lunedì,Ottobre 26 2020

Elezioni Reggio Calabria, parla Zagami: «Tutta la verità su Terzo Polo, Minicuci e il mancato appoggio del centrodestra»

L'avvocato reggino racconta diversi retroscena: dalle riunioni con Lamberti e Marcianò, sino alla scelta di Minicuci: «C'era anche il mio curriculum. Ma fui scartato perché non obbedisco a certe logiche»

Elezioni Reggio Calabria, parla Zagami: «Tutta la verità su Terzo Polo, Minicuci e il mancato appoggio del centrodestra»

Alcuni mesi fa era stato indicato come uno dei nomi dei papabili candidati a sindaco per il centrodestra. Ad urne chiuse l’avvocato Paolo Zagami svela i retroscena del polo civico e di come non si sia concretizzato. E dice la sua sulle scelte, discutibili, del centrodestra che hanno portato ad una evidente sconfitta, non tanto per i partiti, ma per il candidato prescelto.

Il polo civico

«Nel momento in cui il progetto del centrodestro andava verso una probabile sconfitta, perché il metodo di scelta non era stato condiviso e perché l’unità del centrodestra era di facciata, qualche amico, insieme a me, ha deciso di provare a fare il terzo polo, facendo leva sulla regginità. Il primo incontro è stato il 10 luglio. Ho incontrato presso la sede di Reggio Viva: Angela Marcianò, Eduardo Lamberti, Giuseppe Bombino ed altre persone.

Fu il primo di una serie di incontri: la verità è che io e Bombino ci siamo fatti subito di lato e che non avevamo problemi a servire la città in qualsiasi ruolo. Lamberti e Marcianò, miei carissimi amici, avevano entrambi la pretesa legittima di essere loro il candidato sindaco di questo polo civico. La quadra non si è trovata perché nessuno dei due voleva fare il secondo dell’altro. Questo era legittimo, da un lato: a Lamberti erano stati promessi “mari e monti”, in riferimento alla sua candidatura a sindaco del centrodestra e così, legittimamente, aspirava alla posizione di candidato sebbene nel polo civico, ma lui aveva comunque una storia professionale e politica.

Così come era legittima la richiesta di Marcianò, che sul campo ha dimostrato di essere elettoralmente molto forte e comunque di avere personalità tra tante difficoltà. È un peccato perché i numeri hanno mostrato che il polo civico se si fosse fatto avrebbe vinto: perché un terzo degli elettori al primo turno non ha votato né il centrodestra, né il  centrosinistra. Se ci fossimo uniti facendo leva sulla regginità avremmo vinto. E Crotone insegna.

Il problema è stato anche che ci siamo mossi tardi: il primo incontro il 10 luglio e gli altri sono stati poi interlocutori, non c’è stato il tempo di mettere d’accordo le due teste. Ma è sbagliato dire che la colpa sia di Lamberti o Marcianò, perché entrambi avevano legittime pretese».

Torna indietro nel tempo Zagami, a qualche mese fa, al momento in cui sono iniziate le manovre di scelta del candidato del centrodestra. «La mia ultima e unica dichiarazione risale al 20 maggio – ricorda Zagami – dopo di allora ho sentito pettegolezzi e inesattezze sul mio conto. Ci tengo a precisare che avevo rapporti con la Lega che erano professionali, in quanto lavoro per la Camera di commercio americana. Quando venne deciso che la Lega avrebbe indicato il candidato sindaco, pur non avendo io la tessera di leghista, ma essendo di area centrodestra, sono state fatte delle consultazioni anche con me.

Mi risulta che vennero vagliati oltre 40 curriculum e il mio nome era il secondo nella lista ufficiale, dopo Minicuci. So per certo che il mio profilo non era gradito ad alcuni leader del centrodestra reggino forse perché sarei stato difficilmente manovrabile e perché certe logiche non mi appartengono. Inoltre le confesso che ho preferito non insistere perché avevo ben compreso come il centrodestra reggino fosse lacerato al suo interno e su questi presupposti cambiare la mia vita ed il lavoro, che mi dà tante soddisfazioni, non mi avrebbe fatto piacere. Mi ha fatto molto male leggere che non andavo bene perché nemmeno io sarei stato un reggino»

La regginità

È stato messo al pari di Minicuci, quando gli è stato imputato di non essere reggino. «Io ho casa a Reggio da sempre, insegno all’università Mediterranea di Reggio Calabria, ho il mio studio a Reggio, sono iscritto all’ordine degli avvocati di Reggio, ho costituito l’associazione Reggio Viva, sono stato presidente della Pro Pellaro e ho l’abbonamento allo stadio Granillo da 35 anni con mio padre. Non ho la presunzione di dire che con me si sarebbe vinto, ma avrei agito in modo molto diverso rispetto a quanto fatto da Minicuci».

Il suo rapporto con la politica quale sarà?

«Ho già un’esperienza politica, e mi è stato anche contestato il fatto che io fossi a digiuno di politica. Ma la gente dimentica che io sono stato uno dei fondatori di Italia futura Calabria, nel 2011, e sono stato anche candidato alla camera dei deputati, con un partito piccolo, e da solo ho preso 15mila voti. Quindi dire che non ho esperienza politica è ridicolo. Ho costituito l’associazione Reggio Viva che ha evidenti finalità politiche, ho sempre fatto politica, anche se ho il mio lavoro e mi piace, ma in futuro sarò sempre al servizio della mia città».

Torna sulle elezioni «In questa tornata elettorale si è sbagliato tutto, non rispetto alla mia mancata scelta, ma rispetto al modus. Non ho mai insistito sulla mia candidatura, ma ho solo dato la mia disponibilità. Mi hanno contattato e hanno definito il mio curriculum pazzesco e poi hanno scelto Minicuci perché io non ero gradito. Forse se avessi insistito l’avrei fatto il sindaco. La scelta del candidato Minicuci è stata sbagliata, non lo dico io, lo dicono i numeri.

IMinicuci ha preso molti meno voti delle sue liste ed ha sbagliato campagna elettorale, sin dall’inizio. Le posso garantire che, ancora dopo Ferragosto, quindi a pochi giorni dalla chiusura delle liste (il 22 agosto) molti leader del centrodestra reggino, sottobanco, facevano ferro e fuoco per tentare di spodestare Minicuci. Parliamo delle stesse persone che qualche giorno dopo erano costrette a dichiarare che “il caro amico Nino è una persona giusta al posto giusto”. I partiti del centrodestra comunque hanno fatto bene, hanno trovato moltissimi consensi basti pensare alle liste civiche collegate.

Una grossissima fetta di responsabilità va al candidato. Da un lato ha avuto tanta presunzione: ha detto che avrebbe vinto al primo turno, poi che avrebbe preso più voti delle liste e infine che non c’era bisogno di alcun apparentamento. Era convinto che affidandosi a certe persone avrebbe vinto. Dall’altro dico che l’unità del centrodestra è stata solo di facciata. L’abbiamo visto tutti da solo ieri, a fine ballottaggio. E poi Minicuci ha avuto atteggiamenti non istituzionali».

In conclusione: «Faccio gli auguri più sinceri a Falcomatà, è un amico a parte la contrapposizione politica. Sono sicuro che lui stesso ha riconosciuto di avere fatto molti errori e saprà condurre Reggio verso una nuova dimensione, quella che merita. E comunque il sindaco è una persona perbene. Farà meglio perché ha più esperienza. Di fondo resta l’amarezza per Reggio perché Falcomatà era il terz’ultimo sindaco d’Italia, avrà l’opportunità di fare meglio. Per quello che ha fatto fino ad oggi forse non si meritava il secondo tempo. L’amarezza è perché forse si sarebbe potuto scegliere un candidato migliore nel centrodestra o nel polo civico».