lunedì,Marzo 4 2024

Reggio, ad Arghillà sapori di libertà con la scuola alberghiera dentro il carcere – VIDEO

Questa mattina la consegna degli attestati del corso di formazione dello scorso anno e il battesimo della sezione dell’Ipalb Tur Trecroci di Villa San Giovanni all’interno dell’istituto

Reggio, ad Arghillà sapori di libertà con la scuola alberghiera dentro il carcere – VIDEO

«Per noi è fondamentale essere impegnati in un’attività che costruiscano possibilità e opportunità da mettere a frutto quando saremo in libertà. Soprattutto sono importanti occasioni di formazione professionale che per molti che hanno vissuto di delinquenza, rappresentano un primo approccio al lavoro, un momento estremamente qualificante. Questa esperienza è molto significativa e, al di là della passione per la cucina che pure c’è, soprattutto ci motiva la speranza di ricominciare fuori, con la concreta possibilità di una vita, dopo questa detenzione, diversa da quella passata».

In queste parole di una persona tornata sui banchi per imparare durante la detenzione, è racchiuso tutto il senso del progetto Sapori di Libertà avviato lo scorso anno nel carcere di Arghillà, periferia nord di Reggio Calabria, grazie alla preziosa collaborazione con l’Ipalb Tur Giovanni Trecroci di Villa San Giovanni. Tutto è iniziato con un protocollo per avviare un corso di formazione, preludio della sezione istituita per l’anno scolastico in corso proprio all’interno del carcere.

23 detenuti iscritti al primo anno di scuola alberghiera nel carcere

«Sono orgogliosa della giornata di oggi. Consegniamo gli attestati ai detenuti che lo scorso anno hanno frequentato il corso di formazione “Sapori di Libertà” della durata di 100 ore per l’acquisizione di competenze nel campo dell’enogastronomia con particolare riferimento alla pasticceria e all’arte bianca. Abbiamo anche presentato il primo anno del percorso propriamente scolastico che durerà tre anni, dopo i quale le 23 persone che si sono iscritte potranno conseguire il diploma e spenderlo anche fuori, al termine della detenzione.

Un percorso che cresce grazie alla volontà manifestata dai detenuti di mettersi in gioco e grazie alla direzione e al personale dell‘istituto penitenziario di Arghillà e a docenti e chef, Piero Corapi e quest’anno Daniele Nicolò e Paolo Barillà, che con la loro passione stanno entusiasmando anche le persone detenute». Così Enza Loiero, dirigente scolastica l’Ipalb Tur Giovanni Trecroci di Villa San Giovanni. Con lei, stamane, nella biblioteca intitolata alla memoria del compianto educatore Emilio Campolo del carcere di Arghillà, il dsga Salvatore Calandruccio e i docenti Angelo Finti, Graziella Patafi e Vincenzo Chindamo.

In classe per dimenticare la pena

«La classe che abbiamo costituito è l’unico luogo che non è una pena. Al suo interno i detenuti si formano, imparano, riflettono, dimenticano di essere in un penitenziario e pensano a un futuro in cui poter cambiare la loro vita. Credo sia questo l’aspetto essenziale sul quale tutti si dovrebbe riflettere quando si pensa al carcere.

Certamente anche dal grandissimo dolore per la perdita drammatica di mia sorella Maria, è nato il mio percorso di impegno e testimonianza approdato adesso in carcere. Un costante incontro costruttivo con le persone detenute nel segno della speranza». Così Vincenzo Chindamo, coordinatore del consiglio di classe dei docenti della scuola alberghiera in carcere.

Al lavoro per mettere in funzione la cucina

«Abbiamo voluto tenere a battesimo la scuola alberghiera – ha spiegato il direttore dell’istituto penitenziario di Arghillà, Giuseppe Carrà – e contestualmente consegnare l’attestato ai circa 20 detenuti che hanno frequentato il corso unitamente ad un cappello da Chef. I crediti acquisiti varranno anche per questo primo anno scolastico in corso. È stata una proposta molto apprezzata dalla popolazione detenuta che con passione si è dedicata come sta facendo anche nella scuola. Un progetto che ci proponiamo di continuare a portare avanti.

Lavoreremo per mettere in funzione al più presto la cucina. Gli arredi sono stati già consegnati dall’istituto alberghiero. L’ambiente è stato anche individuato e indicato dalla stessa dirigente Enza Loiero come adatto, vista la spaziosità e la possibilità di adibirne una parte a sala. Occorrono, però, degli interventi importanti sul quadro elettrico che attualmente non reggerebbe il carico di una cucina professionali. Così per accorciare i tempi, intanto adatteremo le funzioni della cucina alla potenza dell’impianto esistente, lavorando per il suo potenziamento». Così ha proseguito il direttore dell’istituto penitenziario di Arghillà, Giuseppe Carrà.

Ponti con il mondo fuori

Un progetto destinato a crescere e a durare. Esso è tassello essenziale nell’offerta rieducativa del carcere di Arghillà, è passaggio fondamentale in un percorso tra un prima e un dopo, è connessione tra il dentro il fuori, tra l’universo carcerario e il territorio.

«Dare strumenti e prospettive equivale a costruire ponti con il mondo fuori dove spesso la condizione di esclusione permane. Questo riteniamo essenziale e questo è ciò di cui la popolazione detenuta necessita. Per altro si tratta del primo corso scolastico già professionalizzante avviato in carcere. Risposte incoraggianti arrivano dal polo universitario penitenziario, con circa 20 iscrizioni nell’istituto di Arghillà. Abbiamo in cantiere altri due progetti con l’università Mediterranea in campo vinicolo e con prefettura e Ance-Confedilizia in campo delle costruzioni. In particolare, con riferimento a quest’ultimo, saranno direttamente le aziende a gestire i corsi professionalizzanti. Potranno così conoscere le persone detenute e individuare coloro che con articolo 21 durante la detenzione oppure fuori lavorare alle loro dipendenze. Un altro ponte fondamentale con il mondo esterno», ha concluso il direttore dell’istituto penitenziario di Arghillà, Giuseppe Carrà.

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