Nuovo appello per il mafioso cosentino. Definitive le altre condanne, comprese quelle del gruppo Suriano di Amantea e del sodalizio di Rosarno
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Si tratta dell'indagine antimafia coordinata dalla Dda di Catanzaro nel Tirreno cosentino. Ecco gli imputati che dovranno affrontare il rito ordinario
Colpo di scena in Cassazione nel processo abbreviato nato dall’inchiesta Crypto, l’indagine antimafia della Dda di Reggio Calabria su una presunta associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, ricondotta al gruppo Cacciola-Certo-Pronestì di Rosarno e con proiezioni anche in provincia di Cosenza.
Gli ermellini hanno annullato con rinvio il capo associativo nei confronti di Roberto Porcaro, ritenuto dalla Procura distrettuale reggina partecipe del gruppo dedito al traffico di sostanze stupefacenti. Si tratta dell’unico annullamento con rinvio riferito al capo d’imputazione principale del procedimento.
La posizione di Porcaro tornerà ora davanti a una nuova sezione della Corte d’Appello di Reggio Calabria, che dovrà rivalutare il punto indicato dalla Suprema Corte e rideterminare la pena. L’imputato è difeso dagli avvocati Giorgia Greco e Cesare Badolato, che avevano sollevato censure sulle motivazioni adottate dai giudici di secondo grado.
La Cassazione ha disposto anche un annullamento con rinvio sulla recidiva per Gullace. Per alcune posizioni, invece, è stata annullata l’aggravante dell’ingente quantità, così come richiesto dal procuratore generale nel corso della requisitoria.
Il processo Crypto era arrivato davanti ai giudici di legittimità dopo la sentenza di secondo grado emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, che aveva già parzialmente ridefinito l’impianto del primo grado. In appello, infatti, i giudici avevano escluso che i rosarnesi fossero promotori dell’ampio sodalizio criminale, qualificandoli come semplici partecipi.
Quella valutazione aveva inciso sulla rideterminazione di numerose posizioni. La Corte d’Appello aveva rimodulato 40 condanne, intervenendo sui ruoli attribuiti agli imputati e sull’inquadramento complessivo del gruppo al centro dell’inchiesta.
Nel secondo grado di giudizio era inoltre caduta l’aggravante della transnazionalità, contestata nell’ambito della presunta organizzazione dedita al traffico di droga.
Nonostante la revisione di parte dell’impianto accusatorio, le pene inflitte ai cosentini Roberto Porcaro e Francesco Suriano erano rimaste tra le più alte, insieme a quella di Francesco Cambria. Proprio la posizione di Porcaro registra ora il passaggio più rilevante davanti alla Suprema Corte, con l’annullamento del capo associativo e il rinvio a un nuovo giudizio d’appello.
Secondo la ricostruzione della Dda reggina, Crypto avrebbe riguardato un presunto circuito criminale organizzato nel settore del narcotraffico, con al centro il gruppo Cacciola-Certo-Pronestì di Rosarno e una rete di rapporti funzionale alla gestione degli affari illeciti anche nel territorio cosentino.
Tutte le altre condanne sono definitive comprese quelle del gruppo Suriano di Amantea.



