Scarcella: «Avevo annunciato che avrei pubblicato gli atti e manterrò l’impegno. Io porto sempre a compimento ciò che dico. È necessario comprendere quale interesse vi fosse nel violare la mia corrispondenza istituzionale»
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La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria ha formulato richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di un ex funzionario del Comune di Gioia Tauro, al quale vengono contestati reiterati accessi abusivi al sistema informatico e telematico in uso al sindaco, avvocato Simona Scarcella.
Una vicenda giudiziaria di particolare delicatezza, che investe la sicurezza informatica delle istituzioni, la tutela della corrispondenza del primo cittadino e la riservatezza di documenti amministrativi potenzialmente contenenti informazioni sensibili riguardanti anche i cittadini.
La richiesta della Procura segna un passaggio significativo nell’iter giudiziario, chiamato a fare chiarezza su una serie di presunte intrusioni nella posta elettronica e nel sistema di protocollo informatico utilizzati dal sindaco, attraverso i quali transitano comunicazioni istituzionali, atti amministrativi e documentazione di rilevante interesse pubblico, oltre a informazioni sottoposte a obblighi di riservatezza.
La vicenda sarebbe emersa quando il primo cittadino, insospettito da accessi che si sarebbero verificati nelle ore serali, rilevò anomalie nell’utilizzo dei propri sistemi informatici. Da qui la decisione di presentare denuncia alla Polizia Postale, dando impulso a una complessa attività investigativa che, attraverso accertamenti tecnici, avrebbe consentito di individuare nell’ex dipendente comunale il presunto autore degli accessi contestati.
Sarà ora la magistratura a valutare gli elementi raccolti e le eventuali responsabilità individuali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Ma è soprattutto nelle dichiarazioni del sindaco Scarcella che la vicenda assume una dimensione più ampia, intrecciandosi con le scelte amministrative compiute all’inizio del mandato, con la decisione di interrompere un incarico fiduciario precedentemente conferito all’ex funzionario e con le intimidazioni che la stessa prima cittadina afferma di avere ricevuto.
LA REVOCA DELL’INCARICO E LA SCELTA DI RIPRISTINARE LA LEGALITÀ
«Appena insediata – dichiara il sindaco Scarcella – ho ritenuto, in discontinuità con la precedente amministrazione comunale, di non rinnovare un incarico fiduciario conferito a un ex dipendente, ormai pensionato, non sussistendovi, a mio avviso, i presupposti di legge non soltanto per la prosecuzione, ma addirittura per il conferimento dell’incarico nelle annualità precedenti. Abbiamo quindi concordato con il segretario generale di ripristinare una situazione di legalità che ritenevamo compromessa».
La prima cittadina insiste su un punto che considera dirimente: la necessità di verificare i requisiti normativi che avrebbero consentito all’ex funzionario di continuare a prestare servizio dopo il pensionamento.
«Non era possibile mantenere in servizio, oltre i limiti consentiti dalla legge, un funzionario che non possedeva, secondo le verifiche da noi effettuate, i requisiti necessari per permanere nell’ente per oltre un anno dopo il pensionamento. Una volta insediata, ho ritenuto doveroso verificare la situazione e assumere le conseguenti decisioni. Non avrei potuto ignorare una condizione che ritenevo incompatibile con le disposizioni vigenti soltanto per garantire la continuità di un rapporto fiduciario».
Una posizione netta, con la quale Scarcella rivendica la scelta di non considerare intangibili le situazioni ereditate dalla precedente amministrazione, ma di sottoporle a verifica alla luce della normativa vigente.
«La legalità amministrativa non può essere una dichiarazione di principio da esibire nelle occasioni ufficiali. Deve tradursi in atti concreti, nella verifica dei requisiti, nel rispetto delle regole e nella capacità di assumere decisioni anche quando queste comportano conseguenze difficili. Io non avrei potuto fare diversamente».
«AVEVO ANNUNCIATO CHE AVREI PUBBLICATO GLI ATTI. IO PORTO SEMPRE A COMPIMENTO CIÒ CHE DICO»
Il sindaco richiama quindi un altro aspetto della propria azione amministrativa: l’impegno a rendere pubblici gli atti, nei limiti consentiti dalla legge, per garantire trasparenza e consentire una ricostruzione documentale delle vicende amministrative.
«Avevo annunciato che avrei iniziato a pubblicare gli atti e intendo mantenere quell’impegno. Io porto sempre a compimento ciò che dico. Non sono abituata ad assumere impegni pubblici per poi lasciarli cadere nel vuoto. Quando ritengo che un’iniziativa sia doverosa, la porto avanti nel rispetto della legge».
Una dichiarazione che assume un significato particolare nel contesto della vicenda giudiziaria. La pubblicità degli atti amministrativi, sottolinea implicitamente la prima cittadina, deve svolgersi secondo regole precise, distinguendo la documentazione ostensibile da quella coperta da riservatezza e tutelando sempre i dati personali dei cittadini.
«La trasparenza non può essere una formula di circostanza, né può essere invocata soltanto quando fa comodo. Deve tradursi in comportamenti concreti. Pubblicare gli atti che possono e devono essere resi conoscibili significa assumersi una responsabilità precisa nei confronti della comunità. Ed è una responsabilità che intendo continuare a esercitare».
LA DOMANDA CHE INQUIETA: QUALE INTERESSE NEL VIOLARE LA CORRISPONDENZA DEL SINDACO?
È tuttavia la natura dei documenti ai quali si sarebbe potuto avere accesso a suscitare le maggiori preoccupazioni della prima cittadina.
«Non avrei mai immaginato che una persona che conosceva i sistemi informatici dell’ente, legata fiduciariamente alla precedente amministrazione, potesse essere coinvolta in una vicenda di questo genere, con ripetute intrusioni nel sistema informatico del sindaco».
Scarcella evidenzia che nella propria corrispondenza istituzionale transitano atti di natura particolarmente delicata.
«Si tratta di documenti riservatissimi, compresi atti giudiziari e documentazione relativa ai servizi sociali, contenenti informazioni che riguardano anche i cittadini. Non siamo, dunque, di fronte a una questione che investe esclusivamente la mia persona o il mio ruolo istituzionale. È in gioco la tutela di informazioni che l’amministrazione ha il dovere di custodire e che non possono essere accessibili a chiunque».
La domanda che la prima cittadina pone è diretta: quale interesse poteva esserci nell’accedere ripetutamente alla sua corrispondenza?
«È inevitabile chiedersi perché qualcuno avrebbe dovuto violare la corrispondenza istituzionale del sindaco. Quale interesse poteva esserci nell’entrare in un sistema protetto, nel quale transitano atti amministrativi, documenti giudiziari e informazioni riservate? È un interrogativo che considero di estrema importanza e al quale occorre dare una risposta attraverso un accertamento rigoroso dei fatti».
Il sindaco ritiene che la reiterazione degli accessi contestati imponga di approfondire ogni circostanza utile a comprenderne le ragioni e l’eventuale finalità.
«Quando si parla di accessi ripetuti alla corrispondenza del primo cittadino, non si può ignorare la necessità di comprendere quale fosse l’interesse concreto a entrare in possesso di quelle informazioni. Non intendo formulare accuse che spettano agli organi competenti verificare, ma ritengo doveroso che venga chiarito ogni aspetto della vicenda, comprese le eventuali modalità di acquisizione e circolazione dei documenti».
Un interrogativo che resta affidato agli accertamenti investigativi e che, allo stato, non consente di affermare che vi siano stati ulteriori destinatari delle informazioni o che gli accessi contestati siano collegati ad altre condotte.
LE INTIMIDAZIONI E QUELLA MINACCIA: «SE SCRIVI ANCORA TI SCANNIAMO I FIGLI E IL CANE»
La preoccupazione di Scarcella si intreccia con le intimidazioni che la stessa afferma di avere ricevuto nel corso del proprio mandato.
«Questa violazione del mio sistema di corrispondenza mi fa riflettere profondamente sulle intimidazioni che ho ricevuto e che facevano riferimento ad atti da me scritti, evidentemente portati a conoscenza di altre persone».
Parole che richiamano un clima di forte tensione, soprattutto alla luce dell’ultimo messaggio intimidatorio citato dalla prima cittadina, nel quale compariva la frase: «Se scrivi ancora ti scanniamo i figli e il cane».
Una minaccia di estrema gravità, che il sindaco richiama per spiegare perché ritenga necessario approfondire non soltanto le modalità degli accessi informatici contestati, ma anche l’eventuale circolazione di documenti e informazioni al di fuori dei canali istituzionali.
«Il fatto che una persona con conoscenza dei sistemi informatici dell’ente possa essere stata coinvolta nella violazione di un sistema protetto da misure di sicurezza, per acquisire documenti riservati del sindaco, e che soggetti esterni possano essere venuti a conoscenza di atti particolarmente importanti da me adottati, impone una riflessione seria. Ritengo che si debba prestare ancora molta attenzione al quadro complessivo e agli eventuali scenari che potranno emergere».
È doveroso precisare che l’eventuale collegamento tra gli accessi contestati e le intimidazioni costituisce, allo stato, un interrogativo sollevato dalla prima cittadina e non un fatto giudiziariamente accertato. Proprio per questo, ogni eventuale connessione dovrà essere verificata dagli organi competenti sulla base di elementi concreti.
«QUESTO È IL PREZZO CHE SI PAGA PER AVER VOLUTO LA LEGALITÀ SOSTANZIALE»
Nelle parole della prima cittadina emerge con forza anche la dimensione politica e amministrativa della vicenda. Scarcella riconduce le proprie preoccupazioni al percorso di discontinuità intrapreso rispetto alla precedente gestione dell’ente e alla volontà di sottoporre a verifica situazioni che riteneva non più sostenibili sul piano normativo.
«Questo è il prezzo che si paga per aver voluto garantire che l’attività amministrativa dell’ente avvenisse secondo criteri di legalità sostanziale e non soltanto di facciata. Non avrei potuto mantenere in servizio un dipendente che, secondo le verifiche effettuate, non aveva i requisiti di legge per poter permanere nell’ente oltre i limiti consentiti dopo il pensionamento».
Il sindaco esprime inoltre amarezza per la vicenda della commissione di accesso che ha interessato il Comune di Gioia Tauro.
«Purtroppo devo constatare che nessuno, fino a quel momento, aveva effettuato le verifiche del caso e che è toccato a me e alla mia amministrazione subire la mortificazione di una commissione di accesso. Il risultato della mia linearità amministrativa è sotto gli occhi di tutti e oggi, a mio avviso, trova un ulteriore elemento di riscontro nell’attività investigativa avviata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria».
Una valutazione che la prima cittadina affida alle proprie dichiarazioni, rivendicando la coerenza delle scelte amministrative compiute. Resta naturalmente distinta da tali considerazioni la valutazione giudiziaria delle contestazioni rivolte all’ex funzionario.
Quest’ultimo è difeso dall’avvocato Giuseppe Macino. Gli eventuali rapporti politici delle persone coinvolte con la precedente amministrazione, richiamati nella ricostruzione della vicenda, non costituiscono di per sé prova di responsabilità penali.
IL CASO DELLE NOTIZIE SULLA RIUNIONE IN PREFETTURA: «BISOGNA CAPIRE COME CIRCOLANO LE INFORMAZIONI»
Il turbamento del sindaco si estende anche alla diffusione, da parte di una testata giornalistica online, di notizie relative a una convocazione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con indicazioni specifiche sull’ordine del giorno, nella giornata precedente a quella delle dichiarazioni.
Secondo quanto riferito da Scarcella, tali informazioni sarebbero state pubblicate in assenza di un comunicato ufficiale della Prefettura di Reggio Calabria.
Anche su questo episodio il sindaco chiede chiarezza, richiamando l’attenzione sulle modalità attraverso le quali informazioni di carattere istituzionale vengono acquisite e diffuse.
«Ritengo che, in generale, la diffusione di notizie non autorizzate, quando riguarda informazioni che dovrebbero avere un contenuto riservato, rappresenti un elemento di grave inquietudine per tutti noi e soprattutto per me e per la mia famiglia».
La prima cittadina aggiunge: «È importante comprendere come mai determinate notizie possano trapelare dagli uffici e attraverso quali canali vengano veicolate. Ritengo che le forze dell’ordine debbano fare piena luce anche sulle modalità con cui le informazioni amministrative vengono trasmesse e diffuse».
La pubblicazione di notizie relative a una riunione istituzionale, tuttavia, non dimostra di per sé l’esistenza di una fuga illecita di informazioni. Per stabilire se vi siano state violazioni occorre verificare la natura dei dati diffusi, l’eventuale carattere riservato delle informazioni e le modalità attraverso le quali sono state acquisite.
Resta, secondo il sindaco, l’esigenza di garantire che la circolazione delle informazioni amministrative avvenga nel rispetto delle regole e delle prerogative delle istituzioni.
LA RICHIESTA DI CHIAREZZA E LA TUTELA DELLE ISTITUZIONI
La vicenda pone interrogativi che non possono essere liquidati con superficialità, ma che devono essere affrontati con rigore investigativo e nel rispetto delle garanzie di tutte le persone coinvolte.
La sicurezza dei sistemi informatici pubblici, la protezione dei dati personali, la riservatezza degli atti e la tutela degli amministratori che denunciano intimidazioni sono questioni distinte, ma possono richiedere approfondimenti convergenti quando emergono elementi meritevoli di verifica.
Per Gioia Tauro, la richiesta di rinvio a giudizio costituisce un passaggio giudiziario di rilievo. Per il sindaco Scarcella rappresenta anche l’occasione per ribadire la necessità di fare piena luce sulle modalità degli accessi contestati, sull’eventuale circolazione delle informazioni e sulle ragioni che potrebbero averli motivati.
«Io continuerò ad amministrare nel segno della legalità e della trasparenza. Non mi sottrarrò agli impegni assunti e non rinuncerò a portare avanti le iniziative che ho annunciato, sempre nel rispetto della legge. Ma proprio perché credo nella legalità, ritengo indispensabile che sia fatta piena luce su ogni aspetto di questa vicenda».
E conclude: «Non si tratta soltanto di tutelare la mia persona. Si tratta di garantire la sicurezza di un’istituzione, la riservatezza degli atti e la protezione delle informazioni che riguardano i cittadini. Su questi principi non sono disposta a indietreggiare».
Ora spetta agli organi competenti accertare i fatti, verificare la portata delle condotte contestate e stabilire se emergano ulteriori elementi rilevanti. Nel frattempo, la vicenda richiama l’attenzione su un principio fondamentale: la trasparenza amministrativa deve procedere di pari passo con la tutela della riservatezza, mentre ogni eventuale violazione deve essere accertata nelle sedi competenti, senza anticipare conclusioni che spettano esclusivamente alla magi

