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‘Ndrangheta a Scilla, processo Nuova Linea: tutti rinviati a giudizio compreso l’ex sindaco Ciccone

Per i 20 indagati che hanno scelto il rito abbreviato il processo inizierà il 19 settembre mentre altri 19 hanno deciso di procedere con il rito abbreviato

‘Ndrangheta a Scilla, processo Nuova Linea: tutti rinviati a giudizio compreso l’ex sindaco Ciccone

Al via il processo che vede indagati i presunti componenti della  “Nuova linea” di ‘ndrangheta che intendeva riaffermarsi sul territorio di Scilla. Tutti rinviati a giudizio nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Reggio Calabria. Disarticolata sul nascere le nuove leve dei clan di Scilla Nasone accusati di associazione di tipo mafioso.

A processo sarà chiamato a rispondere anche l’ex sindaco di Scilla, Pasqualino Ciccone. Il fratello Gaetano Ciccone (anche lui in passato primo cittadino) e l’ex consigliere comunale scillese, Girolamo Paladino. Sono 20 le persone rinviate a giudizio con rito ordinario e per loro il processo inizierà il 19 settembre. Gli altri 19 hanno hanno scelto il rito abbreviato. L’accusa è rappresentata dai pm della Dda di Reggio Calabria Walter Ignazitto, Diego Capece Minutolo e Nicola De Caria.

L’accusa 

Ad emergere dalle carte è stato in particolare il potere che le locali avevano sull’amministrazione. Vessazioni e accordi che hanno portato l’ente ad essere permeabile dalla criminalità organizzata. Questo ha portato allo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose.

In particolare, l’ex sindaco Pasqualino Ciccone, dimessosi all’indomani dell’operazione, è indagato  «perché, in occasione dell’elezioni amministrative del Comune di Scilla dell’anno 2020 – si legge nell’avviso di conclusioni indagini – quale candidato a sindaco del medesimo Comune, accettava, da Fulco Giuseppe, esponente apicale della articolazione di ndrangheta denominata cosca Nasone – Gaietti, e, anche per il suo tramite, dagli altri affiliati orbitanti nel medesimo sodalizio, la promessa di procurare voti.

Grazie alle capacità di infiltrazione nel tessuto sociale della cosca mafiosa e anche mediante le modalità di cui al terzo comma dell’art. 416bis c. p. , in cambio della promessa di utilità (consistenti, tra l’altro, nel garantire il rilascio di concessioni di beni pubblici o di assicurare altre indebite agevolazioni presso gli uffici dell’amministrazione comunale) e, più in generale, della disponibilità a soddisfare interessi ed esigenze dell’anzidetta associazione».

L’operazione

I pm Walter Ignazitto, Diego Capece Minutolo e Nicola De Caria, tutti nella qualità di Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, Direzione Distrettuale Antimafia hanno concluso le indagini nei confronti di 39 soggetti. Giuseppe Fulco è il fulcro dell’operazione “Nuova linea” che ha scosso il comune di Scilla.

Fulco che nelle vene porta il sangue del boss Giuseppe Nasone defunto, era il reggente della cosca dopo aver scontato quasi 20 anni di carcere per mafia. È tornato nel 2018 imponendo il suo ruolo sul territorio scillese e riprendendo il comando della cosca Nasone-Gaietti. L’uomo, una volta riprese le redini della locale di ‘ndrangheta ha imposto il suo potere su lavori pubblici e commercio. Tutto estendendo il suo controllo fino a Bagnara dove, i commercianti erano costretti a rivolgersi alla sua pescheria per vendere il pesce a Scilla.   

Voto di scambio

E nelle informative dei carabinieri si legge come l’attuale amministrazione avrebbe beneficiato dei voti della ‘ndrangheta. «I voti sono comunque tutti canalizzati verso Pasqualino Ciccone il quale una volta eletto, evidentemente conscio dei rischi che corre nel relazionarsi con la ‘ndrangheta taglia i ponti e non rispetta l’accordo stipulato prima della tornata elettorale proprio con Giuseppe Fulco.

Il sindaco si limita ad interloquire con la ‘ndrangheta attraverso Giuseppe Maria Fontana ed il fratello Gaetano Ciccone. Quest’ultimo in quanto esercita la professione di avvocato ha maggiore possibilità di interloquire con esponenti della malavita scillese senza dare nell’occhio».

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