martedì,Aprile 23 2024

Ospedale Oppido, il Comitato a muso duro contro gli attacchi del sindaco

Con due distinti manifesti, i cittadini che per 5 mesi hanno presidiato il nosocomio con lo scopo di salvarlo, hanno risposto al primo cittadino Barillaro e al consigliere regionale Giannetta

Ospedale Oppido, il Comitato a muso duro contro gli attacchi del sindaco

«L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione, che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti». Con questa frase di Noam Chomsky, la portavoce del “Comitato 19 febbraio in difesa dell’ospedale Maria Pia di Savoia di Oppido Mamertina” Margherita Mazzeo, ha risposto agli attacchi subìti ieri dal sindaco Bruno Barillaro.

«La replica non si nega a nessuno – ha poi continuato Mazzeo – ma adesso il Comitato 19 febbraio continua a parlare di ospedale e rimane in vigile attesa di vedere la realizzazione dei risultati auspicati». Alle brevi ma concise parole della portavoce, è seguita l’affissione per le vie del paese, da parte dei membri del Comitato, di due manifesti, in risposta alle parole non solo del primo cittadino ma anche a quelle del consigliere regionale Domenico Giannetta, attraverso i quali, la portavoce viene difesa a spada tratta.

I manifesti

Nel primo, rivolto al sindaco Barillaro, si legge: «Siamo i membri del Comitato 19 febbraio, non siamo qui a elemosinare nulla ma a difendere il giusto operato fatto da tutti. Mettendo in atto una promessa, non essendo politici non cambiamo casacca e siamo qui a difendere colei (Margherita Mazzeo, ndr) che Lei in maniera diffamatoria offende, additandola di volersi riprendere la poltrona ed è assetata di potere. Un potere che ha portato il paese in queste condizioni e una poltrona che con tutto il rispetto di ciò che rappresenta, alla sopra citata non interessa, in quanto ha già avuto un’esperienza negativa e non è matta da cadere così in basso. Fermo restando che la politica non la danno in dote a nessuno, né i genitori e né i nonni, tutti avrebbero il diritto di farla, ma per il bene della comunità e stando vicino ai cittadini.

In questi mesi di battaglia più volte le abbiamo battuto le mani quando diceva che era in prima linea con noi. Noi cerchiamo i nostri diritti e nessuna è isterica (termini da cinema). Avete offerto anche una cena e noi per orgoglio abbiamo chiesto la vostra presenza. Noi non facevamo politica, noi abbiamo dato lustro a ciò che è rimasto di uno stabile abbandonato da sempre da ogni politico. Ridiamo sopra, in quanto ciò che il vostro post dice, distorce la verità. Chi ha un cuore può capire. W il Comitato 19 febbraio. Ps: Chi ha scritto questo post ovviamente vive nell’amarezza delle sconfitte avute nelle sue battaglie per l’ospedale col governo di sinistra, rimanendo che voi potete fare politica».

Nel secondo, in risposta al consigliere regionale Giannetta, si legge invece: «Caro consigliere regionale, a voi gli onori e gli oneri di questa vittoria che ha visto il potenziamento del nostro ambulatorio paesano. E già dopo avere avuto una storia cristallina le politiche degli ultimi 30 anni hanno ridotto il miglior ospedale della Piana in un ambulatorio da costruire. La protesta che lei ovviamente delegittima, ma che vi aveva chiesto aiuto fin dall’inizio, e che voi avete detto “faccio mio il vostro documento”, e si è visto da ciò che pronunciavate che era vero, pensiamo che vi abbia aiutato a spianarvi la strada per questa mezza vittoria, in quanto si è parlato di ciò che il 21 febbraio ci era già stato detto.

Noi siamo stati lì per spingere chi di dovere a muovere qualche dito, lei diceva che non si può creare un precedente. Si protesta dove la politica non aiuta la comunità. Noi del Comitato 19 febbraio non siamo qui ad attaccare nessuno, ma neanche a fare i fessi. La zona disagiata poteva dare lustro a questo paese. Ma come dite voi, una misera protesta non può pretendere più di tanto. Resta la consapevolezza di aver dato forza a chi oggi lo nega. Noi gridiamo forza Oppido perché siamo per il progresso anche se qualcuno ci vorrebbe distanziare, ma siamo mamertini e poco importa».

Il documentario e la smobilitazione del presidio permanente

Proprio alla vigilia della presentazione del Piano di potenziamento e valorizzazione dell’ospedale di Oppido, il Comitato aveva proiettato, in piazza Umberto I, un documentario sui 148 giorni di presidio permanente in difesa del nosocomio, annunciando alla fine la smobilitazione dello stesso, «perché – come ha spiegato la portavoce Margherita Mazzeo – perderebbe di significato. Ma il Comitato continuerà a esserci e vigilerà sull’attuazione di quanto promesso». A questo è seguito un lungo post, pubblicato sulla propria pagina Facebook, dove il Comitato racconta tutte le tappe della sua pacifica protesta e non manca di rivolgere qualche frecciatina a coloro i quali hanno sminuito il loro impegno.

«Sono 148 giorni di lotta raccontati nella nostra piazza principale con il documentario che ha ricostruito gioie, dolori, conquiste e sconfitte di questi 5 lunghi mesi – si legge nel post -. Dal sopralluogo del 21 febbraio, del commissario straordinario Asp, oggi direttore generale, Di Furia che annunciava la riattivazione del reparto di Radiologia, il mantenimento del reparto di Lungodegenza, la postazione di 118 medicalizzata e soprattutto l’attenzione nei confronti di una struttura periferica dislocata in ambiente montano, al mancato riconoscimento di zona disagiata per finire con l’attuale volontà del Comitato di attendere la realizzazione di quanto annunciato e “promesso” post Dca.

Sono stati mesi difficili durante i quali non è stato possibile abbassare la guardia per la necessità quotidiana di stimolare la realizzazione dell’inversione di rotta annunciata dal “piano Di Furia”, a titolo esemplificativo e non esaustivo, sollecitando in silenzio la massima autorità sanitaria locale – e chi legge sa benissimo chi sia – nonché direttore del “resuscitato” ambulatorio di Radiologia, a formalizzare la donazione del MiniLab – nella qualità di sindaco – e impegnarsi per fornire il rinato ambulatorio di Radiologia di un pc e della stampante per refertare e per l’inserimento nel Cup – n.q. di direttore.

Poi i due flash mob, che evidentemente non sono stati compresi (sic!), il primo ideato per unire le istituzioni alle quali abbiamo più volte teso la mano per avviare una sinergica collaborazione in difesa del nosocomio mamertino, il secondo per ribadire e testimoniare – perché ancora non chiaro l’intento che animava la protesta – le reali difficoltà che un cittadino oppidese e dell’entroterra aspomontano è costretto ad affrontare per ottenere assistenza sanitaria. In auto da Oppido a Polistena – l’ospedale spoke – ma purtroppo la storia ci conferma che a Oppido Mamertina, dopo un incidente, si sosta a terra al freddo e senza alcuna assistenza per oltre 60 minuti e che, purtroppo, si muore in viaggio verso il più vicino Pronto soccorso.

Arriva il sostegno della Città metropolitana e dei suoi consiglieri, del vescovo Milito, che si aggiungono ai sindaci di Varapodio, Palmi e Cinquefrondi, alle associazioni, ai comitati ed ex commissari Asp, ai quali rivolgiamo nuovamente parole di riconoscenza e gratitudine per essersi spesi incondizionatamente per il nostro ospedale. Il comitato con instancabile spirito propositivo e abbandonando la rassegnazione interloquisce con i dirigenti Asp al fine di avviare una proficua interlocuzione per il bene e il rilancio del Maria Pia di Savoia, e riempire di contenuti e di strumentazione salvavita il nosocomio mamertino, che per anni è stato lasciato anche senza un defibrillatore – tutte attività documentate dalla stampa alla quale rimandiamo per chi ha scarsa memoria o fa finta di essere smemorato.

Ci sono infiniti contributi – si legge ancora – formulati da professionisti del mondo dell’informazione che hanno condotto insieme a noi questa battaglia di civiltà e ci hanno permesso di accendere i riflettori su Oppido e sul nostro ospedale, ed è loro che oggi vogliamo ringraziare! La Rete di comitati, oltre venti comitati provenienti dall’intera regione – qualcuno forse riuscirebbe a vedere solo un proliferare di aspiranti politici in questo caso in ambiente regionale – davanti al Maria Pia di Savoia per sottoscrivere un documento contenente le richieste per una “Calabria in buona salute”, indirizzato al presidente Occhiuto, ovvero una proposta civica per il rilancio della sanità calabrese che si aggiunge alla proposta formulata dal Comitato nel mese di marzo.

Inizia a vedersi la luce in fondo al tunnel con l’apertura della Radiologia – che può avere un pc per la refertazione solo grazie alla Bcc Calabria Ulteriore che lo ha donato dopo l’appello del Comitato che silenziosamente constatava l’inerzia di chi avrebbe dovuto provvedere – e dopo l’incontro con il direttore generale dell’Asp, la quale ribadisce la volontà dell’azienda di investire sulla struttura. Non abbiamo parlato di politica, ma abbiamo discusso di cose concrete anche accogliendo l’invito – rivolto a noi cittadini attivi “che legittimamente protestano” – a collaborare fattivamente per il rilancio della struttura mamertina. Ebbene, il piano di riordino della rete ospedaliera non può essere accolto con il medesimo entusiasmo esplicitato dopo l’incontro con il direttore generale – è indispensabile distinguere ruoli e competenze – poiché dell’agognato riconoscimento di zona disagiata non vi è traccia. E ci dispiace dover constatare che non aggiunge nulla a quanto già previsto!

Credendo nelle nostre rivendicazioni ci rechiamo dal sindaco incassando – nuovamente – sostegno e l’espressa volontà di capeggiare la protesta contro quel carrozzone sul quale oggi tentano di salire, ma poi arrivano le rassicurazioni, poi le smentite, poi nuovamente rassicurazioni che annunciano un decreto ad hoc, il “decreto Oppido” che prevederebbe, tra le altre cose, un medico di assistenza di prossimità (c.d. Guardia medica) presente h24 nella struttura e del quale non vi è alcuna traccia nella pomposa presentazione – chiusa al Comitato, ma aperta a parenti e amici – per presentare un rilancio già annunciato da mesi. Forse avremmo dovuto comprendere prima quale sarebbe stato l’epilogo, ma prendiamo atto della situazione, e ci associamo a chi sostiene che il piano di riordino “non è frutto di una protesta”. Infatti, lo stesso prevede per Oppido l’ospedale di Comunità già annunciato molto prima dello scorso febbraio.

Noi diamo a Cesare quel che è di Cesare ed è per questo che oggi, siamo qui a dire cosa ha fatto il Comitato per permettere ai posteri l’ardua sentenza e per ringraziare quanti si sono avvicendati presso il sit-in per contribuire alla battaglia in favore del diritto alla salute, ovvero la battaglia per la vita! Abbandoniamo il sit-in – conclude il Comitato – e ci poniamo in vigile attesa. Sappiamo che lavorano in silenzio e quindi consapevoli che i tempi saranno lunghi prima di poter vedere qualche risultato auspicato! La storia è scritta dai vincitori, non dai vinti e non temiamo smentite nel sostenere che in questa storia i vincitori sono i cittadini di Oppido Mamertina!».

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