mercoledì,Novembre 25 2020

Oss disperati. Asp di Reggio prima li assume e poi li lascia a casa

Sono madri e padri esausti e sul piede di guerra. Dopo essersi licenziati dagli attuali incarichi, su consiglio dell'Asp reggina, per iniziare a lavorare a settembre, sono rimasti a casa e da due mesi non hanno più notizie dall'azienda

Oss disperati. Asp di Reggio prima li assume e poi li lascia a casa

Sembra che l’Asp non riesca ad azzeccarne una e, un passo falso dietro l’altro, le lamentele continuano ad accatastarsi. L’illusione per i 15 operatori operatori socio sanitari è durata poco. «Dopo diversi viaggi fatti agli uffici dell’Asp di Reggio Calabria ad oggi non ci vuole assumere nessuno. Siamo stati contattati dalla Digos che ringraziamo per la vicinanza e la sensibilità dimostrata e, che ci hanno detto che ci faranno avere un incontro con il Prefetto di Reggio Calabria. Chiediamo l’applicazione di tutti i Dca e le relative assunzioni in considerazione che la spesa del personale ancora consente. Se questo è il modo di lavorare non è escluso che noi tutti inizieremo a programmare delle manifestazioni ed in concomitanza adiremo le vie legali».

Si fa sempre più incandescente la situazione che coinvolge i 15 operatori socio sanitari ai quali l’Asp di Reggio Calabria ha «consigliato di presentare le dimissioni presso le Aziende dove prestavamo la nostra attività lavorativa, ancora oggi ci hanno lasciato in mezzo ad una strada».

Sono parole di disperazione quelle di Maria Pavone una delle Oss beffate dell’Asp di Reggio Calabria, costretta ad appellarsi alla Commissione straordinaria, ai funzionari dirigenti dell’Asp di Reggio Calabria, al Gen. Cotticelli, per avere una risposta. Nulla di fatto «un continuo scaricarsi di responsabilità! Stanno lacerando la sensibilità la personalità e soprattutto le nostre famiglie che da circa due mesi non riusciamo a garantirgli un solo euro dopo aver dato la disponibilità all’assunzione presso l’ASP di Reggio Calabria, che con telegramma del 12 agosto 2019 ci invitano a presentarci il 06 settembre presso gli uffici di via S.Anna alle ore 11 per l’assunzione a tempo indeterminato, chiedendo di anticipare la nostra disponibilità tramite fax entro il 04 settembre u.s. evidenziando che la mancata presentazione sarebbe stata considerata rinuncia».

Il sogno di un posto “sicuro”, di un contratto, l’illusione di poter guardare al futuro con serenità è durata poco.  «Chi più felice di noi e delle nostre famiglie che finalmente si vedeva realizzato un sogno! Siamo sempre noi, i 15 operatori socio sanitari che avrebbero dovuto prendere servizio all’Asp di Reggio a tempo indeterminato. Ancora oggi ci ritroviamo a casa senza lavoro da parte dell’Azienda e senza il nostro precedente lavoro poiché ci hanno detto di lasciarlo».

Per i 15 operatori socio sanitari la beffa è stata vissuta in modo drammatico perché, oltre ad essersi licenziati, avevano anche delle date di inizio e la relativa destinazione presso gli Ospedali dove dovevano prendere servizio, chi doveva iniziare il 16 di settembre ed alcuni invece il 1 di ottobre. Date ad oggi non rispettate.

«Il giorno della convocazione cioè il 6 di settembre per firmare i contratti ci hanno detto che mancava un’autorizzazione da parte del Gen. Cotticelli, ma che era tutto ok e che saremmo dovuti tornare dopo due giorni per firmare il tutto.
Ad oggi non abbiamo più notizie certe di queste assunzioni. Siamo andati la scorsa settimana per chiedere informazioni facendo una protesta sempre in modo pacifica ma nulla di fatto, poiché loro parlano sempre di una autorizzazione mancante».

Aver interessato direttamente Cotticelli non è bastato e, al secondo mese di attesa gli Oss sono arrivati al limite della pazienza annunciando azioni eclatanti considerando che con «gli uffici preposti dell’Asp di Reggio Calabria continua il muro di gomma, giustificazioni che destano stupore ed incredulità, nessuno si sta preoccupando di noi e delle nostre rispettive famiglie. Non sappiamo a chi credere in questa vicenda del tutto assurda. Sappiamo solo che siamo rimasti a casa e senza un lavoro. Padri e madri alla disperazione».