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MMS, il Comune presenta un progetto di bus in sede riservata e piange sulla bocciatura della Regione

La bocciatura della Regione non è una questione politica, ma la mancanza di passi consequenziali necessari subito dopo la sigla dell’APQ: realizzare lo studio di fattibilità e presentarsi alla Regione con i documenti in regola

MMS, il Comune presenta un progetto di bus in sede riservata e piange sulla bocciatura della Regione

Dalla metropolitana di superficie ai bus in sede riservata c’è un abisso. Quella del sistema di mobilità sostenibile è la storia di una morte annunciata fatta passare invece come un lutto inaspettato e improvviso. Infelice il paragone, ma che rende l’idea di una storia, quella appunto del MMS – Metropolitan Mobility System, iniziata più di dodici anni fa e destinata a non concludersi bene per Reggio.

Finanziamenti tirati dai capelli, acciuffati in extremis e che adesso stanno per salutare definitivamente la città dello Stretto. Ma veramente l’amministrazione comunale teneva a questo progetto? E che cosa è stato fatto in tutti questi anni per portarlo avanti? Dov’è lo studio di fattibilità?

Il capitolo dolente lo avevamo riaperto qualche settimana fa (in tempi non sospetti) chiedendo al primo cittadino che fine avesse fatto il progetto MMS. Fiduciosamente avevamo ascoltato dei fondi Cipe da 100 milioni e dell’interlocuzione aperta con la Regione, partner del progetto. Improvvisamente, in due giorni, si sparigliano le carte in tavola e tutto il progetto che, ricordiamo era di una metropolitana di superficie, non se ne fa più niente.

Salvo scoprire, in primis, che il cronoprogramma del progetto presentato di recente dal Comune alla Regione non riguardava più la “metropolitana di superficie” bensì “bus in sede riservata”.

Sempre per rimanere nei paragoni: è come se si progettasse con amici (in questo caso la Regione) di andare in un ristorante stellato e per poi ritrovarsi invece insieme ad un pic-nic sul prato (bus in sede riservata invece che la metro di superficie). Chiaro che la Regione lecitamente ha risposto picche poiché «Il Comune ha presentato una scheda diversa dal progetto originario».

La Metropolitana di superficie era un progetto recuperato a fatica dall’assessorato allora guidato dall’ingegnere Agata Quattrone, basato su uno studio del Dipartimento di Ingegneria dei Trasporti dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria (Sms) e finanziato nel 2009 dalla Regione (DGR 457/2009) su proposta dell’assessore ai trasporti Demetrio Naccari.  

Nel 2016 Comune e Regione siglano un APQ per la sua realizzazione (100 milioni di euro sui fondi PAC 2014/2020).

Incomprensibilmente da allora però l’Amministrazione comunale e gli assessori alla mobilità che si sono succeduti non hanno prodotto alcuno studio di fattibilità (che avrebbe dovuto individuare tutte le caratteristiche tecniche ad esempio: la tecnologia specifica, il tracciato definitivo e le fermate, la capacità dei convogli ecc.) per poi mandare a gara la progettazione e la realizzazione dell’opera.

In compenso, adesso, trascorsi 5 anni, si presenta alla Regione un cronoprogramma per realizzare non la Metropolitana di superficie prevista nel APQ siglato con la Regione (e nel Pums approvato in Consiglio) ma una cosa ben diversa (bus in sede riservata). Ciò quindi rinnegando delibere approvate in giunta comunale, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile approvato in Consiglio e di cui la metropolitana era l’anima portante.

Eppure, il progetto della Metropolitana, se fosse stato avviato, avrebbe anche potuto beneficiare degli ulteriori finanziamenti del PNRR che finanzia con ingenti somme il trasporto rapido di massa e arrivare così a cambiare il volto della città, proiettarla in una vera smart city sostenibile.

C’è da chiedersi se in questo cambiamento sia stata coinvolta l’Atam. Considerando che, dal punto di vista ambientale e della sostenibilità, un conto è realizzare Mms che è un sistema “green”, altra cosa è mettere in circolazione 60 bus a combustibile.

La bocciatura della Regione, è evidente, non è una questione politica, ma semplicemente la mancanza di passi consequenziali necessari subito dopo la sigla dell’APQ ossia realizzare lo studio di fattibilità e presentarsi alla Regione con i documenti tecnici in regola.

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