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Ipogeo di Reggio, Miriam Jaskierowicz Arman: «Queste pietre parlano la lingua dei miei quadri»

Inaugurata nel sito di piazza Italia l'esposizione dell'artista cosmopolita, curata da Elisabetta Marcianò

Ipogeo di Reggio, Miriam Jaskierowicz Arman: «Queste pietre parlano la lingua dei miei quadri»

Dopo l’esposizione al Castello Aragonese, l’arte di Miriam Jaskierowicz Arman, artista cosmopolita, va ad abitare il cuore della città, nella mostra personale allestita all’ipogeo di piazza Italia e curata da Elisabetta Marcianò, dal titolo “Passato presente futuro, l’arte di Miriam Jaskierowicz Arman”. L’esposizione, inaugurata ieri sera, ha il patrocinio del comune di Reggio Calabria, assessorato alla Cultura in sinergia con ufficio Cultura, la soprintendenza e l’associazione scientifico culturale Inside.

Miriam Jaskierowicz Arman, la sua storia

Dietro a ogni artista c’è una storia, ma dietro a Miriam Jaskierowicz Arman, le cose sono molto più complesse: lei è poetessa, è professoressa della ricostruzione della voce di fama mondiale, ideatrice di una tecnica unica per ricostruire le voci che hanno perso il loro lustro, unica a portare avanti «il segreto del vero Bel Canto, che affonda le radici nel cantico dei Leviti del tempio in Gerusalemme».

Un viaggio nella storia recente, che parte dagli orrori della Shoah, il suo racconto portato più volte agli studenti nelle scuole e che poi fiorisce fino a diventare le farfalle timide che animano i suoi quadri. Timide sì ma, allo stesso tempo, incredibilmente potenti, perchè portano sulle ali il peso di un’esistenza a cui l’arte, così come il “bel canto” e la poesia, danno un senso.

Miriam Jaskierowicz Arman è nata in Germania dopo la guerra, da genitori ebrei sopravvissuti al campo di concentramento di Bergen Belsen. Certo ci sono sofferenze e dolore che attraversano luoghi di morte e che tornano nelle sue opere. Le sue emozioni passano dal vetro fuso sulla tela, e diventano piani tridimensionali in cui assumono un realismo spiazzante e crudo. Un’artista a tutto tondo aperta tra le poesia, l’opera letteraria e le sue immagini evocative e forti della opere per una mission nel mondo che parla di pace. Non a caso l’artista è un’ambasciatrice della Universal Peace Federation Italia. 

Miriam Jaskierowicz Arman, l’anima e le opere

Miriam Jaskierowicz Arman è l’esempio di come l’opera non possa essere scissa dall’anima dell’artista. Non ci sono sorrisi nei quadri ma volti che sono un urlo silenzioso che dà la sveglia al mondo. E il suo seme artistico, dopo aver vissuto in Israele, Messico, Stati Uniti, Ungheria, Ucraina, e altri svariati posti, lo ha messo nella terra della solare Reggio. Coi colori e le persone che ricordano la luce e la cordialità di Israele. La personale dell’artista rimarrà all’ipogeo fino al 9 settembre.

«La mia forma interiore è amalgamata a queste pietre e a questi strati» spiega l’artista. «L’arte è lo spezzato da dentro che viene fuori, per questo qui mi sento così bene, le pietre hanno una storia come gli ebrei che erano qui quasi duemila anni fa: Quello che sento io è che le pietre parlano la lingua dei miei quadri. Pezzi di vita che si riuniscono in questo posto. Ho girato tanti posti ma, qui dentro, col mio lavoro e le pietre, e gli undici livelli di anime, io mi sento completa».

La mostra

«È un’artista eclettica che si esprime nella poesia, nella musica. In questa occasione, fino al 7 settembre usufruiremo della bellezza delle sue opere pittoriche. È una mostra che l’artista ha voluto fortemente perchè si è innamorata follemente di questo luogo. Una raccolta di opere – chiarisce la curatrice – che tracciamo un percorso asciutto, un racconto della sua arte in stili diversi. Per questo Miriam dialoga intensamente con l’ipogeo è costituito da pezzi stratificati come le sue opere, insieme si sposano benissimo, si contaminano a vicenda. Strato dopo strato emerge la sua luce e la forza di volontà. Gli strati parlano del suo vissuto e del dolore che ha attraversato e del dolore di un intero popolo, di una dolore che vaga lungo le tele. La tecnica è assolutamente originale, con contaminazioni di altre correnti che lei riesce a rendere del tutto originali».

Come aggiunge l’assessore comunale alla Cultura Irene Calabrò: «Un’occasione di incontro con modalità nuove che abbiamo messo in campo per rendere fruibili i siti archeologici. L’ipogeo ha una storia millenaria, ma si presta a diventare un luogo capace di ospitare un’artista a tutto tondo, come Miriam, reggina doc, mediatrice culturale che manifesta arte in ogni sua forma, e nella politica cittadina interessandosi dei diritti umani. Da qui l’importanza di una personale che racconta con la sua storia quello che tanti reggini hanno dimenticato».
Margherita Guglielmino, presente per la casa editrice Carthago, con Giuseppe Pennisi: «Miriam è una donna nel deserto che crea oasi che servono ad abbeverare l’anima – e poi l’annuncio della presentazione di un volume sull’artista – In autunno il battesimo a Reggio».

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