mercoledì,Giugno 16 2021

Il Museo dello strumento musicale resta nel cuore dal waterfront. Tra circa un anno l’inizio dei lavori

Curatola: «Dopo l'incendio del 2013 abbiamo sentito forte la responsabilità della città e dei cittadini di rimanere in questo luogo e proprio in quest'ottica stiamo lavorando con l’amministrazione»

Il Museo dello strumento musicale resta nel cuore dal waterfront. Tra circa un anno l’inizio dei lavori

Nel 2013 avevano provato a mettere fine ad una splendida avventura iniziata alla fine degli anni Novanta. Ma, dall’incendio doloso il Museo dello strumento musicale di Reggio Calabria ne è uscito rafforzato, soprattutto dall’amore che i reggini hanno mostrato.

Come racconta Ken Curatola: «Il museo dello strumento musicale (Mu.stru.mu.) è ospitato nella struttura, che era la ex stazione Lido, dal 1996. Dopo l’incendio del 2013 abbiamo sentito forte la responsabilità della città e dei cittadini di rimanere in questo luogo e, proprio in quest’ottica, grazie alla collaborazione del sindaco Giuseppe Falcomatà e dell’assessore ai lavori pubblici Giovanni Muraca, stiamo lavorando per avere una struttura nuova nel più breve tempo possibile. In una riunione fatta qualche settimana fa si ipotizzava un tempo di inizio lavori che possa essere nel giro di un anno».

Un luogo incantato quello del presidente Demetrio Spagna in cui trovano casa strumenti e relativi suoni provenienti da tutto il mondo. Un centralissimo cuore musicale che la struttura potrà dunque mantenere all’interno del waterfront appena inaugurato.

Il museo interattivo

Il museo attualmente è chiuso, ed è rimasto chiuso per tutta la durata dei lavori di realizzazione del waterfront, dentro si è accumulata un po’ di polvere che però non toglie la magia dei luoghi. Entrando si viene catapultati in un antro magico: colori e fogge che immergono lo spettatore in viaggio da mondi vicini (con gli strumenti musicali dei pastori), fino a dimensioni inusuali anche alla vista, con strumenti provenienti da paesi lontanissimi.

«Non ci piace dire che facciamo cultura – prosegue Curatola – quello che facciamo è mostrare il mondo degli strumenti musicali a tante persone: dai cittadini, ai turisti ma soprattutto ai ragazzi. A differenza di tanti musei questo è interattivo: le scolaresche i ragazzi e altri fruitori che vengono sono invogliati a suonare gli strumenti: è questo il rapporto che lega il museo alle persone: questo dare e ricevere».

La storia del museo

«Il museo nasce quasi ventisette anni fa, come una collezione privata: Demetrio Spagna, appassionato di musica inizia a collezionare strumenti da tutto il mondo. Tant’è che questa collezione, che ormai aveva invaso casa sua, veniva sempre più richiesta in eventi e occasioni. Tante le richieste che si pensò di realizzare una mostra museo itinerante. Questa idea andò avanti per un po’ di anni, dal 1992 al 1996. Alla fine gli strumenti erano così tanti e le richieste così numerose da dover trovare un posto al museo. Questo avvenne col sindaco Italo Falcomatà che, d’accordo con il dottore Spagna, cercò di individuare uno dei posti liberi in città: uno di quelli era proprio la vecchia stazione lido, in uso solo per un breve periodo, poi abbandonata a se stessa.

Quindi dal 1996 il museo trova sede in questo posto, da allora sono passati tantissimi anni: il museo si è riempito con oltre 800 strumenti prima, che purtroppo sono diventati 700 dopo l’incendio. Il museo ha continuato la sua vita fino ad giorno d’oggi con percorsi più o meno altalenanti. Un grande traino è stato il museo archeologico nazionale. La sua chiusura per la ristrutturazione portò meno visite anche nel nostro museo. Però col tempo la nostra fetta di visitatori l’abbiamo sempre mantenuta».

Che momento ha rappresentato l’incendio doloso del 2013?

«Quell’incendio ha presentato un messaggio che voleva essere da parte di chi lo ha perpetrato nei nostri confronti un messaggio di morte, per farci chiudere. In realtà a noi è arrivato il messaggio della gente, la manifestazione gigantesca a cui parteciparono circa quattromila persone. E questo ci ha trasmesso la città: il museo dello strumento musicale deve vivere e deve vivere in questo posto perché chi l’aveva incendiato voleva farci spostare per utilizzare questa struttura in un altro modo, non lo sappiamo, ma la città ha voluto fortemente che noi rimanessimo qui. E questa responsabilità ci ha dato nuova energia e nuova forza per fare in modo che questo progetto, ormai di lunga data, possa guardare sempre più al futuro».

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