domenica,Febbraio 5 2023

Reggio, il centrodestra mostra i suoi limiti: la strategia anti-Falcomatà è ancora tutta da scrivere

Il centrodestra appare impreparato alla conferma della condanna di Giuseppe Falcomatà

Reggio, il centrodestra mostra i suoi limiti: la strategia anti-Falcomatà è ancora tutta da scrivere

La verità è che non se lo aspettavano. Il centrodestra appare impreparato alla conferma della condanna di Giuseppe Falcomatà. Forse per scaramanzia, forse perché sarebbe stato troppo bello per essere vero: avere la strada spianata e completare l’allineamento governo nazionale, regionale e cittadino. 

Incendiari

La partenza non è male. Comunicati di ex consiglieri comunali lontani da dieci anni dal palazzo del governo cittadini, seguiti da bombe a idrogeno lanciate da Tilde Minasi e Francesco Cannizzaro, rappresentanti reggini in parlamento. E i consiglieri di centrodestra in Comune che partono all’attacco con una conferenza arrivata «dopo accurata riflessione». Tante belle parole in una conferenza stampa infuocata, con tanto di dichiarazione d’intenti (elezioni entro maggio 2023), ma mancano solo le quattro parole che, in realtà, avrebbero potuto fare la differenza: mozione di sfiducia e dimissioni.

Dimissioni

Nessuno parla di dimissioni. Non ci pensano proprio. Alla fine dei conti: «Faremo opposizione dall’interno». Niente di nuovo, dunque. Qualche astensione in meno probabilmente, qualche presa in giro in più perché Falcomatà si è beccato la condanna anche in appello. Ma per il resto si attende. E si deve attendere per forza. 

A chi giova?

Anche se il centrodestra vuole fortissimamente, dopo la Regione, anche Comune e Città metropolitana di Reggio, i tempi forse non sono maturi. Anche se in città molti cuori e molte menti si stanno scaldando, pronti a scendere in campo, la verità è che al momento si aspettano le decisioni nazionali. Il governo è nato da troppo poco tempo, ancora adesso sono in fase di istituzione le commissioni, molti equilibri all’interno dello stesso centrodestra sono da assestare.

Il candidato dov’è?

Al netto dei nomi che si autoproclamano o si fanno dichiarare papabili, il centrodestra in questo momento un candidato da presentare non ce l’ha. Quindi smuovere le acque conviene, ma forse non completamente. Tirando le somme, la sensazione è che il centrodestra, partito incendiario, si sia poi ritrovato a fare la parte del pompiere.

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