venerdì,Giugno 14 2024

LA RELAZIONE | Carceri Reggio, poche luci e tante ombre tra sovraffollamento e carenza di organico – VIDEO

Il garante regionale dei diritti delle persone detenute, Luca Muglia, ha illustrato gli esiti della sua analisi anche sulle carceri reggine. La polizia penitenziaria del Giuseppe Panzera e di Arghillà sotto di 55 agenti

LA RELAZIONE | Carceri Reggio, poche luci e tante ombre tra sovraffollamento e carenza di organico – VIDEO

Nella casa circondariale di Palmi segna – 40, in quella di Reggio Calabria Arghillà -31, in quella Reggio San Pietro -24 , in quello di Locri -13. Nella casa di reclusione di Laureana di Borrello -7. Sono le unità di personale della polizia penitenziaria che mancano alla pianta organica, che comunque dovrebbe essere incrementata.

I numeri mancano anche sul fronte dei funzionari della professionalità giuridico-pedagogica con una carenza pari a circa 10 unità. In alcuni istituti, come quello di Palmi, operano solo 1/2 unità. A ciò si lega il rischio concreto di presa in carico delle persone detenute. Stesso dicasi per i mediatori culturali, necessari vista la presenza nelle carceri calabresi di detenuti appartengono a 15/20 nazionalità diverse.

C’è proprio la carenza di organico tra le principali criticità rilevate nelle carceri calabresi dal garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Luca Muglia.

La presentazione della relazione annuale

La sala Federica Monteleone del Consiglio Regionale a Reggio Calabria ha ospitato la presentazione della relazione annuale del Garante. Scandagliate luci e ombre dei dodici istituti penitenziari insistenti sul territorio regionale.

Rappresentanti istituzionali coinvolti nel complesso pianeta carcere e anche qualche delegazione studentesca hanno popolato la sala. Prima della relazione sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Filippo Mancuso, il vicepresidente Pierluigi Caputo, la vicepresidente della Regione Giusy Princi e il provveditore regionale Liberato Gerardo Guerriero.

Al centro dell’analisi i dodici istituti penitenziari calabresi (Castrovillari, Cosenza, Rossano, Paola, Catanzaro, Crotone, Reggio Calabria San Pietro e Arghillà, Palmi, Locri, Laureana di Borrello, Vibo Valentia) e l’istituto penale minorile di Catanzaro. Oltre tremila sono i detenuti: 389 (di cui 98 in attesa di giudizio) a Reggio Calabria Arghillà e 134 (di cui 75 in attesa di giudizio) a Locri, 163 (di cui 57 in attesa di giudizio) a Palmi, 222 (di cui 79 in attesa di giudizio) a Reggio Calabria San Pietro, 55 a Laureana di Borrello.

Una disamina articolata che segna quali punti luce, i passi in avanti compiuti sul fronte sanitario, per esempio nel carcere di Reggio Arghillà, i tre poli universitari di cui l’ultimo nato a Reggio Calabria, la proposta ben articolata di progetti trattamentali.

Con l’ombra più cupa che è quella della carenza di personale, rilevate anche le problematiche di un progressivo sovraffollamento, di condizioni strutturali inadeguate e vetuste di alcuni istituti e delle loro camere detentive (talune anche prive di doccia) e, in alcuni istituti, le altalenanti offerte scolastiche o formative e progetti di inclusione. Per approfondire sulla relazione del garante regionale Luca Muglia leggi su LaCNews24.it.

La sanità penitenziaria tra luci e ombre

E veniamo alle luci e alle ombre nella sanità che pure fa i conti con «la carenza di medici ed infermieri, che aggrava oltremodo le difficoltà, specie in relazione ai detenuti con patologie psichiatriche. Commissariamento dell’Area sanitaria della Casa circondariale di Reggio Calabria Arghillà ha prodotto buoni frutti. Dal primo marzo 2023, dopo due anni di carenze, sono stati coperti tutti i turni medici diurni (8-20), è stata ripristinata l’assistenza medica h24. Sono stati assegnati nuovi specialisti ed è stato messo in funzione il gabinetto radiologico collegato in telemedicina con la radiologia di Polistena. È stato avviato un percorso – virtuoso – di psicoterapia individuale con sedute settimanali per soggetti fragili». Lo ha riportato il garante regionale Luca Muglia. Un risultato conseguito a seguito del tavolo interistituzionale convocato dalla garante comunale Giovanna Russo.

Atsm operativa a Catanzaro e chiusa a Reggio

«Discorso a parte merita, invece, la chiusura della sezione di Osservazione Psichiatrica della Casa circondariale di Reggio Calabria San Pietro. Nonostante l’apertura disposta a seguito dell’ennesima ristrutturazione dei locali, è stata necessaria una nuova chiusura. Essa pesa non poco sul versante dell’assistenza psichiatrica penitenziaria nel contesto regionale ed è ascrivibile ad una serie di cause. L’assenza di un’equipe medica e di personale sanitario “dedicato”, la mancanza di uno spazio riservato all’osservazione dei pazienti e l’inadeguatezza strutturale delle camere detentive dal punto di vista della sicurezza.

È evidente come, dopo la chiusura definitiva, sia necessario ed urgente individuare e/o realizzare in tempi rapidi un nuovo reparto di Atsm in Calabria», così prosegue il garante regionale Muglia.

Al momento tale articolazione non sorgerà più nel carcere San Pietro (Giuseppe Panzera). Il punto interrogativo al momento riguarda anche la sua permanenza nel reggino. Resta l’urgenza di dovere individuare un’alternativa in Calabria. L’unica articolazione di tutela della Salute Mentale in Calabria è presente solo nel carcere di Catanzaro.

Una legge regionale ad hoc

«Auspichiamo una sinergia per superare le criticità che di fatto ostacolano il percorso rieducativo delle persone detenute previsto dall’articolo 27 della nostra Costituzione.

Siamo dunque tutti responsabili e dobbiamo ognuno con le proprie competenze impegnarci per creare le condizioni per una effettiva rieducazione di chi vive in restrizione.

Per quanto riguarda le competenze del Garante regionale diventa essenziale, a questo punto, segnalare la necessità di una legge-quadro regionale. Disciplinando in modo organico gli interventi a sostegno delle persone ristrette negli istituti penitenziari o in esecuzione penale esterna e dei minori sottoposti a procedimenti penali, potremo garantire una maggiore efficacia e un respiro più ampio». Così ha concluso il garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Luca Muglia.

Articoli correlati

top