giovedì,Dicembre 2 2021

Ricoveri covid bloccati al Gom: storia di un disastro annunciato fra indolenza e incapacità

A nulla sono valse le decine di denunce di medici e dirigenti che chiedevano nuovo personale. A Reggio si è persino dovuto scegliere chi curare. Un fallimento che si poteva e doveva evitare

Ricoveri covid bloccati al Gom: storia di un disastro annunciato fra indolenza e incapacità

L’infausta parabola del Gom è la storia di un disastro annunciato che, nostro malgrado, in questi mesi abbiamo raccontato tramite denunce e segnalazioni che oggi sembrano essersi infrante contro il muro dell’indifferenza. Era il mese di luglio quando, raccontandovi di un ospedale pronto a riorganizzarsi in vista della stagione estiva e di un auspicabile calo dei contagi, il primario della terapia intensiva post operatoria Massimo Caracciolo ha ricostruito i motivi che impedivano al Gom di guardare a un futuro che deve ancora fare i conti con un sistema di finanziamenti ingessato.

Il covid non è andato in vacanza

Quest’anno, però, differentemente dall’estate 2020 il virus non ha dato il tempo al Gom di rifiatare e riorganizzarsi. A poche settimane dalla chiusura dei reparti covid, tutto è tornato operativo. Complici le varianti e in alcuni casi la resistenza al vaccino, diverse sono state le occasioni di contagio che, in alcuni casi hanno generato dei veri focolai. Erano i primi giorni di agosto e il primario della Terapia intensiva il dottor Sebastiano Macheda lanciava i primi segnali d’allarme: casi in aumento anche tra i giovani e non vaccinati in terapia intensiva.

Cronica carenza di personale

Ma la storia non insegna. E dopo un anno di organizzazioni, carenze e lotte per la sopravvivenza dell’ospedale, a fine agosto era nuovamente emergenza. I mesi passati a invocare nuove assunzioni e prospettare l’immenso lavoro fatto da tutto il personale del Gom per contrastare la pandemia, non hanno smosso la cortina di ferro che circonda la cittadella regionale. Nessuna assunzione è stata autorizzata e i posti letto dell’area covid, come prevedibile, sono stati dimezzati. Tutto come previsto: abbassamento delle restrizioni, aumento dei contagi e si riparte con la corsa in ospedale. Ma questa volta la sorpresa, una volta superata la porta del pronto soccorso, è amara. Sono i primi giorni di settembre e i 60 posti letto disponibili sono già terminati. Così 20 pazienti covid attendono in barella che qualcuno dia una risposta e consenta l’assunzione del personale necessario ad aprire un nuovo piano.

Disastro annunciato

E arriviamo ad oggi. Le risposte non arrivano, il direttore sanitario lancia l’ennesimo allarme: mancano 700 figure e non intendiamo sacrificare altri reparti e le prestazioni sanitarie necessarie. Ma la risposta non arriva ancora e così non resta che l’unica strada percorribile: blocco dei ricoveri covid e pazienti spediti a Catanzaro. Tutto come in un film dal finale scontato che non avremmo mai voluto vedere.

Abbiamo raccontato il bello e il brutto di uno dei periodi più tragici della storia dell’umanità e abbiamo visto uomini stremati contare morti che ora sembrano finire nel dimenticatoio.

Hanno lavorato dapprima centellinando di dispositivi di sicurezza, poi per ore chiusi in reparti colmi di un virus assassino. E adesso, che il virus sembra tornato più forte di prima, li hanno lasciati soli, di nuovo. Quanto sta accadendo al Gom si poteva evitare. La carenza di personale non è un argomento che si poteva rimandare o trascurare, in gioco è la vita dei reggini che, ancora una volta si vedono sottratti il sacrosanto diritto alla salute.

Dover scegliere se curare malati oncologici o affetti dal coronavirus, dopo un anno di pandemia non è una scelta che andava fatta. Doveva esserci una risposta da una commissione che avrebbe dovuto mettere fine a quella che ormai ha tutti i contorni di una vera ingiustizia sociale.

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