel solo mese di giugno 2022), rispetto alle oltre 20 intercettate alla frontiera marittima e in tutte le altre e alle 26 rinvenute su tutto il territorio nazionale.

Una quantità che rende la Calabria prima con quasi 19 tonnellate e mezzo di cocaina sequestrata nel solo 2022. Seguono Sardegna, Lazio, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Liguria e Toscana. I valori più bassi si registrano in Valle d’Aosta e in Molise.

Insomma numeri altissimi, in crescita rispetto al 2020 quando le tonnellate sequestrate nel porto di Gioia Tauro erano state 13. Ma il dato cresce anche negli scali minori. Nel 2022 a Civitavecchia, è stata sequestrata poco più di una tonnellata di cocaina sequestrata, e a Trieste 730 kg.

Le rotte del narcotraffico internazionale

«I porti di destinazione europei maggiormente caratterizzati dal narcotraffico marittimo di origine colombiana sono sicuramente Anversa, Rotterdam, Amburgo, Le Havre, Dunkerque, Algecira, Valencia e Salonicco. Quelli italiani sono Gioia Tauro, Livorno e Genova», si legge nella relazione.

Se in linea generale, guardando alle diverse provenienze dei carichi di cocaina, con il porto di Gioia Tauro primeggia quello di La Spezia, sono i porti di Livorno e Genova, ad affiancare Gioia Tauro con riferimento alle rotte della cocaina colombiana. Questa, come quella prodotta in Perù, ha come base strategica logistica (non più mero punto di transito), il confinante Ecuador. Esso, infatti, è oggi il principale paese di provenienza della cocaina sequestrata (4.515,07 kg, dunque oltre 4 tonnellate e mezzo nel 2021) nel porto di Gioia Tauro. Seguono Colombia (2.323,79 kg), Nicaragua (2.318,40 kg), Brasile (1.595,26 kg) e Guatemala (985,40 kg).

Importazione ed esfiltrazione

«A dimostrazione di tale ruolo strategico, l’operazione Tre croci, condotta dal Nucleo Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Reggio Calabria. Essa ha consentito di far emergere le attività criminose di un gruppo a Gioia Tauro. In maniera ben organizzata, e sfruttando le connivenze all’interno dello scalo marittimo di operatori portuali infedeli, era dedito, con sistematicità, all’importazione ed all’esfiltrazione di ingenti quantitativi di cocaina. Essi erano occultati all’interno di container, trasportati da navi cargo in transhipment. I carichi di stupefacenti provenienti dall’America latina, venivano prelevati dai sodali e portati all’esterno della zona portuale. Quindi venivano consegnati alle diverse organizzazioni criminali committenti», si legge nella relazione.

Rip on e rip off

«La cocaina è spesso occultata all’interno o tra carichi di merci legali. La contaminazione avviene prima della partenza, con il sistema cosiddetto di “rip on/rip off”. Durante il percorso, previa apertura fraudolenta, si pratica la rottura e la sostituzione dei sigilli dei container», si legge ancora nella relazione.

La specializzazione delle forze dell’ordine

Dato il quadro, Gioia Tauro e Roma hanno ospitato, nel settembre scorso, le uniche tappe italiane di un progetto europeo. Esso è mirato a migliorare la risposta delle forze dell’ordine, in materia di criminalità organizzata nel settore dei traffici di droga, con particolare attenzione alla cocaina e alle droghe sintetiche.

Uno scalo critico, dunque, quello di Gioia Tauro «sul quale interviene il personale specializzato delle nostre forze dell’ordine. Tuttavia le operazioni che conduciamo non devono porre in cattiva luce l’intero porto, dove l’economia è sana». Lo ha voluto sottolineare il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, lo scorso ottobre. L’occasione è stata quella di una indagine molto complessa che ha coinvolto un gruppo di operatori portuali, un funzionario dell’agenzia delle dogane e narcotrafficanti internazionali.

Eroina al porto di Gioia Tauro

«I trasporti di questo stupefacente sarebbero realizzati anche lungo una rotta emergente, prevalentemente con spedizioni su navi portacontainer e da carico. Dopo aver fatto tappa, in scali italiani (Gioia Tauro), esse giungono nei porti dei Paesi dell’area balcanica, del Mar Egeo (Turchia, Grecia) e del Mar Nero (Bulgaria, Romania). Qui le stesse organizzazioni possono contare su una fitta rete di contatti, che ne agevolano i traffici».

Cannabis in Calabria

«Il dato relativo alle piante di cannabis sequestrate conferma il consolidamento di una produzione “outdoor” italiana, soprattutto nelle regioni meridionali, principalmente in Calabria (46,33%), in Sicilia e in Sardegna. Si tratta di un fenomeno non ancora particolarmente strutturato, ma in Calabria il valore medio, su base decennale, è pari a 70.550, molto al di sopra della media nazionale delle ultime dieci annualità», si legge ancora nella relazione.

Dal traffico al consumo

Un ruolo assoluto della Calabria nel traffico internazionale ma, fortunatamente, non altrettanto nel consumo di droga. La nostra regione infatti è tra quelle con il tasso più basso di decessi (due nel 2022) e con il dato in calo delle persone segnalate all’autorità giudiziaria per spaccio, pari a 898 nel 2022. Di questi solo 10 sono minori e 70 sono di nazionalità straniera. Questo, il quadro offerto dalla relazione. Per quanto i numeri non siano alti, tuttavia, il fenomeno va assolutamente attenzionato e contrastato.

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