mercoledì,Settembre 30 2020

Il boss Graviano: «La mia famiglia in società con Berlusconi. L’ho incontrato sapeva fossi latitante»

'Ndrangheta stragista, le pesantissime dichiarazioni del boss che chiamano in causa l'ex premier e la nascita di Forza Italia

Il boss Graviano: «La mia famiglia in società con Berlusconi. L’ho incontrato sapeva fossi latitante»

«La mia famiglia era in società con Silvio Berlusconi. L’ho incontrato tre volte da latitante» È quanto affermato il boss Giuseppe Graviano nel corso del processo ‘Ndrangheta stragista in corso davanti alla Corte d’Assise di Reggio Calabria.

Sono dichiarazioni pesantissime quelle che Graviano sta rilasciando al procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, con riferimento ai rapporti avuti dalla sua famiglia con l’ex premier Silvio Berlusconi, ancor prima che scendesse in campo con Forza Italia.

Tutto parte dal nonno

«Il mio nonno materno, Filippo Quartanaro, era una persona abbastanza ricca. Faceva il commerciante di ortofrutta in diverse zone di Palermo. Lo contattarono dalla zona di Malaspina per investire dei soldi al nord, perché era in contatto con Silvio Berlusconi». Si tratta di 20 miliardi di lire da mettere nel settore immobiliare, dove Berlusconi aveva già diverse società. Da qui partì una raccolta che coinvolse diverse persone molte facoltose di Palermo. Non tutti, nella famiglia Graviano, erano d’accordo con questo affare. Il padre di Giuseppe, infatti, non voleva si investisse a Milano. Ma alla fine ebbe la meglio l’opinione del nonno materno, anche grazie ad un consiglio avuto da Giuseppe Greco, padre di Michele. Da lì l’investimento nel settore immobiliare.

«Mio nonno mi disse che era in società con queste persone, mi propose di partecipare pur specificando che mio padre non voleva. Io e mio cugino Salvo abbiamo chiesto un consiglio a Giuseppe e Michele Greco, che mi dissero che qualcuno doveva portare avanti questa situazione e abbiamo deciso di sì. E siamo partiti per Milano. Siamo andati dal signor Berlusconi, mio nonno era seguito da un avvocato di Palermo che era il signor Canzonieri». E si tratta di un affare legittimo sebbene servisse qualcosa di scritto.

L’incontro nell’hotel

«Il primo incontro avvenne nell’hotel Quark, nell’83. C’erano Berlusconi, mio nonno e mio cugino Salvatore. Noi affiancavamo mio nonno perché era anziano e dovevamo essere pronti a prendere il suo posto. Siamo andati con questa situazione, di tanto arrivavano un po’ di soldi e mio cugino non li divideva, ma li reinvestiva». Ma Berlusconi sapeva fosse latitante? La risposta è netta: «A dicembre di quell’anno, c’è una nuova riunione a Milano. Io ero latitante dall’84. Mio cugino mi invita a partecipare. Si era arrivati alla conclusione che si dovesse regolarizzare la situazione e far emergere il nome dei finanziatori. Ci siamo incontrati con Berlusconi, con lui c’erano altre persone che non mi sono state presentate. Berlusconi sapeva che ero latitante».

La costruzione di Milano 3 e Mediaset

Nell’impero costruito grazie ai soldi della Sicilia c’era anche il complesso di “Milano 3”. «L’idea era di legalizzare la situazione per far emergere i finanziatori nella società immobiliare di Berlusconi in cui c’era mio nonno, perché i loro nomi apparivano solo su una scrittura privata che ha in mano mio cugino». Graviano ricorda come Berlusconi regalò un appartamento nel complesso di Milano 3 a suo cugino, che serviva per le necessità personali. «Tutto venne fatto con quei soldi – afferma il boss – anche le televisioni, anche Mediaset».

La discesa in politica e il tradimento

È in questo contesto che è direttamente Berlusconi a svelare ai Graviano la sua idea di scendere in politica: «Io sono già a Omegna e ne parla con mio cugino Salvo. “Mi potete dare una mano in Sicilia?”», avrebbe chiesto Berlusconi. Ma poi, nelle successive intercettazioni del 2016, arriva il momento in cui il leader di Forza Italia viene indicato come traditore: il punto essenziale è la questione concernente il 41 bis. «Nel 2001 veniva rinnovato e poi è diventato legge con il governo Berlusconi. Venne in Sicilia e disse che era una cosa disumana, salvo poi fare leggi incostituzionali come ora sta venendo fuori. Si parlava di abolire l’ergastolo con il nuovo codice penale. Ma Berlusconi – chiosa Graviano – chiese di non inserire coloro che erano stati coinvolti nelle stragi. Li ho avuto conferma che era tutto finito. Nel frattempo mio cugino era molto. Ecco perché ho definito Berlusconi un traditore».

Dall’agenda rossa al poliziotto Agostino

Nelle sue dichiarazioni, Graviano ha anche fatto cenno all’agenda rossa del giudice Paolo Borsellino e all’omicidio del poliziotto Nino Agostino. «Lei potrà trovare l’agenda rossa e anche chi ha ucciso il poliziotto», dice a Lombardo.