Tra primarie e candidato unico il tavolo del Campo largo ha scelto la via del compromesso. Non può leggersi altrimenti la risultante della riunione, quasi a sorpresa, di ieri, che pure ha partorito un documento sottoscritto dai rappresentanti dei partiti presenti. Alcuni di questi però si sono affrettati a dire che «le primarie non sono indette», segno che ci sono ancora alcune resistenze che però a nulla valgono difronte all’assenza di un nome unitario in grado di mettere a tacere i mugugni.

Partito democratico, Sinistra Italiana, Europa Verde, Casa riformista-Italia Viva, Movimento 5 stelle, Partito repubblicano, Partito socialista e Rifondazione comunista – i partiti convocati nella riunione di ieri che quindi è tornato alle origini, senza civiche e movimenti – hanno insomma espresso «posizioni concordanti rispetto all’individuazione della modalità di scelta del candidato a sindaco», mettendo il visto al percorso delle primarie, pur «non escludendo la possibilità di individuare un candidato autorevole e condiviso, quale sintesi, prima della presentazione delle candidature per le elezioni primarie».

Nome che, lo ripetono tutti, al momento non c’è. Ergo, il documento che dà un indirizzo alla coalizione, sembra sia più un modo per comunicare all’esterno che la coalizione non è immobile, visto che il tempo passa ed è anche l’unico che può mettere a rischio proprio lo svolgimento delle primarie. Sulle quali, sembra essere chiaro solo un dato: vanno chiuse entro i primi giorni di marzo. In tal senso si ricorderà che già nelle scorse settimane era circolata la data del 22 febbraio, diventata ora però quasi impossibile da onorare.

Forse già lunedì i partiti torneranno a incontrarsi per provare a mettere qualche altro punto fermo, perché ancora, come accennato, non tutto sembra definito. A partire dalla coalizione stessa. Intanto per due ordini di motivi. Da una parte l’autocandidatura di Milana (Psi) registrata al tavolo di ieri e dall’altra il passaggio del gruppo Rinascita comune a Casa riformista, dimostratasi fino ad ora più vicina alle posizioni dell’ala “falcomatiana” del Pd che a quella del partito “ufficiale”. Tanto che nelle settimane scorse era stata proprio Filomena Greco, consigliere regionale, a dirsi contro le primarie. Un po' in contemporanea al sondaggio, definito dai più “provocatorio”, fatto dalle liste civiche legate all’ex sindaco di Reggio sul nome del segretario regionale Nicola Irto. Certo, col passaggio del gruppo “consiliare” a Casa riformista, la partita sembra riaprirsi. Peppe Sera, da neo Commissario, avrà il suo bel da fare nel ricomporre la questione, ma i soliti ben informati danno buone chances di riuscita all’operazione che potrebbe anche portare alla candidatura alle primarie di Giovanni Muraca. Una opportunità per tutto il cartello di “Casa riformista”, che nella sua originaria formazione, quella delle scorse regionali, metteva insieme anche repubblicani e socialisti. E proprio qui si inserisce la disponibilità di Milana (Psi) che insieme a quella di Filippo Bova messa sul tavolo dai repubblicani, apre a nuovi scenari, rischiando di mettere i riformisti in antitesi al Campo largo tradizionale.

C’è poi un altro fatto da considerare se si vuole scongiurare la frammentazione. Dal tavolo di ieri, che ha firmato il documento che inaugura il percorso verso le primarie, sono stati esclusi liste civiche e movimenti. Alcuni, tra di loro, erano d’accordo, altri meno. Bisognerà capire se li si vuole invitare alla “festa” o meno, e se accetteranno l’invito.

Ma d’altra parte se le cose dovessero rimanere così, le primarie sarebbero comunque affollate, tenuto conto delle volontà espresse dai vari Massimo Canale, Carmelo Versace, e del sindaco facente funzioni Mimmetto Battaglia che, fanno sapere fonti accreditate, non ha alcuna intenzione di fare la parte della vittima sacrificale, ricordando a ogni più sospinto che piaccia o non piaccia è lui il sindaco in carica, provando a mettere i dem con le spalle al muro.

L’unica cosa certa è che il centrosinistra mostra di voler abbandonare la palude in cui rischiava di rimanere impantanato, indicando una direzione, le primarie, e una deadline fissata per la fine di febbraio. In mezzo ci sarà l’avvio delle grandi manovre con le prevedibili trattative, la definizione del regolamento delle primarie, e… gli immancabili tentativi di far naufragare tutto.