lunedì,Ottobre 26 2020

Tutte le responsabilità del centrodestra che a pochi giorni dal voto ha mollato Minicuci

Ad un certo punto, nella settimana prima del ballottaggio, consiglieri e parlamentari tirano i remi in barca e si rassegnano alla sconfitta. La crisi adesso sarà trasferita in Regione

Tutte le responsabilità del centrodestra che a pochi giorni dal voto ha mollato Minicuci

Tra gli interrogativi, tanti, che lascia sul campo la campagna elettorale appena conclusa uno riguarda di sicuro lo psicodramma vissuto dal centrodestra che, a un certo punto, dopo il primo turno ha deciso di spegnere i motori e abbandonare Antonino Minicuci al suo destino.

La fase della scelta

Tralasciando la fase della scelta del candidato che ha lacerato lo schieramento oltre ogni ragionevole misura, con responsabilità equamente suddivise tra le forzature di Matteo Salvini e i capricci di Francesco Cannizzaro, quanto avvenuto nelle due settimane del ballottaggio non ha logica.

Era convinzione comune tra i colonnelli del centrodestra, ma anche ammesso dagli avversai di centrosinistra, che Falcomatà avrebbe dovuto ottenere la vittoria al primo turno per stare tranquillo. In caso di ballottaggio l’aggregato del dissenso verso l’Amministrazione uscente avrebbe favorito lo sfidante, fosse stato Antonino Minicuci o anche Angela Marcianò o chiunque altro.

Dopo il primo turno

La fotografia delle urne al primo turno aveva lasciato intatta questa impressione: Falcomatà con il 37%, Minicuci con il 33% al quale si sarebbero (sulla carta) potuti sommare il quasi 14% di Angela Marcianò, il quasi 5% di Klaus Davi e anche parte dell’elettorato che non aveva partecipato al voto.

Insomma, pur non volendo considerare Minicuci favorito, la partita sembrava più che aperta. Ed, invece, ad un certo punto il centrodestra ha staccato la spina. Nessuna iniziativa elettorale, tranne il patto con gli elettori che Minicuci ha firmato in splendida solitudine, mentre gli esponenti dei vari partiti che già parlavano di sconfitta.

Le mosse vincenti di Falcomatà

Sicuramente Giuseppe Falcomatà ci ha messo del suo. Ha gestito al meglio la nuova campagna elettorale trasformandola in un referendum pro o contro l’invasione dello straniero. Un pericolo del tutto evanescente, considerando i dati ottenuti dalla Lega e anche l’accento di Minicuci, ma che ha fatto presa. E parlare al cuore e alla pancia della gente fa la differenza. Così come è indiscutibile che Falcomatà abbia surclassato il rivale ai confronti a due. Non c’è stata partita nei due faccia a faccia che hanno fatto il giro dei social e delle chat nei giorni prima del voto e che hanno avuto un importante peso specifico.

Eppure ciò non è sufficiente per giustificare la debacle del centrodestra almeno nelle dimensioni in cui è concretizzata. Una spaccatura che ha origine nelle divisioni iniziali, nella scelta di un nome non condiviso, nella evidente non lealtà dei partiti della coalizione, ma che diventa ancora più clamorosa nella fase del ballottaggio.

I big mollano Minicuci e si arrendono

I colonnelli del centrodestra, dai parlamentari ai consiglieri regionali, hanno mollato il soldato Minicuci senza provare neanche a salvargli la faccia. La sua solitudine alla conferenza stampa del dopo voto è eloquente. Solo Denis Nesci di Fdi e Franco Recupero della Lega hanno risposto presente.

Oggi Matteo Salvini sarà a Taurianova a festeggiare Roy Biasi, ma non passerà neanche da Reggio. “Passerà pa casa” sicuramente. Almeno per adesso. Ma si ripresenterà puntuale alla Cittadella a chiedere lumi alla governatrice Jole Santelli e al suo alter ego reggino Francesco Cannizzaro. Verosimilmente con il sostegno di Giorgia Meloni che mai si è sognata di mettere piede in Calabria in questa campagna elettorale.

Salvini passa pa casa ma ha già il conto in mano per Jole

Inevitabile, dunque, una verifica interna ai rapporti della maggioranza che ha perso a Reggio e Crotone, ma anche a Castrovillari e Taurianova dove la Lega era contro Fi. E una perizia su quanto avvenuto a Reggio per capire quando, come e perché, tutti insieme, i partiti del centrodestra siano rientrati negli spogliatoi con la largo anticipo sul fischio finale. Qualcuno spieghi, con dovizia di particolari e argomentazioni logiche, come questa non debba essere considerata una sconfitta fortemente voluta.