Villa San Giovanni, l’unico centro diurno per disabili non riesce a riaprire

Quando la burocrazia si mette di traverso a farne le spese sono i ragazzi disabili che nella cooperativa Rose Blu vedono la loro unica via per contrastare l'isolamento
Quando la burocrazia si mette di traverso a farne le spese sono i ragazzi disabili che nella cooperativa Rose Blu vedono la loro unica via per contrastare l'isolamento

A Villa San Giovanni il lokdown ha lasciato un segno negativo nell’unica struttura autorizzata, anche a livello regionale, per accogliere disabili adulti. Finanziamenti regolarmente arrivati fino a gennaio e una struttura totalmente resa agibile dalla cooperativa Rose Blu che oggi si scontra con la burocrazia che, si sa, non ha i tempi e le esigenze dei ragazzi che, invece, in questo centro vedono la loro unica isola felice. 

Dopo la chiusura gli intoppi

«Abbiamo mantenuto le attività nel mese di febbraio per garantire la continuità assistenziale – ci spiega il presidente della cooperativa Rose Blu Domenico Barresi – I nostri utenti sono 12 disabili adulti dei comuni di Villa San Giovanni e di Campo Calabro. A marzo, seguendo le indicazioni dei vari Dcpm del Governo abbiamo sospeso le attività e adesso abbiamo diverse difficoltà a ripartire». 

Centro ancora chiuso

Nonostante la riapertura di tutte le attività, infatti, il centro diurno per disabili adulti non ha ancora riaperto le porte e le motivazioni sarebbero legate non più alla pandemia ma alla burocrazia.

E la continuità assistenziale?

«Non abbiamo ancora il riconoscimento formale del lavoro svolto in questi mesi ma l’ulteriore blocco che ci sta impedendo di riaprire è che l’ufficio di piano si sarebbe determinato nel fare un bando per i finanziamenti necessari.

Noi riteniamo che questo bando, per il principio dell’infungibilità, sia inutile in quanto siamo l’unico centro diurno dell’intero Ambito 14 per cui l’esito del bando è scontato, non ci sono altri centri autorizzati nell’ambito. In più è intenzione dell’ufficio di piano fare un bando per ridefinire i criteri per i quali i ragazzi possono avere accesso al centro. Questo comporterebbe che i beneficiari possano arrivare  da tutti i comuni dell’ambito negando il diritto ormai acquisito, dopo oltre 10 anni di frequentazione, della continuità assistenziale».  

E a pagare sono lavoratori e disabili

Operatori ancora in attesa di vedere riconoscere il loro lavoro ma che continuano a sperare nella riapertura per il bene di chi ha bisogno della loro assistenza.

«Alcuni di questi ragazzi, che frequentano il centro diurno, hanno solo questo punto di riferimento – ci spiega l’educatrice professionale Ilenia Longo – perciò nel momento in cui abbiamo chiuso, ci siamo bloccati al sei marzo, con molti abbiam mantenuto un contatto tramite videochiamate, con altri è stato impossibile perché non hanno le competenze per farlo.

Questo ha portato a un isolamento di alcuni ragazzi. Qui loro imparano anche ad acquisire determinate autonomie e venendo a mancare, per un periodo così lungo di 3 mesi e mezzo e sarebbe ancora peggio se per qualsiasi motivo l’interruzione del servizio dovrebbe prolungarsi, perderebbero tutte le autonomie e le capacità che hanno acquisito qui dentro».