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L’anno nero della sanità reggina. Dallo scioglimento dell’Asp ai casi di malasanità

Il 2019 sarà ricordato aver "regalato" ai reggini un buco di bilancio sanitario enorme e per aver mandato in affanno tutte le strutture sanitarie, dal Gom ai centri nevralgici come Locri e Polistena

L’anno nero della sanità reggina. Dallo scioglimento dell’Asp ai casi di malasanità

 Il 2019 è stato senza dubbio uno dei peggiori per la sanità reggina. Un anno che ha visto venire a galla situazioni molto complesse. La ribalta nazionale poi ha dato il colpo di grazia. L’anno appena passato sarà ricordato per aver regalato a Reggio un Consiglio dei Ministri per risolvere l’emergenza sanitaria partorendo il Decreto Calabria. Uno strumento che, al momento, non ha fatto notare sul campo alcun beneficio. Insomma, tanto rumore per nulla.

Ma la pagina più buia di questa sanità massacrata da anni di sprechi e mala gestione è senza dubbio dedicata allo scioglimento dell’Asp per infiltrazione della ‘ndrangheta. Così Reggio Calabria è balzata agli onori della cronaca nazionale per essersi “fregiata” dell’ennesimo drammatico primato. Un buco di bilancio milionario che ha foraggiato la criminalità organizzata grazie a un sistema corrotto dall’interno.

Esatto, è un dramma quello che stanno vivendo i cittadini reggini, dalla Piana alla Locride senza risparmiare il centralissimo Grande Ospedale Metropolitano. Una questione rovente affidata, ancora una volta, ai commissari che non hanno ancora dato le risposte attese.

Volendo fare una veloce carrellata degli avvenimenti che hanno caratterizzato questo 2019, quello che viene fuori è un quadro inquietante.

Gli eventi

22 febbraio 2019 – Asl Reggio Calabria, debiti milionari bilanci inesistenti e fatture triplicate. La Corte dei conti va a verificare la condizione economica dell’Azienda Sanitaria di Reggio Calabria e trova una voragine. Un debito da almeno 396 milioni di euro, 6 anni di bilanci inesistenti, fatture a volte triplicate e un “valore delle cause” dei contenzioni che “non rispecchia il valore reale”.

13 marzo 2019 – Chiusa per infiltrazioni mafiose l’Asp di Reggio Calabria. Un debito di 200milioni di euro. Negli ultimi dieci anni 600mila pazienti costretti a farsi assistere fuori regione.

3 aprile 2019 – La relazione del Prefetto con le motivazioni che hanno portato allo scioglimento del’Asp è inquietante: «Dipendenti con pregiudizi penali e legati da rapporti di parentela con esponenti di primo piano della ‘ndrangheta; situazione generalizzata di grave disordine organizzativo, assolutamente fuori controllo; controlli “zero” sul profilo contabile e della legittimità degli atti amministrativi relativi ai fornitori, bilanci “orali“».

18 aprile 2019 – Consiglio dei ministri a Reggio Calabria. Il governo commissaria la regione Calabria. Tutte le nomine passeranno per il commissario ad acta per la sanità e per il sub commissario nominati dal Governo, cioè l’ex generale Nas Cotticelli e il manager sanitario Thomas Schael. La ministra della Salute Giulia Grillo: «Solo loro potranno nominare i vertici delle aziende sanitarie e ospedaliere e non potrà più farlo il governatore».

10 luglio 2019 –  Sanità ancora in crisi, adesso a rischiare la chiusura è l’Hospice di Reggio. Sospeso il ricovero di nuovi pazienti per cure palliative 3 ottobre 2019 
Con Decreto del Commissario ad Acta n°135 dell’ 1 ottobre 2019 le Aziende del Servizio Sanitario Regionale della Calabria sono state autorizzate all’assunzione a tempo indeterminato del personale.Il provvedimento prevede 74 assunzioni nell’Asp di Cosenza, 4 in quella di Crotone, 11 a Catanzaro, 89 a Vibo e 35 nell’Asp di Reggio Calabria.

Sanità malata

Ma al mero calendario degli eventi vanno aggiunti i mesi interminabili di precariato, proteste, malasanità, pazienti obbligati a viaggi della speranza, dializzati costretti a traghettare a Messina per le cure, ospedali senza tac o risonanza magnetica, barelle nei corridoi, i noti gessi di cartone, tagli ai budget delle strutture private, per non parlare dell’operazione Malasanitas, andata a sentenza in primo grado, che ha scoperchiato un vero e proprio inferno dentro il reparto di ginecologia del Gom. Senza dimenticare il pronto soccorso assaltato da centinaia di ingrassi al giorno per via della chiusura o delle carenze delle strutture territoriali. Ma fino al 31 dicembre non ci siamo fatti mancare niente con il mancato rinnovo contrattuale per 55 infermieri precari del Gom.

Una realtà desolante con ospedali territoriali ridotti all’osso, con medici e personale stremato da turni massacranti, senza strumentazioni e con strutture fatiscenti. E a pagare come sempre sono i cittadini reggini, i malati che, dopo aver pagato come nel resto d’Italia le tasse, adesso pagano un doppio prezzo o con la vita o pagando per scappare e curarsi altrove e arricchendo, di conseguenza, le altre regioni e aumentando il debito già milionario della Calabria. Insomma, per concludere il 2019, ci piace citare il grande Totò, anche nella sanità: e io pago!

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